Avventurarsi nelle biografie cinematografiche di personaggi famosi è sempre un terreno molto rischioso, ma non è il caso di Stanlio e Ollio (Stan & Ollie), il film diretto da Jon S. Baird appena uscito nelle sale italiane, che riesce in un’impresa apparentemente impossibile: riportare in vita la coppia comica più divertente e geniale in assoluto, grazie a un impeccabile make up e soprattutto alle straordinarie performance d’attore dei due interpreti, l’inglese Steve Coogan nei panni del sottile Stan Laurel e lo statunitense John C. Reilly in quelli del corpulento Oliver Hardy.
Questo bellissimo e commovente biopic è ispirato al libro di A. J. Marriot Laurel & Hardy, the British tours. Lo sceneggiatore Jeff Pope ha parlato di “storia d’amore tra due uomini” e in effetti è un’espressione più che legittima.
Divisi: un nuovo partner per Ollio
Nel cortometraggio di George Marshall Precipitati in un buco (Towed in a Hole, 1932) Ollio diceva a Stanlio: “ricorda… uniti stiamo su, separati andiamo giù”. Il film Stanlio e Ollio parte proprio da un accidentale momento di rottura nella carriera dei due comici. Siamo nella seconda metà degli anni Trenta, durante la lavorazione del lungometraggio I fanciulli del West (Way Out West, 1937). Si gira la famosa scena del balletto improvvisato sulle note di un motivo country che un gruppo di cowboy sta suonando sulla strada, all’ingresso del saloon: un duplicato della sequenza originale, dove Steve Coogan e John C. Reilly ripropongono con precisione le esatte movenze e lo stesso effetto di scanzonata allegria. Ma il clima, fuori dalla scena, è poco allegro. Stan Laurel è sempre più insofferente nei confronti di Hal Roach, vorrebbe che il loro compenso venisse aumentato, anche perché i due attori necessitano continuamente di soldi per via delle loro turbolente vite sentimentali e per far fronte alle esose richieste delle ex mogli. Ma Oliver Hardy è sempre molto cauto, non ama i contrasti, così è il solo Stan ad affrontare il produttore, che li tiene sotto contratto come coppia dal 1927 ma con accordi disgiunti, in modo da essere sempre in una posizione di forza nei confronti dei due attori e, in caso di contrasti, usare l’arma del ricatto minacciando di rescindere il contratto a uno dei due e rinnovarlo solo all’altro. Ed è quello che accade.
Ormai alle strette, Hal Roach rimprovera a Stan di non rispettare la clausola morale contenuta nel suo contratto continuando imperterrito a far parlare di sé e delle sue burrascose peripezie coniugali ormai di dominio pubblico. Stan replica rinfacciandogli una macchia nella sua reputazione: il tanto chiacchierato progetto di mettersi in società col figlio del duce, Vittorio Mussolini, per avviare una serie di coproduzioni che coinvolgessero maestranze americane e attori italiani, un’ipotesi che in effetti aveva suscitato aspre polemiche in ambito hollywoodiano e che si risolse in un nulla di fatto. Risultato di questa spiacevole diatriba è che Hal Roach decide di rescindere gli accordi contrattuali di Stan, ma non quelli del suo compagno Oliver che, con un po’ di dispiacere ma spinto dalla necessità di lavorare e rimpinguare il conto in banca, si trova a recitare con un nuovo partner, Harry Langdon, nel film Zenobia. La pellicola, aggiungiamo noi, uscì nel 1939 e fu un flop al botteghino: era chiaro che la nuova accoppiata comica non avesse alcun futuro.

Il litigio con il produttore
Con un salto di ben sedici anni, e il conseguente invecchiamento dei due attori e i sempre più marcati problemi di sovrappeso di Oliver Hardy, il biopic ci porta in Gran Bretagna nell’autunno del 1953, per raccontare l’ultima, malinconica tournée teatrale di Stanlio e Ollio. Ma cosa è successo in questo lungo arco di tempo? E’ bene ripercorrere brevemente ciò che nel film non viene spiegato.
