Giovanni Gentilucci è una persona vera. Un produttore “vecchia scuola” di come forse non ce ne sono più. Ama il suo lavoro, ama suonare – era / è un ottimo chitarrista – e mette sempre passione nei suoi prodotti. La sua etichetta, nata nel 2004 (unitamente alle edizioni musicali Timestretch, di cui è proprietario), è una piccola gemma italiana e porta avanti la Musica (qui la maiuscola non è un refuso) ed il “Made in Italy” nel globo. Nel suo rooster, artisti internazionali del calibro di Marco Ohm, Larssen e i Commodity Place. Giovanni risponde alle nostre domande sui talent musicali, su social network e musica e sulla pirateria.
Talent musicali: si o no?
Direi “si” da un lato hanno reso più facile per molti l’accesso al mondo dello spettacolo, anche se nel mio caso a poco servono. Gli artisti prodotti dalla mia etichetta escono per la maggior parte nel mercato estero, e solitamente i talent sono prodotti nazionali… Comunque, visto che è una tendenza generale, non solo italiana, meglio avere un talent show che non averlo.
Social network e musica: questo matrimonio s’ha da fare? O meglio… è un connubio che paga?
S’ha da fare si! I social sono uno degli strumenti piu immediati per far arrivare la musica ai giovani, in particolare per un piccolo editore come me: personalmente sono un ottimo strumento per far conoscere al pubblico i miei artisti.
Trenta e passa anni a produrre e realizzare musica: quant’è cambiata l’industria in questo trentennio? Se lo ha fatto – e noi crediamo proprio di si! – l’ha fatto in meglio o in peggio?
Beh, la musica negli ultimi 30 anni e’ cambiata molto, sia nei generi che nei modi di comporre, eseguire e registrare. Credo che i cambiamenti siano sempre un bene e servano a valorizzare anche il passato.
Pirateria e musica: è davvero un danno ingente come dicono (dicevano?) i Metallica?
La pirateria c’è sempre stata in molti settori, non solo quello musicale. Il digitale e la musica liquida non hanno fatto solo “danni”, ma insegnare alla gente che se effettui il download di un brano o copi un film o un cd, il danno lo fai anche a te stesso sarebbe il caso… Perché magari quell’artista e quella produzione, incassando il giusto, sarebbero state incentivate a produrre altro. E magari, non avendo raggiunto l’obbiettivo ci si ferma ad una sola prima uscita. Nel mio caso, comunque, di pirateria ne subisco poca: sono solo un piccolo editore in un mare di musica.






Lascia un commento