Spielberg con Disclosure Day ci mostra una verità più grande
Quel calcio del lottatore all’inizio di Disclosure day ci dice esattamente dove siamo: sul baratro di una comunicazione violenta e falsata. Ne è vittima lo spettatore-cittadino che nella vicenda del film di Spielberg ha la possibilità di sentirsi ridestato e in via di connessione con una verità più grande, prestando fede nella libertà e dando motivo di speranza al passo di una visione ebbra e concitata.
Il nuovo film di Spielberg è un altro D. Day Movie in grado di riverberare l’utopia e il romanticismo di un messaggio pacifista che soltanto agli occhi più cinici sembrerà desueto. E non è desueto ma portentoso il sogno del cineasta di rimettere in sesto il viaggio rivolto alla memoria e alla conoscenza (del cinema, dei linguaggi) sfoderando una meditazione nuova sulla comunicazione che passa attraverso una modalità immersiva di conoscenza dell’altro. La dimensione aliena che si sintonizza con i due protagonisti del film, chiamati come in Incontri ravvicinati del terzo tipo ad un incontro con la presenza extra-terrestre, convoca i personaggi ad assumere altre voci, fa parlare russo la giornalista metereologa, dona al thriller una coloritura inquieta e simbolica lasciando intendere che qualcosa di grande sta per prendere spazio e rivelarsi attraverso un linguaggio che è sempre stato lì, pronto per essere ritrovato sotto la scorza ruvida della maschera sociale. Disclosure Day è un film-inseguimento come nel miglior Spielberg ma è anche il lungometraggio che bilancia l’utopia capovolta rappresentata dalle macchinazioni della Wordex, la sinistra azienda di Cibersecurity in possesso dei materiali che testimoniano di abusi e depredamenti delle presenze aliene in 79 anni di storia secretata, grazie a una clamorosa e concitata corsa verso la meraviglia del possibile, dove due animi “prescelti” sono chiamati a vivere il contatto con l’altro ritrovandosi come a casa. E per Spielberg essere a casa significa anche fare incontrare universi personali e collettivi, non dimenticando la dimensione iniziale della fiaba tanto affine al linguaggio dei sogni e degli infanti. La fiaba, il mondo di Biancaneve e gli animali del bosco sono tramite di un incontro con l’altro che nel film è un incanto di leggerezza e simbolismo, e questo contatto alieno è animato da una fiduciosa speranza che non si sovrappone e non sostituisce la fede in altro (la metereologa rifiuta di essere oggetto della venerazione di una devota in Dio), rivelandosi il film un riflessione sul rapporto tra la fede e la scienza, tra le utopie e il loro capovolgimento, tra il bisogno di rivelare al mondo segreti che appartengono a tutti e la consapevolezza che le cose non potranno essere più come prima dopo una simile rivelazione.

Un film politicamente schierato e coraggioso
Non soltanto Disclosure Day è un film politicamente schierato e coraggioso, ma un racconto aggiornatissimo dal respiro epico che Spielberg gira con ispirazione e sensibilità, mettendo in mostra la sua fede, il suo gusto per il cinema sul baratro, le sue prodezze dal sapore hitchcockiano e la sua sensibilità ecologica. Tra omaggi a Walt Disney, a Robert Wise, al B-Movie e all’utopia della miglior fantascienza, anche i buchi di sceneggiatura sembrano più delle enigmatiche espressioni (di quello che possiamo osare a dire) che degli errori, il film rivelandosi come un’epifania in cui siamo protagonisti di una perpetua fuga condotta sul filo di una tensione abilmente controllata, con scarti temporali e salti spaziali che sottolineano la maturità dell’autore e la modernità del film, pur in un respiro sostanzialmente classico e hollywoodiano ma di grande eleganza. Fino a quel finale rivelazione in cui torniamo, per una volta, spettatori di un “doc” animato dalla sorpresa della scoperta sconcertante, un’immersione nella pietas che rinnova il nostro sdegno verso l’intransigenza delle politiche para-governative rivolte alla prevaricazione e conniventi con il clima di una terza guerra mondiale che nel film è in già clamorosamente in atto. Dopo West Side Story e The Fabelmans, Disclosure Day è un altro film sentito, clamorosamente affettuoso verso il cinema dal respiro epico, animato da una riflessione sul linguaggio che stordisce e provoca una vertigine di grande coinvolgimento segnando un punto in più nella tavolozza dell’impegno artistico e culturale del suo autore. Un tempo si distingueva tra Movie Makers e Filmmakers quando si raccontava la storia del nuovo cinema americano. Spielberg vs Scorsese, Lucas vs De Palma. Disclosure Day ci ricorda una volta di più che queste due categorie oggi le troviamo fuse, mischiate, e Spielberg, l’inventore del blockbuster con Lo squalo, è da tempo passato a confondere le acque, conservando “scandalosamente” uno spirito umanitario romantico pur in una luce di consapevolezza drammatica maturata con le pagine di storia collettiva raccontata in film come Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan, Lincoln.

E’ un piacere ritrovare un autore in grado di viaggiare oltre e di portare in un nuovo film tutto il suo mondo espressivo, come un Fellini della fantascienza planetaria, come un narratore che in questo film più che in altri ci parla non soltanto di empatia ma di sincronicità riscoperta, di valenze simboliche, lasciando all’immagine di compito di muoversi in una perpetua stratificazione. Sovente nel film le immagini hanno come una doppia dimensione, un doppio strato, ed è singolare che nelle cabine di comando della comunicazione, come quelle della Wortex, campeggi una composizione di schermi in cui la realtà si trova frammentata e oltremodo complessa. Ma è particolarmente significativo il riverbero sullo schermo dell’auto con cui Daniel fugge in compagnia della sua fidanzata all’inizio del film. Le immagini sui vetri dell’auto riflettono una strada in movimento, come un cammino differente e parallelo che i personaggi si ritrovano a imboccare e che attualizza lo sguardo verso l’altrove planetario che il protagonista di Incontri ravvicinati del terzo tipo rivolgeva al cielo. Oggi guardiamo meno verso le stelle, il nostro sguardo è sbarrato da schermi che ci limitano, da quelle strade urbane segnate da un realismo anche brutale, ma il film di Spielberg ci invita ancora una volta a tentare la via di una comunicazione, intima e personale, che il cinema sa rendere collettiva restituendone la pregnanza con immediatezza e limpidezza. E forse dopo la visione di Disclosure Day torneremo a guardare un po’ di più verso le stelle…







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