La Dott.ssa Alice Mignani Vinci è assistente sociale, pedagogista e criminologa forense, con molteplici competenze ed esperienze, non ultima quella nel campo della scrittura narrativa. Forse è proprio questo a rendere il saggio “Le coordinate del male – Il deficit di empatia e l’assenza di rimorso”, Armando Editore (2022), un lavoro particolarmente interessante ed affascinante, accessibile non solo agli studiosi del settore ma anche al lettore desideroso di approcciare una materia tanto incandescente quanto oscura.
La sfida è ambiziosa: ricercare le origini del male – siamo nel campo dell’eziologia criminale – valutando con accuratezza i fattori socio-ambientali, la storia personale e familiare nel delinearsi di una personalità a condotta criminale, distinguendo bene tra l’origine biologica della devianza e quella a genesi meramente sociale. La domanda che arriva prima di tutte, leggendo il saggio è: noi lettori, persone semplicemente curiose, desiderose di capire ed incolpevoli (almeno fino a prova contraria), in determinate circostanze, saremmo in grado di compiere il crimine? Questa linea di demarcazione tra “noi” e “i mostri” là fuori, è davvero così netta da poterci rassicurare? Moltissimi omicidi hanno origine da sentimenti molto comuni, come la rabbia e l’invidia per l’altro, che però, in determinati casi, come illustra la studiosa, possono sfociare in una violenza estrema.

La Dott.ssa Alice Mignani Vinci
L’autrice affronta l’importante tema dell’analisi del fondamento rieducativo nel nostro ordinamento penitenziario, e poichè il “dogma dell’Inferno” è certamente anticostituzionale, è necessario andare oltre, attuando un sistema che sia anche riparativo, senza dimenticare il nuovo principio di “imputabilità”, ovvero considerare la possibilità di condizionamenti di qualsiasi natura.
Citando le parole della Dott.ssa Mignani Vinci: “Rieducazione, riparazione, presa di coscienza e responsabilizzazione devono accompagnare il processo del reo nel circuito penale…”.
Il saggio poi affronta l’insidiosa categoria dei sex offender, gli autori di reati a sfondo sessuale, ponendo particolare attenzione sulla possibilità che il soggetto possa tornare a reiterare il suo crimine, specialmente quando nega il comportamento avuto, la propria responsabilità e la gravità dell’atto. Ma un punto importante da considerare è anche chiedersi da dove abbiano origine i bersagli della malvagità, ovvero la vittimologia. Esistono categorie deumanizzate ed oppresse storicamente e socialmente (omosessuali, donne, persone con condizioni di vita marginali…) quindi maggiormente esposte all’azione criminale, oppure predisposte psicologicamente, che rappresentano le vittime ideali.
Un capitolo particolarmente suggestivo e sconvolgente è quello dedicato al noto “esperimento di Stanford” condotto da Philip Zimbardo durante il quale ad alcuni studenti universitari, su base volontaria, furono affidati reciprocamente i ruoli di carcerieri (carnefici) e prigionieri (vittime), e dai cui risultati si dedusse che “le persone si uniformano ai ruoli sociali specialmente quando essi sono fortemente stereotipati come quelli delle guardie carcerarie”. Si tratta dell’effetto Lucifero, che poggia le sue basi nell’appartenenza a un gruppo e nella deumanizzazione dei prigionieri. Un processo che si verifica molto più di frequentemente attorno a noi di quando possiamo pensare, basti osservare alcuni social o notare alcune dinamiche politiche e sociali della nostra storia più recente.
Ruolo, norme, fattori esterni, possono dunque influenzare il comportamento di molti, ma non di tutti, è questo è forse l’elemento più importante, quello che ci fa sperare ancora in un genere umano che possa essere dominato dal bene.
Con quali individui il male attecchisce e con quali no? Nel saggio la criminologa prova a dare una risposta. L’indagine passa anche attraverso esempi concreti derivanti da fatti di cronaca italiana, come il famigerato omicidio di Lecce e il caso di Luca Varani. L’opera si chiede anche se rieducare un sex offender sia realtà oppure utopia.
Nella consapevolezza dolorosa che “i mali della prima infanzia li portiamo con noi per tutto il resto della vita” (Maria Montessori), l’autrice, con uno stile quasi letterario e molto coinvolgente, giunge a conclusioni che vale assolutamente la pena leggere guidati, nel viaggio attraverso le zone più oscure dell’animo umano, dalla bussola della competenza e della sensibilità di Alice Mignani Vinci.







[…] il 21 Settembre 202621 Settembre 2026 da press 21 Set Le coordinate del male – Il deficit di empatia e l’assenza di rimorso Questo elemento è stato inserito in Recensioni. Aggiungilo ai […]