James Watkins non poteva rendere più giustizia ed omaggio alla penna di Susan Hill, autrice del capolavoro horror The woman in Black. L’autrice si è sempre dedicata a scrivere racconti per bambini, il che rende ancora più attraente la lettura di questo libro, come l’azzeccata scelta del protagonista del film: Daniel Radcliffe, il piccolo maghetto di un tempo, Harry Potter, il quale passa dalle favole al paranormale.

Lo scenario si svolge in Inghilterra, in una campagna alle porte di Londra, dove un avvocato (Daniel Radcliffe), ha l’incarico di vendere una vecchia casa nei pressi di una palude, appartenuta ad una donna suicida, rimasta sola dopo la morte del suo unico figlio Nathaniel, di quattro anni, annegato nella palude.
La sua nuova amicizia con un abitante del posto lo aiuterà a trovare la soluzione per porre fine ai misteri e al terrore che incombono sulle famiglie locali.
Il regista britannico James Watkins, sceneggiatore dell’horror-thriller My Little Eye (2002), di Marc Evans e regista di The Discendent part 2 di Jon Harris (2009), torna in veste di sceneggiatore anche in questo horror.
Le atmosfere, i paesaggi di una campagna inglese nei primi del novecento, durante la visione, si susseguono in un caleidoscopio di tinte grigie, blu, verde bosco. La nebbia, così tipicamente inglese, la fa da padrona, come per collegare due mondi separati ma uniti: la vita e la morte.

Si può respirare una calma e morbida inquietudine quando gli occhi dello spettatore attraversano i corridoi delle case; tutto è magnetico, quasi familiare e incoraggia la mente di chi guarda a cercare sempre più dettagli: lettere, cassetti pieni di giochi… Si può quasi percepire l’odore dell’abbandono, di polvere, di vecchio, ma anche un richiamo all’innocenza.
Anche le tinte, che vanno dal rosso al viola e dal grigio al nero, catturano magneticamente chi guarda: dettagli che risultano familiari agli occhi dello spettatore e che riportano a ricordi di case abbandonate ormai da tempo e in cui si può appunto avvertire quell’odore che il film vuole trasmettere.
Scenari bui, ma al contempo agrodolci, materni, attirano l’occhio, ed è infatti proprio il sentimento materno ad essere presente in tutta la pellicola. Morte e vita si abbracciano, purezza e malattia si uniscono, dannazione e salvezza sono l’uno dentro l’altro; si ha la sensazione di assistere ad un girotondo demonico, un girotondo accompagnato da una musica quieta di carillon. Le musiche della ninna nanna, della quiete svelano l’intenzionalità di collegare il sonno alla morte. C’è un continuo passaggio di sensazioni contrastanti nell’osservazione degli ambienti, nell’ascolto dei suoi dialoghi, quasi sempre bisbigliati, che precedono lame di orrore nelle gole.
The woman in black è come una passeggiata in una galleria d’arte, dove tra tonalità pastello e tombali, ci si inoltra verso l’inquietante ricerca del paranormale.
Il film è visionabile in streaming da Amazon Prime Video e tramite altre piattaforme a pagamento.







Bella e chiara recensione. Complimenti sig.ra Masello
La ringrazio infinitamente sig.Poduti Riganelli.