Cinque brani per pianoforte e cinque parole chiave per il 2026 (senza la pretesa di salvarvi l’anno)
È la solita playlist di pianoforte classico di Natale? No. Allora è la crème de la crème dei brani che dovete assolutamente conoscere o, forse, una lista di migliori ascolti in assoluto? No. Semplicemente, ho scelto a caso cinque composizioni pianistiche che mi piace condividere da divulgatrice, in modo che abbiate qualche elemento per orientarvi nell’ascolto e per iniziare l’anno. Ecco la playlist papale per Insidetheshow in questa sequenza: parola chiave, pianista, autore, brano.
PAZIENZA
Daniil Trifonov: John Adams China gates. Un flusso sonoro che si ispira alla pioggia. Il brano è ipnotico, coinvolgente e apparentemente semplice. È un’immersione nell’armonia modale, quella sensazione di tempo sospeso in cui non si va da qualche parte, ma si sta dentro a qualcosa. I chiaroscuri nascono dal dialogo costante tra basso e melodia. È minimalismo allo stato puro, dove le microvariazioni sono ovunque e spesso si rivelano solo al secondo, terzo, quarto ascolto. Qui l’orecchio impara la pazienza.
CURA
Glenn Gould: Johannes Brahms Klavierstücke op 118 n 2.
Entriamo in punta di piedi. Delicatezza e intimità guidano l’ascolto di una forma ABA’, semplice sulla carta e raffinatissima nei dettagli. Ogni lettera è una sezione, ogni sezione è un mondo emotivo leggermente diverso. Provate a seguire tutte le sfumature del piano o pianissimo o mezzopiano. Trattenete il respiro. Ammirate il controllo del pianista, qualità indispensabile per trasformare la propria poetica in suono. In Brahms, il virtuosismo non alza la voce, ci cura.

TRASFORMAZIONE
Vikingur Ólafsson: Beethoven Sonata op 109, III movimento. Ascoltate il tema principale e poi andate a cercarlo nelle variazioni, come in un gioco di riconoscimento: dov’è finito? Come si è trasformato? Il tempo accelera e rallenta, le armonie si aprono, si scuriscono, cambiano colore grazie all’uso del registro, della densità, della scrittura. Ogni variazione non è un esercizio, ma una possibilità che ci aiuta a capire la bellezza della trasformazione.
IMMAGINAZIONE
Seong-Jin Cho: Debussy Suite bergamasque, prelude. Qui il pianoforte diventa la dispensa di master chef. Colori, atmosfere, consistenze, idee musicali che appaiono e scompaiono a caso (apparentemente). Nulla è mai dichiarato una volta per tutte. C’è la grande tradizione classica filtrata con una sensibilità nuova: timbro, luce, allusione. Non racconta una storia lineare, ma suggerisce immagini.
ESSENZIALE
Chick Corea: Chick Corea Children’s song, 1. Dopo la complessità dei brani precedenti, arriva una semplicità tutt’altro che ingenua. Un brano breve, quasi spoglio, che racchiude una sintesi perfetta di stili attraverso melodia, armonia e ritmo. Sì, può essere suonato da un principiante, ma ogni pianista maturo tirerà fuori un mondo diverso: timbri, articolazioni, libertà ritmica. È un laboratorio musicale fatto di giochi essenziali.
Magari a Capodanno vi fate una passeggiata, indossate gli auricolari ed entrate in sintonia con l’universo. Valutate se le parole chiave di questi ascolti possano accompagnarvi per il 2026. Auguri.
Ippolita Papale









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