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Disponibile su YouTube Accattone di Pier Paolo Pasolini, con Franco Citti

Luca Biscontini Articoli Gen 14th, 2024 0 Comment

Disponibile su YouTube Accattone, un film del 1961 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini. Opera che segna il suo esordio alla regia, Accattone può essere considerato la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti lavori letterari. In questa pellicola insegue una sua idea di narrazione epica e tragica. Presentato alla 22ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 31 agosto 1961, il film di Pasolini ricevette dure contestazioni. Alla prima del film al cinema Barberini a Roma, un gruppo di giovani neofascisti cercò di impedirne la proiezione, lanciando bottiglie d’inchiostro contro lo schermo, bombette di carta e finocchi tra il pubblico. Ci furono colluttazioni e così la visione del film fu sospesa per quasi un’ora. La pellicola uscì nelle sale il 22 Novembre 1961. Il film sarà quasi immediatamente bloccato in sede di censura dal sottosegretario al Ministero del Turismo e Spettacolo Renzo Helfer e ritirato da tutte le sale italiane. Nel 1962 l’opera venne presentata anche al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia), dove Pasolini vinse il Premio per la regia. Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Con Franco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Paola Guidi, Silvana Corsini, Luciano Conti, Luciano Gonini, Renato Capogna.

Trama
Vittorio, soprannominato Accattone, è un delinquente che vive nello squallore della periferia romana. Quando si innamora di una giovane donna, l’uomo decide di ravvedersi e vivere onestamente, ma per lui non sembra esserci possibilità di riscatto.

«”Ma ‘o sai chi è Accattone? Accattone manco fiume s’o porta.”»

“Tra il 1961 e il 1975 qualcosa di essenziale è cambiato: si è avuto un genocidio. Si è distrutta culturalmente una popolazione. […] Se io oggi volessi rigirare Accattone, non potrei più farlo. Non troverei più un solo giovane che fosse nel suo ‘corpo’ neanche lontanamente simile ai giovani che hanno rappresentato se stessi in Accattone. Non troverei più un solo giovane che sapesse dire, con quella voce, quelle battute. Non soltanto egli non avrebbe lo spirito e la mentalità per dirle: ma addirittura non le capirebbe nemmeno. […] I personaggi di Accattone erano tutti ladri o magnaccia o rapinatori o gente che viveva alla giornata: si trattava di un film, insomma, sulla malavita. Naturalmente c’era anche, intorno, il mondo della gente di borgata, implicata, sia pure, dall’omertà con la malavita, ma, infine, normalmente lavoratrice (per un salario miserabile: si veda Sabino, il fratello di Accattone). Ma, in quanto autore, e in quanto cittadino italiano, io nel film non esprimevo affatto un giudizio negativo su quei personaggi della malavita: tutti i loro difetti mi sembravano difetti umani, perdonabili, oltre che, socialmente, perfettamente giustificabili. I difetti degli uomini che obbediscono a una scala di valori ‘altra’ rispetto a quella borghese: e cioè ‘se stessi’ in modo assoluto, come ho detto. In sostanza sono personaggi enormemente simpatici: è difficile immaginare gente simpatica (al di fuori dei sentimentalismi borghesi) come quella del mondo di Accattone, cioè della cultura sottoproletaria e proletaria di Roma fino a dieci anni fa. Il genocidio ha cancellato per sempre dalla faccia della terra quei personaggi”.
(Pier Paolo Pasolini)

“Pier Paolo dirige i suoi attori con estrema cortesia, cosciente delle difficoltà che incontra e quasi si sente colpevole di trovarsi dall’altra parte della macchina da presa a temperare e a scatenare umori sui volti dei suoi amici, a bloccare quei volti con una scrittura che gli è nuova. Quasi temesse di violare con la tecnica cinematografica il materiale poetico e affettivo accumulato per mezzo della parola. Accanto a questi timori, che la vitalità accalora, la medesima vitalità accende fuochi di un interesse altrettanto esclusivo per lo stile cinematografico, per l’inquadratura, per la successione delle immagini nella struttura del racconto, per il montaggio. Sono più filtri che agiscono contemporaneamente, freni e stimoli, tutta la pena e tutta la fiducia che Pasolini ha nel mondo. […] Pasolini si sposta a girare dal Pigneto alla Via Portuense, dall’EUR alla Borgata Gordiani, muove i suoi personaggi in una Roma ignara e primaverile, sotto improvvise acquate e soli meridionali, immerso in un’avventura che lo assorbe, alla scoperta di una nuova lingua: passione e ideologia non abbandoneranno mai Pasolini, sono ancorate alla sua disperazione e al suo ardore quasi religioso”.
(Bernardo Bertolucci)

“La storia nacque dal suo desiderio di fare una pellicola sulla borgata, popolata dai tanti personaggi che lo affascinavano. Io ho lavorato con lui a tutte le sue sceneggiature, meno Medea e Le mille e una notte. Potevamo scrivere una sceneggiatura in una settimana. Pier Paolo si piazzava alla macchina da scrivere, attaccavamo a chiacchierare, se divagavo mi riportava in argomento e tutto veniva giù liscio come l’olio. Io gli ho dato un apporto gergale e, in qualche caso, gli ho riferito degli episodi realmente accaduti che lui riscriveva di sana pianta. Lui sapeva chiedermi le cose che voleva sapere. Proprio per questo mi ritrovavo in condizioni di cavarle fuori”.
(Sergio Citti)

“È in pizzeria, tra un giro e l’altro di bicchierozzi di vino, che viene fuori l’idea di Accattone. Che non era uno di fantasia, in un certo giro dell’Acqua Bullicante lo conoscevano tutti e ne parlavano come di uno senza fissa dimora, un dritto, un paraculo, uno che si arrangiava per sbarcare il lunario e che però rubava solo a chi era più pezzente di lui. Il nome gli veniva da ’sta vita raminga, dalla necessità di accattonare. Del resto, nel nostro gruppo abbiamo sempre avuto la mania dei soprannomi, e lui era soprannominato Accattone, punto e basta, anche se poi in effetti nessuno sapeva come si chiamava davvero. Di tanto in tanto si veniva a sapere che aveva dato una sòla a qualcuno qua e là per Roma, poi di nuovo più niente, spariva nel nulla, ma chi se ne fregava? Pasolini comunque era rimasto colpito da ’sto personaggio che per vivere doveva arrangiarsi e che sembrava un po’ la mia fotocopia. […] Il fatto che abbia voluto farmi fare l’attore è per me un mistero. Io sono come un bambino, bisogna sempre dirmi tutto, come fa mio fratello Sergio. Ma lui: “Hai la faccia giusta, mettiti lì, fa così e così”. Insomma non pretendeva di farmi diventare un altro, dovevo restare nella mia ignoranza, fisica e spirituale… Io spesso mi sono chiesto chissà perché avesse ’sta fissa e l’unica risposta che mi è venuta è che in fondo nel mio grugno dolce o odioso o strappaschiaffi lui ci si specchiava, ci vedeva lui stesso”.
(Franco Citti)

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Luca Biscontini

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