William Shakespeare è lo scrittore inglese più importante e drammaturgo più conosciuto nella cultura occidentale, è il poeta più rappresentativo del popolo inglese. Oggi delle sue opere abbiamo 37 testi teatrali, 154 sonetti e altri poemi; le sue opere teatrali sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e probabilmente sono anche quelle più inscenate. Tra le opere più importanti e conosciute del poeta inglese ricordiamo quelle ambientate in Italia, anche se il motivo per cui scelse questo paese piuttosto che l’Inghilterra per far da sfondo alle sue storie è ancora incerto: c’è chi sostiene che il poeta avesse origini italiane, nato a Messina e figlio del medico Giovanni Florio e della nobildonna Guglielma Crollalanza e che il nome Shakespeare derivasse proprio dalla letterale traduzione inglese del cognome (shake= scrollare e speare= lancia). Ricordiamo alcune delle opere ambientate in Italia: Otello, nella Venezia del 500, Molto rumore per nulla e Racconto d’inverno a Messina, Giulio Cesare a Roma, La Bisbetica domata a Padova e infine la celebre tragedia dei due amanti Romeo e Giulietta, nella romantica Verona.
Ma come nacque la storia di Romeo e Giulietta? È stata interamente frutto dell’immaginazione del poeta inglese, il quale ha dato vita ai personaggi e alle vicende senza l’ausilio di nessuno?
In fondo come potremmo pensare che non ci sia nemmeno un piccolo elemento derivante dalla mitologia greca e romana? Evidentemente non solo la Rowling ha preso spunto dai miti per ispirarsi e arricchire le avventure di Harry Potter: questa sembrerebbe una tendenza piuttosto comune tra gli scrittori inglesi. Nel nostro caso però non si parla solo di un personaggio o di un dettaglio, ma dell’intera storia!
Un’antica fonte ellenistica narrava infatti di Piramo (il primo Romeo Montecchi della storia) e Tisbe, che riconosciamo nella nostra Giulietta Capuleti.
La vicenda era ambientata nella Cilicia o a Cipro. La tragedia venne successivamente resa celebre da Ovidio, nelle Metamorfosi (IV liber, vv 55-166) che la sposta a Babilonia e infatti nel v. 53 sostiene che “vulgaris fabula non est”.

La prima fonte narra che a Babilonia vivessero due famiglie in lotta tra loro (come i famosi Capuleti e Montecchi) e che per questo motivo contrastassero l’amore dei figli, costretti perciò a parlarsi e scambiarsi parole d’amore solo attraverso una crepa nella parete che divideva le rispettive case. Ciò non poté durare a lungo, così i giovani decisero di fuggire insieme e di incontrarsi, una volta scappati dalle rispettive abitazioni, sotto un albero di gelso vicino a una statua non lontana dalla loro dimora. Ma fu Tisbe ad arrivare per prima e trovò ad attenderla una leonessa ancora sporca di sangue dall’ultimo pasto. Impaurita fuggì e nella fretta perse un velo delle sue vesti, presto fatto a brandelli dalla belva attratta dall’odore umano. Quando Piramo arrivò, vedendo le vesti stracciate e sporche di sangue, pensò che l’amata fosse stata uccisa. Distrutto dal senso di colpa per il triste destino della donna e dilaniato dal dolore per la sua perdita,si pugnalò. Al ritorno di Tisbe l’uomo era senza vita e questo la convinse a trafiggersi, maledicendo i genitori e l’odio delle due casate che avevano distrutto le loro giovani vite e il loro giovane amore. Secondo la leggenda fu proprio il sangue della fanciulla a tingere i frutti del gelso, originariamente bianchi, che da allora assunsero il colore scuro che oggi vediamo.
Molte, oserei dire troppe, le analogie tra la tragedia Shakespeariana e il mito di origine ellenistica: possiamo veramente considerarla solo una coincidenza? Se Shakespeare avesse avuto origini italiane il contatto con la cultura greca e latina sarebbe stato molto più facile e immediato, perciò più semplice e quasi naturale la contaminazione delle opere. Inoltre venne a conoscenza della storia solo tramite Ovidio o conobbe anche l’originale ellenistico? Ancora regna il dubbio, non abbiamo infatti fonti certe che lo testimonino, solo ipotesi in attesa di conferma.
Senza dubbio è che la storia dei due amanti finita in tragedia era conosciuta dal poeta inglese, il quale l’ha solo modificata eliminando gli elementi tipici del mito, come l’albero di gelso, e collocandola in Italia, terra a cui probabilmente era rimasto profondamente legato.





Dobbiamo dire che prima di lui altri 2 italiani scrissero questa storia: Luigi da Porto e Matteo Maria Bandello. In Verona si hanno riscontri storici precisi delle 2 famiglie esistite nel XIV secolo. Recenti studi effettuati dall’Università di Verona hanno individuato il palazzo di Romeo e quello di Giulietta, non solo, quando Giulietta venne mandata fuori della città, in possedimenti della famiglia, sempre l’Università, ha individuato la zona di questi possedimenti che, guarda caso ancor oggi questa località si chiama Cappello. Tante coincidenze… sarà storia o solo creazione dell’immaginazione degli scrittori?
Quanta fantasia, su… Quando Shakespeare scrisse “Romeo e Giulietta”, in Inghilterra già da decenni circolavano il “Romeo e Giulietta” di Brooke e quello di Painter. Entrambi l’avevano preso dal “Romeo e Giulietta” di Boaistuau che l’aveva preso da quello di Bandello che infine l’aveva preso da quello di Luigi Da Porto.
Quest’ultimo l’aveva preso dal “Mariotto e Ganozza” di Masuccio Salernitano integrandolo con l’incontro alla festa in maschera che aveva vissuto in prima persona con la dedicataria della novella, Lucina Savorgnan.
Saltando Masuccio e altri 5-6 novellieri (contando anche Boccaccio e Piccolomini) possiamo arrivare a Piramo e Tisbe (che Shakespeare del resto mette in scena nel “Sogno di una notte di mezza estate”.