Abbiamo incontrato Elvira Gigante, finalista con il suo film Follower #1 nella sezione Un Sorriso per la Giustizia alla 19ma edizione del Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera.

Follower #1
Elvira, tra 540 opere iscritte al festival ne sono state selezionate 70 e tra queste il tuo film Follower #1 in nomination per il premio della sezione Un sorriso per la Giustizia. Complimenti! Come è avvenuto il passaggio alla sceneggiatura e alla regia?
Nasco come attrice qualche anno fa, per poi iniziare a sentire il desiderio di realizzare progetti miei. La mia prima “regia” l’ho curata durante il periodo del Covid, in piena pandemia, quando con un gruppo di amici attori, decidemmo di realizzare un cortometraggio che affrontasse in chiave tragicomica il momento storico che stavamo vivendo di “reclusione” in casa. Un progetto molto in erba, dal titolo #IoSonoRimastoACasa, in cui ciascuno di noi girò il proprio personaggio autonomamente con il proprio smartphone. Eravamo in piena pandemia ancora. Tra questo progetto e Follower #1, mi sono dedicata all’attività artistica attoriale, che avevo avuto da sempre come priorità, e alla scrittura delle prime sceneggiature. Ho firmato il soggetto e la sceneggiatura di Follower #1, mentre ho condiviso la regia con Alessandro Montone. Abbiamo avuto ruoli chiari e ben distinti sul set e in post produzione. Sul set Alessandro ha diretto tutti gli attori, me compresa, raccontandoci la propria visione della storia; mentre in post produzione, al fianco del nostro montatore Salah Dhaou, mi sono seduta io, e lì ho cercato di preservare il lavoro fatto sul set con Alessandro, ma anche di mettere nel film ogni momento che avevo pensato durante la scrittura. Il corto è stato girato tra fine gennaio e inizio febbraio 2025.
Da dove nasce l’idea iniziale per questa storia?
Ho provato per un brevissimo tempo a fare dei contenuti su Istagram, come fanno gli influencers, ho resistito una settimana, forse meno, ho mollato non appena mi sono accorta del costo emotivo e psico/fisico che comportava; la priorità era pubblicare qualcosa per essere vista, pubblicare per rimane in cima alle visualizzazioni, pubblicare per non essere dimenticati. Ma da chi?!? Perchè??! Cosa mi tornava indietro?!? Così durante un viaggio in pullman Roma/Pescara per far passare rapidamente il tempo ho avuto l’idea e l’ho scritta, a mano, come amo ancora fare, carta e penna. Ho raccontato una madre, essendo madre di un diciottenne, figlio di questa generazione social: Michela, madre di Simone, giovane universitario diciannovenne, in un giorno fatto di milioni di piccole routine, che di solito scorrono veloci e senza troppi intoppi, si imbatte in una variante sul tema, che la porterà in una realtà dalla quale cerca di sfuggire ogni giorno, riempiendo la sua esistenza del suo lavoro da assicuratrice e da influencer, non curante della vita che le scorre accanto. Si troverà circondata da persone che ogni giorno incontra, ma che in quel giorno forse per la prima volta vede realmente. Uno dei suoi follower, appunto il numero 1, la stupirà mostrando il proprio vero volto durante una diretta social, che innescherà reazioni che non si aspettava. In pochissimo tempo Michela sarà catapultata in un vortice emotivo inatteso, con un epilogo affatto semplice da gestire.
Sembra che la linea tra realtà vissuta e la rappresentazione fittizia di una realtà narrata attraverso i social sia sempre più sottile e nel tuo cortometraggio questo aspetto riguarda non un giovane, ma una donna adulta. Una donna indipendente, con una propria casa, un lavoro stabile, un figlio. La protagonista diventa un’influencer. Qual è la necessità nella nostra società di creare un personaggio social e perchè?