In realtà, dopo I fanciulli del West la coppia di comici lavorò ancora insieme per Hal Roach in Avventura a Vallechiara (Swiss Miss, 1938) e Teste dure. Vent’anni dopo (Block-Heads, 1938). Solo allora si arrivò al fattaccio, con l’inaspettata esperienza solista di Oliver e l’insuccesso di Zenobia. Ma già nell’aprile del 1939 il produttore e Stan Laurel tentarono di appianare le divergenze siglando un nuovo contratto della durata di un anno che riunì il duo e portò alla realizzazione di due film: Noi siamo le colonne (A Chump at Oxford, 1940) e C’era una volta un piccolo naviglio (Saps at Sea, 1940). Tra uno e l’altro, presero parte anche a una produzione indipendente dal titolo I diavoli volanti (The Flying Deuces, 1939). Chiusa definitivamente, dopo quattordici anni, la prolifica collaborazione con Hal Roach, per il quale in pratica erano stati dei semplici dipendenti (anche se, va precisato, per contratto Stan Laurel aveva diritto a intervenire meticolosamente nella stesura dei copioni e nella costruzione delle gag), i due attori diedero vita alla “Laurel and Hardy Feature Productions” con l’intento di avere un maggiore controllo sulla loro produzione artistica e firmarono un contratto non esclusivo con la Twentieth Century Fox. Le sceneggiature messe in cantiere dalla Fox negli anni Quaranta portarono a un cambiamento nelle dinamiche della collaudata coppia. Anche se un film come Ciao amici! (Great Guns, di Monty Banks, 1941) fu, stranamente, un successo di critica e di pubblico, non si può certo parlare di una fase esaltante nella carriera di Laurel e Hardy, ma non si potevano permettere il lusso di rinunciare al lavoro, perché erano entrambi costantemente alle prese con richieste di alimenti, cause, ingiunzioni. Tra il 1941 e il 1945 recitarono in otto film, dividendosi tra Fox e MGM. L’ultimissimo titolo della loro filmografia è Atollo K (Atoll K, 1951), una produzione franco-italiana le cui riprese si svolsero nel Sud della Francia, con una lavorazione molto travagliata anche a causa dei sopraggiunti problemi di salute di Stan Laurel. In quell’occasione furono impegnati in un giro promozionale in alcune città d’Italia. Nel film avrebbero dovuto comparire anche Totò e Fernandel, che però si ritirarono dal progetto. Nel frattempo Oliver Hardy aveva sostenuto altri due piccoli ruoli solisti di bravo caratterista, uno in una pellicola prodotta da John Wayne dal titolo Il ritorno del Kentuckiano (The Fighting Kentuckian, 1949) e l’altro nel film di Frank Capra Le gioie della vita (Riding High, 1950). Nel 1952 si lanciarono in una prima tournée teatrale nel Regno Unito e in Irlanda, cui ne seguì una seconda tra il 1953 e il 1954. E torniamo al biopic di Jon S. Baird.
L’ultima tournée
Con il lungo salto temporale di sedici anni, il tour britannico intrapreso nel 1953 appare quasi come la diretta conseguenza del film Zenobia. Sembra cioè che Oliver, o Babe com’era soprannominato, inseguito dai rimorsi per aver procurato dispiacere all’amico recitando senza di lui, dopo tanti anni voglia farsi perdonare assecondando Stan nella decisione di recarsi oltreoceano per una serie di estenuanti esibizioni dal vivo e convincere un produttore londinese a fare un ultimo film: una parodia sulle gesta di Robin Hood, di cui Stan sta mettendo a punto ogni singola scena. Non è esattamente così. Come abbiamo visto, in quel lungo lasso di tempo sono successe molte cose e la breve separazione, anche se spiacevole, era stata in sostanza un incidente di percorso provocato dall’intransigenza di Hal Roach. Si tratta più che altro di una scelta funzionale al racconto su cui si concentra il biopic: il dolce racconto del crepuscolo di Stanlio e Ollio. Una licenza poetica che, tuttavia, non intacca minimamente il valore del film, meravigliosamente bello e toccante.
