La spigliata cantante e conduttrice Diana del Bufalo si cimenta nella sua prima prova attoriale, e lo stesso si può dire per Valentina Nappi, già famosa nel mondo delle pellicole hardcore, qui alla sua commedia d’esordio.

Coadiuvate da un cast efficace, formato da Angela Finocchiaro, una mamma dalla religiosità irreprensibile, Alessandro Tiberi, il fidanzato della porta accanto, e Ludovica Di Donato, nel ruolo della sorella della protagonista, le due donne, una reale, l’impacciata Maddalena (Del Bufalo) e l’altra immaginaria, la fatina porno Valentina (Nappi), pronta a realizzare i suoi desideri – in qualche modo catturano la scena.
Maddalena è una trentenne con una famiglia molto religiosa, che si sente inadeguata per aspetto e performance al mondo che la circonda, ed è una frana con gli uomini. Valente ghost writer, innamorata del fascinoso ma sposato direttore, Donato (Raoul Bova), è una novella Bridget Jones alle prese con guaine contenitive e mutandoni sciogligrasso, inconsapevole del suo sex appeal. Ma poi appare lei, materializzandosi da uno schermo del pc, Valentina, abbigliata come una pornostar Disney, tutta lustrini, scollature e stelline azzurre, evocata dal suo inconscio per insegnarle la capacità di sedurre che passa anche attraverso l’autostima e l’amore per se stessi.
Improbabile nell’abbigliamento, cinica e al contempo inaspettatamente vulnerabile, la Nappi si ritrova un bel personaggio.

Al cospetto di questa regina dell’hard, ancora un po’ stonata in certe battute, un’immagine veramente ardita ci attraversa la mente, cosa farebbe un bravo regista drammatico di questo bel viso dai lineamenti classici, caravaggeschi, dallo sguardo sfacciato ma spesso involontariamente malinconico?
Pensati sexy di Michela Andreozzi è una commedia rosa, con qualche tratto porpora, nel complesso piacevole e ogni tanto anche divertente. La regista, collaudata nella commedia, è molto brava a delineare con ironia certe situazioni sociali e culturali che fanno parte del costume contemporaneo italiano, inserendo nella realtà la nostra, oramai innegabile, dimensione social, dai whatsapp agli influencer.
Diana del Bufalo si trova a suo agio in questa dimensione leggermente caricaturale ed il risultato sono 92 minuti in cui si stacca la spina del cervello, senza stupidità o volgarità eccessive, in una territorio liminale che dalla classica commedia italiana cerca, con risultati altalenanti, ma non spregevoli, di ricalcare quella europea, di più ampio respiro.
Una domanda aperta: ma perchè tutte le commedie italiane senza pretese devono essere funestate da stranianti stacchetti musicali da film televisivo? Perchè??






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