Non credo ci sia una concreta necessità. Credo sia un fenomeno nato per caso, per iniziativa di pochi eletti, diventato virale velocemente per la facilità di accesso che si ha all’uso dei social, tutti possono dire tutto e il contrario di tutto. Se chiunque può accedere alla notorietà, anche per le cose più sciocche e prive di valore o di senso perchè non farlo? Io uso i social, non ne faccio segreto, ma cerco di farlo con moderazione. Scorrendo i vari Istagram, tik tok, facebook etc etc mi è capitato sempre più frequentemente di vedere contenuti pubblicati da donne adulte, che sponsorizzavano prodotti, cibo, insegnavano la qualunque pur di stare là, in primo piano, da qui l’idea di rappresentare una influencer adulta piuttosto che una ragazza. C’è anche del buono sui social, non lo nego, ma vedo anche tantissime cose per cui mi chiedo “ma perchè?!”. Quindi per risponderti io un perchè non lo vedo. Laura, intendiamoci, io sono la prima a sostenere che i propri sogni vadano inseguiti e perseguiti a qualsiasi età e se c’è qualcuno che crede che fare l’influencer in un qualche settore possa essere il proprio sogno nel cassetto, ben venga, ma per citare un film che amo molto, A star is born, nella versione con la regia di Bradley Cooper, “il talento ce l’hanno in molti, ma avere qualcosa da dire e dirla in modo che la gente la ascolti, questa è un’altra cosa”.
Ho notato un uso particolare della sequenza narrativa al pari di uno storyboard durante le prime scene di vita domestica, riuscitissimo nel coinvolgimento emotivo, devo dire. Perchè la scelta di questo stile?
Principalmente per emulare ciò che avviene nella realtà di questi contenuti social dove tutto è descrittivo fino allo sfinimento, tutto è ticchettato per sottolineare, tutto diventa rumore, fastidio, suono e al contempo immagine chiara per tutti proprio a sottolineare quanto sia bello, utile, necessario, interessante ciò che stanno proponendo. Ci piaceva sottolineare lo scollamento tra la realtà e la finzione dei social, per questo abbiamo “caricato” tutto l’inizio di questo tipo di immagini.
Senza spoilerare il finale possiamo tranquillamente dire che il titolo Follower #1 riguarda il contatto in diretta streaming che la protagonista ha ogni mattina con il primo follower del giorno. Ma in una mattinata, apparentemente come mille altre, accade qualcosa che conduce la protagonista a misurarsi tra realtà e rappresentazione social. Pensi che questi due piani, ovvero realtà e finzione, possano convivere parallelamente senza creare un cortocircuito oppure quali conseguenze possono creare?
Allora di base si, fa riferimento a questo follower numero 1 che la protagonista ha da anni, da quando ha iniziato a fare ciò che fa. Ma anche virtualmente al figlio, che a sua insaputa è tra i suoi sostenitori. Allora Laura, i due piani convivono parallelamente per tutti, raro secondo me trovare qualcuno che racconti sui social ogni verità della propria vita senza porre un filtro, per cui credo che tutti facciamo il possibile per condurre le due vite in modo parallelo, la vita vera e quella social. Purtroppo la vita social, proprio perchè tale, espone la vita vera a possibili cortocircuiti continui ecco perchè ci ho scritto un corto. Bisogna fare molta attenzione a ciò che si pubblica, basta a volte talmente poco per distruggere una vita. Le conseguenze possono essere insignificanti o devastanti a seconda dell’importanza di ciò che accade e di quanto si riesca a farsi scivolare addosso ciò che accade.
Qual è il messaggio principale di questo film che speri arrivi al pubblico?
La domanda più semplice a cui rispondere, Laura. Amiamoci dal vivo finchè ne abbiamo modo e tempo. Torniamo a guardare le persone negli occhi quando le abbiamo davanti, ricordiamoci chi siamo, riscopriamo il piacere di una cena, di una passeggiata o di un concerto senza sentire il bisogno di riprenderne ogni istante. Ricordiamoci che chi ci sta accanto è più importante del signor nessuno dall’altra parte del mondo che ci vede su un social. Viviamo il presente. Ti sembra troppo sdolcinato? Io lo trovo molto concreto e molto romantico. Dovremmo tornare a insegnarlo ai nostri figli o in tanti casi, impararlo da loro, da quei pochi giovani che non si sono lasciati corrompere dal “social” e che per fortuna ci sono!







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