Cetto La Qualunque è tornato! Abbandonata la politica, si è ritirato in Germania dove gestisce con successo una catena di ristoranti e pizzerie, perché “l’Italia ormai è un Paese depilato”.
Corredato di giovane e bella moglie tedesca, una figlioletta, dei suoceri neonazisti, a dimostrazione della propria completa integrazione Cetto sfoggia un rinnovato crine biondo platino! Ma una sera a bordo di un’auto, per non attendere il primo volo del mattino per l’Italia, torna alla terra natia viaggiando tutta la notte con la moglie e il suo inseparabile braccio destro Pino per correre al capezzale della amata zia per l’ultimo saluto. La zia, apparentemente in punto di morte, rivelerà a Cetto i suoi veri natali: Cetto è figlio di un principe! Quale migliore ghiotta occasione per Cetto di tornare al comando e, questa volta, attraverso il potere assoluto della monarchia?

Castelli, caccia alla volpe, lezioni di bon ton e galateo, squilli di trombe, cortigiane, matrimoni combinati, il tutto concertato però dai fili invisibili dei forti poteri, nel quale il narcisismo, l’attrazione per il potere, l’ignoranza e svariate nefandezze del personaggio creato da Antonio Albanese e Piero Guerrera risulta la pedina migliore affinchè la vita di uno stato vada come pianificato. Ma mai sottovalutare la personalità di un personaggio come Cetto, le conseguenze potrebbero essere imponderabili.
Cetto C’è, Senzadubbiamente è il terzo film di quella che potremmo dunque definire una saga. Con la regia di Giulio Manfredonia sarà al cinema da domani 21 Novembre, distribuito in 525 copie.
Una favola nera, nella quale Albanese ha il dono di narrare, attraverso l’energia della comicità, uno dei sentori legati alla contemporaneità:
Col tempo mi sono reso conto che con tutto quello che succede ultimamente nella politica italiana, Cetto rischiava di trasformarsi in un moderato e che forse doveva riapparire adeguandosi all’aria del tempo, facendosi ancora più trasgressivo e potente”.
Cosi come sono trasgressive e potenti le affermazioni di Cetto e, soprattutto, efficaci al suo essere in veste monarca: “gli italiani sono un gregge che segue il cane e io abbaio benissimo”, “siamo la minchiata giusta al momento giusto”. Cetto Buffo delle due Calabrie (stravolgendo anche il nome della dinastia borbonica), con il suo più alto titolo nobiliare convoca anche i politici per contare sul loro supporto (“da deputati a vassalli cosa vi cambia?”). Il connubio per la sceneggiatura tra Antonio Albanese e Piero Guerrera risulta cosi riuscito nella forma della commedia. Alla quale contribuisce un cast artistico che si combina con il protagonista mantenendo ogni personaggio in una propria identità in sintonia con esso. Lorenza Indovina, ottima nel ruolo della ex moglie ritiratasi in un convento nel quale è fortemente incisiva in una scena di incontro con il proprio exmarito. Gianfelice Imparato perfetto nei panni di Venanzio, elegante e aristocratico ma con accurate sottigliezze. Tra le novità, Caterina Shulha che interpreta la giovane moglie tedesca di Cetto, risulta efficace e ben si armonizza con un cast collaudato.
93 minuti diretti da Giulio Manfredonia con ritmo e fluidità da chi lavora con Albanese da 25 anni. Un film che divertirà, ma farà anche molto riflettere “senzadubbiamente”.






Lascia un commento