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Identificazione di una donna

Roberto Lasagna Visioni d'Autore Feb 25th, 2026 0 Comment

Nel 1982 Michelangelo Antonioni  realizza Identificazione di una donna, un film in cui la crisi politica e sociale dei primi anni Ottanta fa da sfondo a figure femminili emotivamente più autonome rispetto al passato.

I legami ideologici sembrano avere più resistenza di quelli sentimentali e il regista Niccolò interpretato benissimo da Thomas Milian non ha più dinanzi a sé le protagoniste errabonde e confuse che popolavano il cinema di Antonioni dei primi anni Sessanta ma è anzi lui in prima persona in un momento di stallo artistico e professionale, che dinanzi al dilemma di trovare un volto per il suo prossimo film si ritrova parimenti a confronto con la ricerca della donna ideale. Il film che Niccolò immagina non ha ancora una trama, ma l’unica certezza è che vi dovrà essere al centro un sentimento femminile. Come già accadeva al fotografo di Blow-up, nello studio di Niccolò si ritrovano collezioni di volti in un caos privo di una logica prestabilita, con i ritagli su un pannello appeso al muro in attesa di “una faccia”.

Già dopo Il deserto rosso (1964) Michelangelo Antonioni sentì il bisogno di ritornare su alcuni temi rimasti inespressi dando il via alla scrittura di una sceneggiatura che sarebbe stata realizzata soltanto in seguito, e con Identificazione di una donna il personaggio del regista Niccolò, osservatore di professione come lo fu il protagonista di Blow-up, sconta l’incertezza della sua condizione esistenziale di artista che non riesce a comprendere il mondo attorno a sé, a tradurre i segni in una forma cinematografica. Sono trascorsi quasi vent’anni e la realtà, che per Giuliana de Il deserto rosso conservava qualcosa di terribile e si manifestava nel radicalismo concettuale del film, con Identificazione di una donna diventa per il cineasta motivo di revisione delle sue istanze e immersione nel presente dei primi anni Ottanta, da cui prende avvio la vicenda di un regista attratto da una donna di cui si innamora e che finisce per perdere; Niccolò sarà intenzionato a ritrovarla nelle altre donne che frequenta e infine la ritroverà, ma a venir meno sarà il senso del suo agire. Antonioni si dedica a una coppia, a due modi di pensare e vivere, e si tratta della più autobiografica delle sue opere, perché la decifrazione del reale assume una dimensione scopertamente personale, con il personaggio di Niccolò Farra, di mezz’età, divorziato, piuttosto noto, che vive in un appartamento del centro storico di Roma. Ma oltre all’aspetto biografico, vi è quello che riguarda il cinema come mezzo ontologico, che Identificazione di una donna prospetta come attraverso una meditazione raffinata sulle occasioni mancate, sull’afasia narrativa, sulle solitudini, i dubbi, il vuoto, le perdite, con i riflessi dietro i vetri che segnano l’assenza più che la presenza di una condivisione emotiva.

In Antonioni la trama è un filo da cui scorgere i moti delle passioni e nel film Maria Vittoria Luppis detta Mavi (Daniela Silverio) è una giovane e affascinante aristocratica bisessuale che ha con la propria immagine un rapporto non risolto, in una società dove la bellezza è facilmente depredata e consumata. Di ritorno da uno dei suoi viaggi, Niccolò viene sinistramente avvicinato da un oscuro personaggio, che gli intima di non vedere più la sua compagna Mavi. Cercherà di indagare, ma le pressioni non si allentano. Le differenze tra Niccolò e Mavi cominciano a farsi sentire e una sera la giovane donna sparisce nel nulla senza dare spiegazioni. Niccolò la cerca e dopo vari tentativi la ritrova a casa di un’amica. Comprendendo che Mavi preferisce non vederlo più Niccolò interrompe ogni rapporto. Ma questo inseguimento, perdita e ritrovamento dell’altro, in cui Mavi si è allontanata perché Niccolò ha finito presto per vedere in Mavi la figura immaginata per il suo film più che la vera donna, schiude una delle scommesse cinematografiche più sottovalutate e sfuggenti di Antonioni, in cui questa volta non sono in primo piano l’incomunicabilità e l’alienazione della celebre trilogia ma il bisogno di superare la solitudine e di dare una risposta alle proprie interrogazioni esistenziali attraverso il richiamo ossessivo all’esperienza interpersonale. Un percorso traballante in cui alla fine non si registra il possesso di una sicurezza (peraltro impossibile), non si scongiura la solitudine, ma si resta come Niccolò con l’interrogativo sul senso della propria esistenza. Niccolò è il creativo per il quale l’identificazione di un amore è un fatto artistico inteso come esperienza emotiva e intellettuale, lui autore impegnato che con Mavi vive una passione crescente destinata a diventare un’ossessione con tratti di forte gelosia. Il suo forte narcisismo fa si che tutte le altre figure intorno a lui, così anche come le donne che frequenta, esistano in funzione delle sue necessità (compresa anche la sorella ginecologa, di cui Mavi è paziente). Così preso dalle sue abitudini e dai suoi incubi, Niccolò non riesce ad impedire che Mavi, ragazza ricca e viziata il cui padre naturale odia in modo morboso e che probabilmente la fa controllare minacciando Niccolò, si sottragga alla relazione, anche se in un primo tempo la donna è coinvolta capricciosamente dall’idea di frequentare un uomo così diverso dal suo ambiente. Per consolarsi dalla separazione Niccolò si lega alla ballerina Ida (Christine Boisson), molto diversa da Mavi sia per l’aspetto che per l’estrazione sociale e il carattere, una donna che non fa della bellezza un vanto e non teme i sentimenti. Ma innamorandosi di lui Ida dovrà sopportare anche la disillusione, perché Niccolò non riesce a darle quello di cui lei ha bisogno, mentre lui vorrebbe con una donna una comunicazione fatta di silenzio, come si ha con la natura.

