L’Aida del Teatro dell’Opera di Roma al Circo Massimo e le mille vite di un capolavoro
Ascoltate le prime note dal preludio di Aida di Giuseppe Verdi e chiedetevi come si relazionano con la celeberrima – e cannibalizzata a matrimoni, feste, stadi, convention – Marcia Trionfale. Prima di tutto, precipitatevi al Circo Massimo dove il Teatro dell’Opera di Roma propone sei recite, dal 12 al 28 luglio. Poi canticchiate queste prime note eseguite dai violini primi in sordina che Verdi farà riemergere nel duetto tra Aida e Amneris nel secondo atto. Notevole contrasto che ci fa dimenticare piramidi, elefanti e Marcia Trionfale: Aida è soprattutto un triangolo amoroso travolto dalla politica e dalla famiglia, in cui nessuno può vincere. La Marcia Trionfale ci promette una vittoria, ma Aida è l’opera di chi perde.

La storia è ambientata nell’antico Egitto, durante un conflitto tra Egizi ed Etiopi, in un mondo dominato da potere religioso, gerarchie e doveri di Stato. La schiava Aida ama Radamès, il generale egiziano che ricambia il suo amore, ma è a sua volta amato da Amneris, figlia del Faraone. Attorno a loro si intrecciano l’amore e il tradimento, la fedeltà e il sacrificio, la passione privata e la ragion di Stato. Perderanno tutti e tre.
Aida (1871) è una delle opere della piena maturità di Giuseppe Verdi, dove ritroviamo tutti gli elementi del grande teatro verdiano (il conflitto tra individuo e collettività, le passioni estreme, i contrasti fra amore, potere e destino) assieme a una scrittura più evoluta che integra il grand opéra francese. Nell’opera ci sono grandi scene corali, balletti, processioni e momenti spettacolari, dietro i quali si muove sempre il dramma privato dei personaggi. Mettete a confronto il mondo della vittoria nel II atto, Gloria all’Egitto, con la scena finale del IV: la Marcia Trionfale è il punto di massima espansione sonora dell’opera, ma il suo vero centro emotivo è nel finale.

Propongo intanto l’intervista al direttore d’orchestra Daniele Callegari con la sua visione musicale e al regista Davide Livermore, che ci ricorda che in Aida nessuno ha torto del tutto e nessuno ha davvero ragione: ciascuno porta in scena il proprio pezzo di verità.
A completare la forza visiva dello spettacolo sono i video di D-Wok e gli imperdibili costumi di Gianluca Falaschi, con atmosfere da cinema muto.
Aida si deve vedere anche solo per quello che è: uno spettacolo totale, dove musica, teatro, immagini e movimento si incontrano in una delle macchine sceniche più potenti del melodramma. E questa produzione del Teatro dell’Opera di Roma dà il suo eccellente contributo. Mi piace proporvi diverse regie, a dimostrazione delle infinite possibilità interpretative di quest’opera (ricordo che sono molto favorevole a lasciarmi stupire e straniare, invece che ritrovare l’ovvio: fate così anche voi, altrimenti che noia nell’essere sempre rassicurati!).
Inizio da Davide Livermore che vedremo al Circo Massimo, con la sua forte componente visiva e cinematografica.

Davide Livermore
Poi la versione super classica di Franco Zeffirelli, che tanto piace ai tradizionalisti per la grandiosità delle masse in movimento, per ori e sfarzi da film americano.
Con Damiano Michieletto l’Egitto diventa teatro di umanità sopraffatta dai conflitti.
Anche l’artista visiva Shirin Neshat evoca la guerra, ma le sue riflessioni si soffermano sulla
condizione femminile. Potenti le immagini che riconducono a chi soffre per le guerre attuali.
Robert Carsen si sofferma sul potere e la violenza, riflettendo sulla propaganda nazionalista.
Infine, La Fura dels Baus riesce a trasformare uno spazio come l’Arena di Verona in un grande teatro immersivo. Belle le macchine sceniche guidate da acrobati e il mix di archeologia e tecnologia.
La Marcia Trionfale ci promette una vittoria, ma Aida è l’opera di chi perde. Quindi, buona Aida al pubblico affezionato e a quello estivo, che adoro per la sua spontaneità… anche quando arriva in cavea con qualche deroga al bon ton.
Ippolita Papale
AIDA
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica Giuseppe Verdi
Direttore Daniele Callegari
Regia e movimenti coreografici Davide Livermore
Maestro del Coro Ciro Visco
Regista Collaboratrice Chiara Osella
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Fiammetta Baldiserri
Video D-WOK
Coreografo Associato Carlo Massari
PERSONAGGI INTERPRETI
Aida Elena Stikhina (12, 26, 28) /Yolanda Auyanet (15, 18) / Aleksandra Kurzak (22)
Amneris Angela Meade (12, 22, 26) / Valentina Pernozzoli (15, 18, 28)
Radamés Luciano Ganci (12, 22, 26, 28) / Ivan Magrì (15, 18)
Amonasro Ernesto Petti (12, 15, 18, 26, 28) / Ludovic Teziér (22)
Ramfis Alex Esposito
Il re Adriano Gramigni
La sacerdotessa Veronica Marini
Il messaggero Andrea Schifaudo
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Allestimento Teatro dell’Opera di Roma
operaroma.it







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