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Ti trovi qui: Home / Articoli / In viaggio con Dario Argento aspettando Occhiali neri: Il cartaio

In viaggio con Dario Argento aspettando Occhiali neri: Il cartaio

Roberto Lasagna Articoli Feb 11th, 2022 0 Comment

Con Il cartaio (2004), Dario Argento si imbatte nell’estrema artificialità dei rapporti tra gli individui, confermando la sua predilezione per scenari di disagio, tenebre in cui l’ordinarietà è malata nel profondo.

Internet e il mondo del videopoker sono lo scenario della nuova virtualità dei rapporti: un “mondo a parte” espressione inquietante di quell’inconscio globalizzato che si nasconde dietro le abitudini ordinarie. Il nuovo assassino, il serial-killer che gioca a carte con la polizia affidando a quest’ultima la sorte della vittima, è un individuo abilmente camuffato negli ambienti ordinari. Un sadico che non ha avuto amore e che lo cerca nel modo meno probabile: con l’arroganza di un’intrusione sconsiderata e malata nel privato delle potenziali prede-vittime. Anna Mari (Stefania Rocca), la giovane ispettrice di polizia con cui entra in contatto il serial-killer chiamato “il cartaio”, è una ragazza con rapporti non sereni verso l’altro sesso, e le prime inquadrature del suo volto, che lo mostrano rivolto allo schermo e alla tastiera del computer, lasciano affiorare visibilmente l’imbarazzo nei riguardi del collega che le porta un fiore augurandole buon compleanno. Il collega, che nel finale si scoprirà essere “il cartaio”, è colpevole solamente di perseverare nel suo tentativo di avvicinare l’attenzione di Anna, la quale non intende assecondare i desideri di un giovane uomo che non le piace. Il volto pallido ma espressivo di Anna nasconde il segreto di un padre, giocatore compulsivo di poker, il quale si suicidò gettandosi da un treno a causa dei suoi debiti di gioco. E come sovente capita in un film di Dario Argento, l’assassino che entra in scena viene a chiamare in causa i traumi del passato e i fantasmi mai sopiti, in questo caso di una giovane protagonista costretta a ergere intorno a sé un velo di robusta diffidenza.

Il cartaio si presenta come un film dalle situazioni un po’ impostate, mantiene ugualmente un ritmo teso e incalza come un racconto poliziesco. Mancano, è vero, gli squarci di visionarietà. Non vi si ritrovano le suggestioni oniriche spesso presenti nel cinema di Argento. Eppure il film porta in chiave contemporanea il tema argentiano del rimosso, facendo i conti con le paure della protagonista.

La sceneggiatura di Argento e Ferrini obbedisce ad un disegno teso attorno ad una dimensione di malessere sociale qui in primo piano rispetto ad altre prove del regista. E nella ricerca dell’artefice di tanti efferati delitti legati al filo sinistro del caso, possiamo cogliere un’affinità con i primi gialli dell’autore, così che il seme rintracciato nel corpo della prima vittima da John Brennan, l’ispettore irlandese che lavora per la polizia britannica, evoca suggestioni che ricordano chiaramente L’uccello dalle piume di cristallo, per voler restare soltanto in territorio argentiano. L’horror sociale con cui Argento si confronta, trova espressione nel terrore che la protagonista prova dinanzi a quello che nel film è un démone fustigatore. Le motivazioni dell’assassino sono deboli, e anche il personaggio di Anna è poco approfondito. Ma ad Argento, si sa, interessa altro, come l’individuare nella tensione agitata, ad esempio, tratti di fragilità della protagonista, tanto che nei suoi silenzi, si insinua la minaccia del misterioso giocatore di poker, il quale, proprio il giorno del compleanno di Anna, invia alla poliziotta tramite e-mail la foto di una turista inglese scomparsa da poco e annuncia di voler giocare con la polizia una partita di video-poker (se vince la polizia, la donna sarà liberata, altrimenti finirà sgozzata). L’assassino è qualcuno che conosce Anna e che sa di far leva sul suo traumatico passato. Per lo spettatore la scoperta dell’assassino è qualcosa che non tarda ad arrivare. Ma pur nella meccanicità delle reiterazioni, con la polizia ripetutamente tenuta sotto scacco e i colpi di scena che paiono un po’ risaputi, a proposito de Il cartaio sono in pochi ad accorgersi che il racconto, dal piglio quasi didattico, prosegue il discorso argentiano agitato da Opera: le ragazze tenute prigioniere e filmate con la web-cam che appaiono sul monitor del computer, sono lo specchio alterato della paura dell’individuo che guarda. Come Betty in Opera appunto, Anna è costretta ad osservare il volto di donne immobilizzate che attendono una tragica fine. L’immedesimazione di Anna è raffigurazione del poliziotto in apprensione per le vittime del serial-killer, ma nel suo caso si accentua il tema dell’identità franta nel riflesso delle potenziali vittime, prede di un cartaio che simboleggia il frainteso senso di libertà che Internet e il video-poker paiono garantire ad una socialità malata di infinite illusioni.

