Lohengrin di Richard Wagner: estasi e abisso per l’inaugurazione della stagione 25-26 del Teatro dell’Opera di Roma.
Va in scena Lohengrin di Richard Wagner, ponte tra il romanticismo e la rivoluzione wagneriana, dal 27 novembre al 7 dicembre al Teatro dell’Opera di Roma.
Lohengrin, ovvero: arriva un cavaliere misterioso su una barca trainata da un cigno, salva Elsa dall’accusa di aver fatto fuori il fratellino e le intima: “non chiedermi chi sono”. Tutto bene finché la coppia dei cattivi – Telramund e soprattutto Ortrud, proto-femminista con hobby esoterici – non soffia sul dubbio. Elsa cede, lui si rivela figlio di Parsifal custode del sacro Graal (e se ne va: grazie e arrivederci), il cigno si ritrasforma nel fratellino vivo e vegeto. Fine.

C’è una contrapposizione tra due mondi sonori: la luce fatta di suoni cristallini e acuti della coppia Lohengrin/Elsa; le oscurità timbriche e le armonie sospese di Ortrud. Motivi musicali corrispondono a personaggi, non ancora maturi come i successivi leitmotiv wagneriani, ma già evocativi della tecnica che trasformerà l’opera romantica in opera d’arte totale (stiamo parlando di cinema?).
Il direttore Michele Mariotti sottolinea lo sguardo nuovo sull’interpretazione dato dal suo debutto assieme a quelli del regista Damiano Michieletto e del tenore Dmitry Korchak. Sguardo che ha posto grande attenzione ai dettagli sonori in un’opera un po’ “italiana”, nella struttura di qualche pezzo chiuso e nella fusione “comprensibile” tra canto e orchestra. Gli archi del motivo del Graal o gli accordi diminuiti su Ortrud rendono i piani espressivi tra l’etereo e il terrestre. Il coro conferma l’azione narrativa manifestando lodi o biasimo (come un qualsiasi un gruppo social).
I cantanti devono cantare tenendo a mente e superando il Belcanto, secondo il direttore. E qui ci sono grandi interpreti come Tómas Tómasson (Telramund), Ekaterina Gubanova (Ortrud), Jennifer Holloway (Elsa), oltre a Dmitry Korchak (Lohengrin).
Ecco la poetica del direttore Mariotti:
Sulla regia, il team creativo capitanato dal regista Damiano Michieletto costruisce un racconto che valorizza nei personaggi l’umano e le persone, superando i simboli. In questa produzione del Teatro dell’Opera di Roma, vedremo il cigno solo nel foyer del primo piano (prevista tempesta di selfie) e inciso sulla bara di Gottfried, fratello di Elsa. Sul palcoscenico ci sarà l’uovo del dubbio e, al suo rompersi, l’argento invaderà tutto a firma di Paolo Fantin, fresco di riconoscimento come migliore set designer 2025 agli International Opera Awards. Argento purezza e giallo colpa: in una palette cromatica, un messaggio preciso.
Ecco Michieletto:
Fare comunità prendendo spunto dalle produzioni del teatro significa anche proporre campi culturali adiacenti. La rivista di attualità Calibano è dedicata a «L’invenzione del Medioevo», periodo storico in cui si muove il libretto. Si acquista, per attraversare la completezza dei temi, oppure si legge una selezione in “Calibano online” del sito dell’Opera di Roma. Cultura è apertura e condivisione.
Ippolita Papale
LOHENGRIN, Richard Wagner
Direttore Michele Mariotti
Regia Damiano Michieletto
Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Drammaturgo Mattia Palma
PERSONAGGI e INTERPRETI
Heinrich der Vogler Clive Bayley
Lohengrin Dmitry Korchak
Elsa von Brabant Jennifer Holloway
Friedrich von Telramund Tómas Tómasson
Ortrud Ekaterina Gubanova
Der Heerrufer des Königs Andrei Bondarenko
Vier Brabantische Edle: Alejo Álvarez Castillo *, Dayu Xu *, Guangwei Yao *, Jiacheng Fan *
Vier Edelknaben Mariko Iizuka, Cristina Tarantino, Silvia Pasini, Caterina D’Angelo
*dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma in coproduzione con Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia e Teatro La Fenice di Venezia
Lo spettacolo è ripreso da Rai Cultura e trasmesso







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