Come già per Il deserto rosso, film che si apriva all’indagine della realtà storico-sociale sin dall’influenza che gli ambienti esercitavano sugli individui, per Identificazione di una donna Antonioni opera in direzione di una modernità libera e realizza un’opera “aerea”, dove non soltanto gli ambienti influiscono sulla percezione che abbiamo dei personaggi e che ciascuno di loro ha dell’altro, ma sono luoghi che riflettono tratti dei medesimi personaggi e ne restano influenzati, comunicando aspetti del loro rapporto con il reale. Tra la prima parte romana e la seconda parte veneziana, la luce di Carlo di Palma, per la quarta volta sul set per un film di Antonioni, crea quell’atmosfera in grado di suggerire, con le scene fredde degli arredi anonimi, il nitore dell’autonomia sentimentale ed intellettuale del regista, destinata, con le nebbie che seguiranno, a colorare di fragilità e dubbi l’esperienza dell’uomo, fino al ritrovamento dei colori più caldi e vivaci durante la riconquista di un nuovo amore. Ma la immagini e le luci esploderanno in una colorazione incandescente quando, al termine del film, su suggerimento di un nipote che lo invita a realizzarne uno di fantascienza, immagina la vicenda di un’astronave che riesce ad avvicinarsi al sole senza bruciarsi. Proprio quel cinema di fantascienza in cui “non si può mai dire cosa è verosimile e cosa no”. Sono trascorsi più di trent’anni da Cronaca di un amore, e Antonioni, che dal Neorealismo ha preso le mosse per inventare un modo aperto e libero di fare cinema, con Identificazione di una donna ripone la sua speranza in quell’interrogativo che gli porge il bambino in chiusura, quando il piccolo chiede “E dopo?”. Dopo che l’uomo riuscirà a capire come è “distribuita la materia all’interno del sole e la sua dinamica, forse capirà com’è fatto l’intero universo e la ragione di tante cose…”. Dopo che l’uomo (anche attraverso i film) si sarà avventurato nell’esplorazione dei sentimenti e delle relazioni, forse avrà capito meglio come sono fatte le persone, ma soprattutto le donne che per Antonioni sono l’oggetto principale delle sue interrogazioni esistenziali.

Il regista con questo film del 1982, l’ultimo realizzato prima dell’ictus cerebrale che lo colpì nel 1985 e che lo obbligò a una pausa poi interrotta nel 1995 con Al di là delle nuvole, realizza in realtà una ripartenza, un viaggio tra le immagini che è una nuova riflessione sulla forma e sulle possibilità di elaborazione del racconto cinematografico che può ricordare certi ambienti dei suoi primi film, con alcune accensioni di erotismo e una minor coesione soprattutto nella seconda parte del racconto. Ad Antonioni interessa inquadrare la crisi del personaggio e dell’identità raccontando senza giudicare i personaggi, non regalando certezze né dispensando messaggi morali, e con il suo atteggiamento di flâneur che tanto piace al Wim Wenders che accompagnerà il cineasta di Ferrara nelle riprese del successivo lungometraggio, Antonioni persegue nel suo viaggio esistenziale a fianco dei personaggi che ritroviamo in percorsi apparentemente senza meta, come quando, in una sequenza evocativa del suo mondo poetico, i personaggi si ritrovano “spersi” nella nebbia, e la cancellazione delle silhouette nitide agli occhi degli spettatori corrisponde a un mutamento interiore, assai importante, tra i sentimenti dei personaggi. La ricerca formale, in Antonioni, non viene mai meno, nemmeno in un film con qualche compiacimento estetico, ma sempre attento ai suoi temi, tra cui quello della morte. Un film di cui si ricorda anche la colonna sonora musicale dei Tangerine e di David Sylvian, che alla freddezza iniziale lascia seguire le tonalità accese di una giovane Gianna Nannini, per riportare agli echi più romantici della seconda parte, scandita da toni elettronici più malinconici.

Per approfondire le opere di Michelangelo Antonioni:

Il grido di Michelangelo Antonioni – InsideTheShow.it

Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni – InsideTheShow.it

L’eclisse di Michelandelo Antonioni – InsideTheShow.it

 

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Roberto Lasagna

Saggista e critico cinematografico, ha scritto numerosi libri, tra cui "Martin Scorsese" (Gremese, 1998), "America perduta. I film di Michael Cimino" (Falsopiano, 1998), "Lars Von Trier" (Gremese, 2003), "Walt Disney. Una storia del cinema" (Falsopiano, 2011), "Il mondo di Kubrick. Cinema, estetica, filosofia" (Mimesis, 2015), "2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick" (Gremese, 2018), "Anestesia di solitudini. Il Cinema di Yorgos Lanthimos" (Mimesis, 2019), "Nanni Moretti. Il cinema come cura" (Mimesis, 2021), "David Cronenberg. Estetica delle mutazioni" (con R. Salvagnini, M. Benvegnù, B. Pallavidino, Weirdbook, 2022), "Steven Spielberg. Tutto il grande cinema" (Weirdbook, 2022), "Ken Loach. Il cinema come lotta e testimonianza" (Falsopiano, 2024).

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