Bob Dylan. Il menestrello inglese, la sua vita, la sua musica. La sua anima. In un turbinio di emozioni che si avvicendano sullo schermo durante tutto il corso del film, c’è tutta l’essenza, la cultura Dylaniana che ha permesso, al Bob inglese per antonomasia, di essere insignito del Premio Nobel. Un Dylan come non lo avete mai visto, supportato da un Michael Shannon in scena nei panni di un pastore che predica ispirandosi ai testi di Dylan – attore che appare, invecchiato ad hoc, in gran spolvero. Un concerto – documentario che ricordano la fine degli anni Settanta che videro Dylan diventare un cristiano rinato e incidere dischi come Slow Train Coming, Saved e Shot of Love, esplicitamente influenzati dalle Sacre Scritture.
Trouble No More: La musica torna al cinema
Insomma un film intenso che ripercorre tappe fondamentali per ogni Dylan fan che si rispetti come, ad esempio, la “scioccante” la svolta elettrica di Bringing It All Back Home, che destabilizzò non poco i fan per via delle sonorità decisamente più accese rispetto al suo passato. La regista Jennifer Lebeau ha deciso dunque di mettere le mani sul footage di un concerto del 1980, intervallandolo con alcune riprese di Michael Shannon che recita dei sermoni nel ruolo, appunto, di un pastore. A metà strada tra concert movie e documentario, questo Trouble No More è un prodotto insolito e pieno di gusto. Se diffondere la buona musica è un peccato… noi amiamo peccare. Un film rilassante, vibrante e, al tempo stesso, pieno di pensiero.






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