Cosa potrebbe accadere ad un uomo sulla quarantina con un profondo complesso di immaturità se incontrasse il suo passato… un passato fatto di più 500 ragazzi che si dichiarano essere tutti suoi figli?! Senz’altro ne potrebbe nascere una storia senza precedenti.

Starbuck, opera del regista Ken Scott, adatta cinematograficamente una vicenda realmente accaduta, quella di un donatore di seme al quale è stata presentata una vertenza dai suoi “figli” biologici.
Cavalcando l inevitabile genere della commedia, il film riesce a districarsi con capacita intelligenti in un intersecata matassa di vicende e sotto narrazioni che grazie alla maestria del regista (in questo caso anche sceneggiatore) riescono a non ostacolarsi tra di loro, ma fungono da ottimo contorno collaterale capace di indicare il percorso al nostro mal capitato eroe, portandolo al margine del traguardo di una scelta e decidere cosi di fatto se oltrepassarlo o meno.
L’ incredibile charme di questo film tende con il suo umorismo a coinvolgere emotivamente l’osservatore esterno.
Un percorso che vede l interesse e la curiosità del nostro personaggio nel voler conoscere, seppur rimanendo anonimo, i propri figli, come se fosse il loro angelo custode.
Uno ad uno ne scoprirà non solo pregi e difetti (dal figlio campione di calcio, alla figlia tossico dipendete), ma si capaciterà di se stesso, riuscendo a carpire da ogni singola situazione il suo io più profondo, l uomo celato forse per troppo tempo dietro una maschera di superficialità, che grazie a questa fortuita e stravagante messa in atto del destino, riuscirà ad abbracciare l’idea che maturare è una realtà tangibile.
L’ottima funzionalità di rendere credibile un ruolo cosi spinto alle soglie dell’assurdo risiede nelle doti di un talento eccellente che risponde al nome di Patrick Huard (La vie aprés l’Amour, Bon cop Bad cop), ottimo nell’interpretazione di un ruolo polivalente che destreggia con maestria tra alti momenti di comicità e dramma.
Perchè l’emotività di questo film non si concede il lusso di un semplice confino di genere, ma scava nel profondo con una delicatezza inaspettata, riuscendo in determinati punti della pellicola a commuovere.
Un ottimo punto a favore che richiama il cinema perso di altri tempi che inevitabilmente, dopo un catarsi cosi bieco delle ultime produzioni cinematografiche ricche di specchi per le allodole ad alto budget, sta tornando in auge toccando le corde emotive dello spettatore.
Un cinema che con tutta la sua arte riesce ad entrare nello spirito di chi l’osserva donando un’opera che sa “far ridere e forse anche piangere” (cit. Charlie Chaplin).
Starbuck porta con se tutta l’energia e la professionalità di persone che sanno come utilizzare la settima arte. Ne è una prova evidente l’elogio di Steven Spielberg che ha dichiarato, dopo la visione, di averlo collocato in un posto speciale nella classifica dei suoi film preferiti.
Comico, leggero e sensibile.
Un film che riesce a prendersi un piccolo posto a sedere nell’anima di chi lo sta guardando.
Scheda film
Titolo: Starbuck – 533 figli e …non saperlo (Starbuck)
Regia: Ken Scott
Cast: Patrick Huard, Julie LeBreton, Antoine Bertrand, Dominic Philie, Marc Bélanger, Igor Ovadis, David Michael, Patrick Martin, David Giguère, Sarah-Jeanne Labrosse
Genere: Commedia
Durata: 109′
Produzione: Caramel Film
Distribuzione: Bolero Film, Europictures Distribuzione
Nazione: Canada
Uscita: 29/08/2013






Lascia un commento