Ormai è risaputo. Quest’anno ricorre il primo anno dalla sua scomparsa. Un pilastro del cinema che, con i suoi capolavori, ci ha saputo veramente dimostrare cos’è il cinema. Giusto per citarne qualcuno, The Elephant Man (1980), Velluto Blu e Mulholland Drive (2001) per i quali ha anche ricevuto tre nomination al Premio Oscar per la regia, Dune (1984) e tanti altri. Negli anni Novanta fu la principale mente creativa della serie I segreti di Twin Peaks, la quale divenne un fenomeno culturale dall’enorme impatto mediatico, e che nel 2017, più di 25 anni dopo la sua prima messa in onda della prima stagione, tornò sugli schermi con la serie revival Twin Peaks – Il Ritorno, anch’essa accolta con un largo consenso.

Ma non è finita qui. Ci sarebbe tanto, ma tanto, altro, da menzionare, ma per non dilungarci troppo, ci fermeremo qui.
E, proseguendo con il classico “indovinello”, ci avete preso. Stiamo infatti parlando del grande David Lynch, che, come già accennato in poche righe precedenti, ci ha lasciato un enorme bagaglio pieno di tutto quello che ha prodotto durante la sua vita da regista, sceneggiatore, e quant’altro.

E per onorare la sua memoria, in questo articolo parleremo di uno dei suoi lavori che probabilmente non viene ricordato o nominato spesso: Cuore selvaggio (titolo originale Wild at Heart) del 1990, basato sul romanzo omonimo di Barry Gifford, e vincitore della Palma d’oro come miglior film al 43° Festival di Cannes, conferitagli dalla giuria presieduta dal regista italiano Bernardo Bertolucci.
Il film è mix tra thriller, noir, una storia d’amore shakespeariana unita a eventi bizzarri e grotteschi, scene di violenza insana che lo rendono un road movie atipico, nel pieno stile David Lynch, nonché un grottesco omaggio alla storia del Mago di Oz.
In questa pellicola troviamo due giovanissimi Nicolas Cage e Laura Dern, nei rispettivi ruoli di Sailor Ripley e Lula Pace Fortune. I due protagonisti di questa storia sono amanti, ma si separano dopo che Sailor viene arrestato e incarcerato in seguito ad un omicidio che ha commesso per legittima difesa. Sconta la sua pena pari a quasi due anni, e, dopo il suo rilascio, i due si riuniscono e fuggono per andare in California, violando apertamente gli obblighi di libertà vigilata.

Marietta Fortune, la madre psicopatica di Lula, che aveva già inizialmente cercato di fare uccidere Sailor, e cercando di dissuaderlo dal non farle vedere mai più sua figlia, assume e sguinzaglia un detective privato e tutte le sue conoscenze che possiede all’interno della criminalità per riuscire a trovarli. Ma nonostante tutto, la coppia continua a fuggire, attraversando l’America, fino a quando, lungo il tragitto, non rimane scioccata dopo aver assistito alla morte di una ragazza che vagava per un terreno, ricoperta di ferite e sangue, dopo essere stata vittima di un terribile incidente stradale, e che avevano cercato di salvare, e che si rivelerà per loro un cattivo presagio.
Giunti in una piccola città del Texas, con senza più un soldo in tasca, e con Lula che scopre di essere incinta, Sailor non può far altro che accettare per disperazione la proposta del torbido Bobby Peru (Willem Dafoe) di partecipare ad una rapina, che però avrà un destino diverso da quello che si poteva magari immaginare, perché Bobby viene ucciso e Sailor finisce di nuovo in prigione. Rilasciato nuovamente dopo l’ennesima pena da scontare, trova Lula e il figlio Pace ad aspettarlo, ma nel tragitto di ritorno verso la loro casa, Sailor ci ripensa e abbandona nuovamente la sua amata, avviandosi a piedi verso la stazione. Ed è proprio durante questo percorso che viene aggredito da una gang locale, e mentre giace a terra, tramortito, gli appare come visione la “fata buona” (Sheryl Lee) la quale gli suggerisce di tornare subito indietro e riconciliarsi con Lula. Cosa che infatti fa subito dopo essersi ripreso dalla brutale aggressione.

Come potete vedere, seppur magari breve ma allo stesso tempo intensa, ho voluto coinvolgervi, anche questa volta, facendovi conoscere la trama questo film, dato che si sta omaggiando un immenso nome del contesto cinematografico che è DAVID LINCH, e notando anche il fatto che, dentro questa storia, si possono notare tanti elementi che sono molto comuni nella vita reale, come l’amore per la famiglia e il fatto che, quando ci si trova in momenti difficili, di arriva a fare qualunque cosa pur di cercare di far stare bene i propri cari.
Concludendo, vi lascio con una sua frase che, a mio parere personale, rispecchia il suo talento, e anche con un saluto: CIAO MAESTRO DAVID. CI MANCHI!!

“L’opera d’arte deve bastare a sé stessa. Quello che voglio dire è che sono stati scritti tantissimi capolavori della letteratura, gli autori sono ormai morti e sepolti e non puoi tirarli fuori dalla fossa. Hai il libro però, e un libro può farti sognare e riflettere.”
Titolo originale: Wild at Heart
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 1990
Genere: drammatico, thriller, noir, sentimentale, grottesco, commedia
Regia: David Lynch
Soggetto: dal romanzo di Barry Gifford
Sceneggiatura: David Lynch
Produttore: Steve Golin, Monty Montgomery, Sigurjon Sighvatsson
Produttore esecutivo: Michael Kuhn
Casa di produzione: PolyGram Filmed Entertainment, Propaganda Films
Distribuzione in italiano: Filmauro, Universal Pictures
Cast: Nicolas Cage (Sailor Ripley), Laura Dern (Lula Pace Fortune), Diane Ladd (Marietta Fortune), Willem Dafoe (Bobby Peru), J.E. Freeman (Marcelles Santos),
Isabella Rossellini (Perdita Durango), Harry Dean Stanton (Johnnie Farragut),
Crispin Glover (cugino Dell), W. Morgan Sheppard: (sig. Reindeer), Pruitt Taylor Vince (Buddy), Grace Zabriskie (Juana Durango), Sheryl Lee (Glinda la strega buona), Sherilyn Fenn (ragazza dell’incidente), Jack Nance (OO Spool), John Lurie (Sparky), Frank Collison (Timmy Thompson), Eddy Dixon (Rex), Peter Bromilow (Hotel Manager), Gregg Dandridge (Bob Ray Lemon), Neil Summers (Ranger)






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