Laura Spagnolo ha incontrato Barbara Sirotti che ha calcato il red carpet della 82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con un abito bianco, firmato dalla stilista Eleonora Lastrucci, mostrando il palmo della mano sinistra con la scritta in rosso Stop Violence, dopo aver presentato i cortometraggi Aria e Libera, dei quali è autrice e interprete, all’Italian Pavillon nell’evento Aria e Libera – La violenza di genere tra realismo e distopia.
Barbara Sirotti, attrice, ha vissuto in prima persona una relazione violenta nella quale ha rischiato di perdere la vita. Sopravvissuta ai traumi conseguenti, ha realizzato due cortometraggi indipendenti che hanno ricevuto numerosi premi internazionali, tra i quali il Best Experimental al Panorama Praga Film Festival e al Marché du Film del Festival di Cannes.
Aria e Libera, scritti ed interpretati dalla stessa Barbara Sirotti con la regia di Brace Beltempo e la partecipazione dei doppiatori Luca Ward, Francesco Pannofino, Benedetta Degli Innocenti e Alex Poli, rappresentano due momenti della vita in chi subisce violenza: nel primo il dramma, la paura, la prigionia della propria personalità nel dedalo manipolatorio di chi opera violenza, restituendoci nel secondo la consapevolezza della via d’uscita, della libertà, della vita.

Barbara, la violenza più evidente è quella fisica, volta a colpire e a cancellare materialmente la donna e, purtroppo, la casistica ci rende noto il numero dei femminicidi che avvengono all’interno di un nucleo familiare o all’esterno di esso, ma con correlazione di rapporti preesistenti. Quante forme di violenza non fisica esistono all’interno di una relazione?
Purtroppo, esistono forme di violenza che si insinuano in un rapporto attraverso ciò che, apparentemente, sembra innocente: rinunciare alle proprie inclinazioni, al proprio lavoro. Esiste una forma di possesso che viola il fluire della personalità della donna in una relazione e che sfocia in un dominio economico. Molte donne subiscono violenza psicologica all’interno di una relazione, poiché non hanno un’indipendenza economica per proiettarsi all’esterno, senza poter contare sul proprio lavoro, ostacolando cosi la libertà di sottrarsi alle violenze domestiche.
Dal microcosmo della famiglia al macrocosmo del mondo del lavoro: ancora oggi in fase di colloquio di lavoro, a una donna viene chiesto se ha intenzione di avere dei figli e, a parità di competenze tra donna e uomo, viene sempre scelto un uomo. Dovrebbero esserci, dunque, delle politiche attive da parte dei governi su una adeguata attenzione al lavoro delle donne, considerando l’indipendenza economica come necessità anche di autodeterminazione e tutela?
Assolutamente si! Nessuna donna dovrebbe essere messa in condizione di non poter scegliere la propria incolumità psico-fisica. Inoltre, non si può definire civile una società che non è in grado di provvedere al proprio futuro attraverso un’attenta considerazione di problemi oggettivi.
Dunque, attraverso le leggi, come ci si può riappropriare dell’identità violata?
Recentemente, per la legge che prevede la possibilità di denunciare atti di violenza è stato allungato a un anno dai fatti il tempo per poter sporgere denuncia; è un passo avanti importante, ma secondo me, non esiste un tempo prestabilito che porta una donna all’autoconsapevolezza di ciò che ha vissuto o sta vivendo. Nei miei due cortometraggi ho voluto rappresentare attraverso flashback come quel labirinto di fatti accaduti, incubi e ricordi creino uno spazio temporale annebbiato dal dolore che non può indicare che ci sia un tempo oggettivo di presa di coscienza.
C’è necessità di un’educazione sentimentale?
C’è necessità e, soprattutto, urgenza di un’educazione sentimentale. Iniziando nel mettersi in ascolto, “nei panni dell’altro”, lavorare sull’empatia che è la base di ogni rapporto sano. Iniziando dalla scuola, dove un tempo, apparentemente e banalmente, si entrava nei panni di un personaggio attraverso “la recita”. Era un’occasione importante per capire chi è diverso da noi e mettersi a disposizione per accoglierlo. Provare a sentire ciò che sentiva. Credo che un’autentica relazione d’amore si basi proprio su questo concetto di empatia e reciprocità.
Dopo “Aria” e “Libera” ci sarà un terzo step? E se si, quale sarà?
Ebbene sì, ci stiamo lavorando. Con una produzione maltese stiamo pensando a una serie televisiva.
Grazie a Barbara Sirotti e alla voce necessaria del suo fare cinema, così fondamentale e improrogabile.






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