E’ una novità per il cinema di Gabriele Muccino, che ci aveva abituato al ritmo trascinante e à bout de souffle delle sue disperate storie d’amore, dei conflitti familiari, dei tradimenti, rendere il tempo protagonista di una sua pellicola.

Gli Anni Più Belli, nei cinema dal prossimo 13 febbraio 2020, è infatti una riflessione su come il passare degli anni e il migrare attraverso le generazioni influenzi, trasformi e muti la dimensione del vivere dei personaggi. E di tutti noi.
Il tempo tiene i fili della nostra anima e li tende a volte a nostro dispetto, imponendoci mutamenti, disincanti, amarezze, ma a volte, se l’amalgama è quello giusto e l’interazione è agita con un cuore impavido, può anche regalare saggezza e un senso di bontà profondo, da professionista della vita.
E’ quanto accade ai quattro protagonisti di Gli Anni Più Belli, un’amicizia che li lega dall’adolescenza, negli Anni Ottanta, fino ai giorni nostri. Muccino vuole raccontare i ragazzi di sedici anni, che si avventurano scaraventati nella vita dall’implacabile velocità del tempo fino ai venti, trenta, quaranta, cinquant’anni “per poi avere figli che ripartiranno da dove eravamo partiti noi“, dice il regista romano.
Dopo il successo di Stanno Tutti Bene (un Nastro d’argento, un Ciak d’Oro e un David di Donatello) e una lunga parentesi newyorkese che lo ha costretto a confortarsi con una cultura e una filosofia di vita lontanissime da quelle italiane, torna a raccontare una storia di casa nostra.
L’idea iniziale, dice, gli è venuta da un capolovoro di Ettore Scola come C’Eravamo Tanto Amati, ma è solo una tensione ideale realizzata con la sintassi di Muccino. E in un’Italia completamente diversa da quella del dopoguerra e del boom economico raccontata da Scola, più intima e con un respiro individuale.
La storia di una donna (Micaela Ramazzotti) e di tre uomini (Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart) legati da un’amicizia indissolubile che si evolve nelle diverse età della vita. Perché, dice il regista, “dopo tutte le nostre fatiche, le sconfitte e le vittorie, le cose che ci fanno stare bene sono quelle più semplici che avevamo a portata di mano a sedici anni. Torniamo a scoprire quello che in realtà già avevamo, ma che poi siamo andati a cercare altrove”.
Il titolo rubato, o meglio, condiviso con la canzone di Claudio Baglioni (in radio e in digitale dal 3 gennaio) gli rende omaggio nel film e le storie d’amore e d’amicizia hanno il respiro della musica di Nicola Piovani.
Le storie di Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo sono specchi delle nostre vite, del nostro reagire al trascorrere del tempo. Le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e fallimenti sono l’intreccio di una grande storia di amicizia e amore che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli.






Lascia un commento