Se per la critica, l’incursione di Argento in un contesto sociale fatto di web-cam, chat, videopoker, tradisce la mancanza di conoscenza dell’autore per quel mondo e rappresenta soprattutto una caduta di stile, il sospetto è che da Argento ci si aspetti sempre una rivisitazione di Profondo rosso, oltre tutto fuori tempo massimo, e la visione del regista, magari un po’ impacciata dinanzi al tentativo di trasportarsi in territori in cui altri si è cimentato con abile mestiere, non deve far dimenticare che ad Argento è chiaro il senso di vuoto che segna la condotta dell’assassino. Il persecutore fantomatico che ridesta le paure di Anna è una sorta di fantasma della libertà: libertà lasciata agli altri di decidere della vita altrui, ma realtà soltanto apparente, perché legata alla contingenza attraversata dal caso di una partita di gioco, dove contano la bravura del giocatore, assieme al sangue freddo e alla fortuna. Questa miscela di libertà e caso non è altro che una deriva impazzita del mondo di Internet, una nuova frontiera delle tenebre in cui Argento vede calato il mondo, una particolare forma di alienazione che si camuffa nella grande norma virtuale da cui dipendono i destini di molti. Nel film la svolta avviene quando per competere con la bravura in fatto di video-poker del cartaio viene individuato qualcuno capace di stare al suo passo. Anna e Joan si mettono allora alla ricerca di un campione delle slot-machines, e setacciano i locali notturni di Roma fino a quando non si imbattono in Remo (Silvio Muccino), un adolescente mago delle macchinette che dimostra fragilità umana ma anche innato intuito per il gioco. Il suo talento sarà la nuova arma della polizia. Nel frattempo, il cartaio ha rapito la figlia del questore (Adalberto Maria Merli) e attende di giocare con la polizia. Remo, il giovane divorato da un gioco alienante, sarà allora la figura salvifica di questa ansiogena e temporanea manche. La polizia ha qualche chance quando utilizza strumenti e abilità proprie dei delinquenti e questo lo sa bene il cartaio che organizza una trappola ai danni di Remo e lo uccide sgozzandolo nelle acque del Tevere.

Il momento più riuscito del film ridesta un sentimento di terrore e lo rende tangibile: quando Anna, da sola in casa, vede nel riflesso di un soprammobile un’immagine dell’assassino nascosto in giardino. Qualcosa di estremamente piccolo e quasi indecifrabile nasconde allora una grande paura. È il richiamo evidente a quella “teoria del dettaglio”, a quel mondo di riferimenti inquietanti celati negli oggetti che ci circondano, che Argento asseconda e valorizza nel suo cinema sin dagli esordi. Gli oggetti che rimandano all’infanzia dell’assassino in Profondo rosso, sono l’eco evidente di un’attenzione per il dettaglio in funzione espressionista, e ne Il cartaio il riflesso dell’assassino in un oggetto inerte sgomenta per l’evidente portata perturbante di un elemento eccezionale calato nell’ordinarietà del contesto.

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Roberto Lasagna

Saggista e critico cinematografico, ha scritto numerosi libri, tra cui "Martin Scorsese" (Gremese, 1998), "America perduta. I film di Michael Cimino" (Falsopiano, 1998), "Lars Von Trier" (Gremese, 2003), "Walt Disney. Una storia del cinema" (Falsopiano, 2011), "Il mondo di Kubrick. Cinema, estetica, filosofia" (Mimesis, 2015), "2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick" (Gremese, 2018), "Anestesia di solitudini. Il Cinema di Yorgos Lanthimos" (Mimesis, 2019), "Nanni Moretti. Il cinema come cura" (Mimesis, 2021), "David Cronenberg. Estetica delle mutazioni" (con R. Salvagnini, M. Benvegnù, B. Pallavidino, Weirdbook, 2022), "Steven Spielberg. Tutto il grande cinema" (Weirdbook, 2022), "Ken Loach. Il cinema come lotta e testimonianza" (Falsopiano, 2024).

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