Nei teatri di periferia
Ritroviamo i nostri eroi in Gran Bretagna, dunque, alle prese con teatri di periferia e alberghetti modesti. L’aspetto divertente è che, oltre a vederli nelle classiche gag in cui si esibiscono sul palcoscenico, assistiamo anche nella vita di tutti i giorni a situazioni spassose che citano addirittura i loro stessi film più famosi. Ad esempio, costretti a trasportarsi da soli le valigie nei loro vari spostamenti, per guardare l’orologio Stan lascia cadere il grosso baule che sta trascinando su per le scale, con chiaro riferimento al celebre cortometraggio La scala musicale (The Musical Box, 1932) dove a scivolare giù per i gradini era un pianoforte. Si ride, ma con un fondo di amarezza. All’inizio del tour si registra una scarsa affluenza di pubblico. I teatri sono sempre mezzi vuoti, con grande delusione di Stan e Oliver. Ma poi, dopo un adeguato battage pubblicitario che prevede ripetute apparizioni pubbliche dei due vecchi divi ed eventi inaugurali, la tournée decolla e gli spettacoli in giro per il paese cominciano a registrare il tutto esaurito fino ad arrivare alle date di Londra al Lyceum Theatre, dove il duo viene raggiunto dalle rispettive ultime consorti: Ida Kitaeva Laurel (Nina Arianda) e Lucille Hardy (Shirley Henderson). Si ride ancora, questa volta con un quartetto, mariti e mogli: “due coppie comiche al prezzo di una” dice l’agente teatrale. Ma l’amarezza non ci abbandona. Da una parte vediamo l’umiliante attesa di Stan, che sta aspettando invano di parlare con il produttore cinematografico nei suoi uffici di Londra, per poi sapere da una segretaria che il film su Robin Hood non si farà per mancanza di finanziatori. Dall’altra, sempre in bolletta Oliver tenta l’ennesima puntata ai cavalli per recuperare la somma necessaria a comprare un braccialetto per la sua adorata Lucille, ma perde la scommessa.
La dura legge di Hollywood
Quanto può essere crudele l’industria dello spettacolo e in particolare Hollywood, che aveva relegato in cantina due mostri sacri della comicità. A questo punto si comincia a trattenere a stento le lacrime. Riemergono antichi rancori. Stan rinfaccia all’amico di aver fatto un film senza di lui e di non averlo mai aiutato a far valere le proprie ragioni con Hal Roach, pensando solo al golf e alle corse di cavalli. Oliver gli rimprovera di essersi sempre nascosto dietro alla macchina da scrivere, con la sua mania di controllare in ogni dettaglio la sceneggiatura e riscrivere i copioni: “tu hai amato Stanlio e Ollio, ma non hai amato me”, gli dice e dopo qualche giorno viene colpito da un lieve attacco cardiaco. Il resto della tournée sembra destinata a sfumare e l’ultimo film, frutto della creatività di Stan ma che non vedrà mai la luce, prende vita per un attimo soltanto nella loro immaginazione con la scena in cui Ollio cade nel lago: la scena di cui si è sentito parlare spesso e che indispettiva fortemente Lucille Hardy, preoccupata che il marito potesse farsi male. Dopo i dissapori, però, torna l’amore e riemerge, più forte di prima, il loro legame speciale. Si sorride commossi quando Oliver, riacquistate le forze, decide di continuare – non senza difficoltà – gli spettacoli previsti in Irlanda. Ma è l’ultima volta. “E’ stato bello finché è durato. Mi mancherà quando sarà finito”. In platea le due donne, sempre pronte a punzecchiarsi, finalmente si prendono teneramente per mano mentre i mariti si congedano dal pubblico con il balletto dei fanciulli del West e poi, inchinandosi per l’ultimo saluto, anche loro due si tengono la mano. Oliver Hardy morirà il 7 agosto del 1957. Si legge in un articolo pubblicato dopo la sua scomparsa: “Il sommo talento di saper curare con una bella risata è proprio solo dei grandi clown”. L’altro grande clown, Stan Laurel, morirà il 23 febbraio del 1965, dopo aver trascorso gli ultimi anni a scrivere nuove storie per gli immortali Stanlio e Ollio.
- DATA USCITA:
- GENERE: Biografico, Commedia, Drammatico
- ANNO: 2018
- REGIA: Jon S. Baird
- CAST: John C. Reilly, Steve Coogan, Danny Huston, Shirley Henderson, Stephanie Hyam, Nina Arianda, Susy Kane, Rufus Jones
- PAESE: Gran Bretagna, USA, Canada
- DURATA: 97 Min
- DISTRIBUZIONE: Lucky Red






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