Con Fedele alla Linea Germano Maccioni (“Cose naturali”, “I giorni scontati”), ci presenta un documentario che ha come Soggetto Giovanni Lindo Ferretti (leader dei CCCP) e come storia, la sua vita. Un percorso ciclico in cui i tasselli si rompono e si ricompongono, raccogliendo in un canto equestre, emozioni, concerti, viaggi e pensieri di un uomo discutibilmente raro.

Il regista vuole precisarlo: “Questo non è un film biografico, né musicale, sta più in profondità”. Lo si capisce immediatamente dalla poesia che permea le immagini, dalle riprese degli spazi e dal racconto dell’artista. Non si tratta tanto di far emergere il cantante, quanto un uomo coinvolto in un nuovo progetto che ha il sapore della rinascita: “Saga”, un’opera equestre “arcaica, barbarica, di polvere e d’azione”, così come la definisce lo stesso poeta.
Incontrando Giovanni Lindo Ferretti si riconosce un artista che come pochi è capace di approfondire con un’intensità palpabile ogni idea e ogni ideologia, abile nel dosare il peso e il significato delle parole, acuto soprattutto nel riconoscere il valore della riservatezza. Qualcuno che, a discapito di quello che si possa dire, resta coerente col suo pensiero, che muta, sforna dubbi e ritorna su se stesso, conservando “fedelmente” la sua natura/linea.
Scoprendo le tappe fondamentali della sua vita, viene quasi voglia di ringraziare suor Aurelia Strozzi, la prima a notare la potenza vocale dell’ancora collegiale Ferretti. A lei si deve, forse, l’incipit di quello che diverrà un artista poliedrico e carismatico come pochi; che poi sia stato un intervento divino a deciderlo, rimarrà ovviamente ignoto, fatto sta che ogni cosa nella vita di Lindo Ferretti ha un collegamento con la religiosità e di conseguenza, col suo opposto. La vita e la morte diventano argomento, dimensione e interrogativo. Come lo stesso poeta dichiara, la sua esistenza è stata determinata da cinque malattie e una guarigione, punti cruciali di un (dis)equilibrio continuo tra la sofferenza e la soddisfazione, in un’ininterrotta ricerca di risposte, testimoniate nella musica, nelle paure e nei cambiamenti. Al fianco dei CCCP-CCS, emergono la formazione letteraria, politica e popolare, le storie familiari e la stalla, quest’ultime punto di salvezza e di ritorno. I cavalli sono un collegamento tra passato e futuro, una costante che fa da sfondo al documentario e non solo. “Senza il nitrito dei cavalli non ce l’avrei fatta, mi sarei bruciato in un mese”, afferma, quel nitrito, rappresenta una rottura dal palcoscenico e dagli eccessi, da un’introspezione nera e un malessere che si è sempre portato sulle spalle, grosso come un cd! Racconta.
Dietro le quinte di Fedele alla linea ci sono volti giovani (alcuni Allievi di Bottega), idee positive e impegno. Un lavoro che non passa inosservato anche quando si ascoltano le parole del regista, si scoprono fonti e inediti, si guardano spezzoni di vhs mai visti, foto di famiglia e tanto altro.
La potenza di questo film incanta soprattutto coloro che apprezzano Ferretti e la sua scrittura, cha sanno accettare l’uomo con la sua debolezza e lo leggono nel suo ermetismo, dalle cose più semplici, alla complessità più nascosta, irrisolvibile e cangiante. Tuttavia il lungometraggio non si pone come un’auto celebrazione di un “personaggio” o un monumentino a se stesso, ma ha una sua funzione, quella teatrale appunto, in un anno 2013 che Ferretti definisce di “redenzione”.
La frase: “Non c’è stata la storia finché l’uomo non è salito a cavallo”.
Scheda film
Titolo: Fedele alla linea
Regia: Germano Maccioni
Cast: Giovanni Lindo Ferretti
Genere: documentario
Durata: 74′
Produzione: Articolture in associazione con Apapaja
Distribuzione: Cineteca di Bologna in collaborazione con Articolture e Apapaja
Uscita: 10/05/2013.
Annamaria Scali.






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