Continuano gli appuntamenti con le Lezioni di cinema a cura di Elvira Ardito e Giancarlo Giraud, presso la Mediateca dello spettacolo e della comunicazione del Centro Civico “G. Buranello” di Genova. Dopo il ciclo messicano di Luis Buňuel, dopo un omaggio a Mario Soldati con il film Le miserie del signor Travet (1946) e il ricordo di Ugo Gregoretti con la proiezione de Il pollo ruspante, dal film a episodi Ro.Go.Pa.G (1963, di Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Gregoretti), l’anno si chiude con due pomeriggi in piacevole compagnia di Stan Laurel e Oliver Hardy.
Mercoledì 11 dicembre alle 17.30 sarà proiettato I figli del deserto (Sons of the Desert, di William A. Seiter, 1934), uno dei lungometraggi più belli e divertenti della celebre coppia comica che negli anni Sessanta ha dato anche il nome ad una associazione internazionale di ammiratori del popolare duo, mentre il mercoledì successivo sarà proposto il primissimo lungometraggio interpretato da Stanlio e Ollio, Muraglie (Pardon Us, di James Parrott, 1931), che riutilizzava in parte le scene di un film prodotto l’ano prima dalla MGM: Carcere (The Big House, di George W. Hill, 1930).
Un aspetto interessante della comicità di Stanlio e Ollio riguarda la natura assolutamente accidentale di eventi improvvisi che spesso hanno un ruolo decisivo nelle dinamiche comiche dei loro film. Le numerose argomentazioni e analisi critiche sull’arte della coppia Laurel & Hardy non hanno, a nostro avviso, messo sufficientemente in risalto il peso che l’assoluta casualità degli avvenimenti – in prevalenza incidenti di natura fisica, ma non solo – ha avuto sull’interazione dei due personaggi e sullo svolgimento delle loro storie, dal muto al sonoro, dalle comiche a due rulli ai lungometraggi.
Un esempio lampante è dato proprio da I figli del deserto, che potremo rivedere alla Mediateca del Centro Civico Buranello di Genova. In questo film il fenomeno scatenante è un doppio evento esterno di tale imprevedibilità che potremmo considerarlo mandato dal cielo per punire i due amici, rei di aver ingannato le rispettive mogli. Dopo aver inscenato un esaurimento nervoso di Ollio e aver concordato con un dottore complice (in realtà un veterinario, ma “un veterinario di bestie ammaestrate” come dice Stan per giustificarsi del fatto di aver contattato, tra tanti medici, proprio lui) la prescrizione di un viaggio di salute a Honolulu per riposare e respirare aria di mare, i due si recano di nascosto a Chicago al tanto agognato congresso della congrega dei Figli del Deserto, di cui Stanlio e Ollio sono orgogliosamente membri con grave disappunto delle consorti. Tutto sembrerebbe filare liscio, fino a quando la notizia del naufragio della nave che faceva rotta tra Los Angeles e Honolulu mette in apprensione la signora Laurel e la signora Hardy. I mariti, che sono all’oscuro dell’infausto evento, ritornano a casa allegri e spensierati, con tanto di collane hawaiane, due ananas e un ukulele, intenzionati a portare a lieto fine la diabolica messinscena. Le mogli sono uscite e nell’attesa Stanlio e Ollio leggono per caso la notizia del naufragio sul giornale e, in preda al panico, corrono a nascondersi in soffitta occultando ogni traccia della loro presenza. Coi nervi scossi, le due donne rientrano a casa e credono di sentire dei rumori (e in effetti è così, i rumori provengono dalla soffitta) ma si convincono che dipenda dal loro stato emotivo e dunque, invece di indagare, decidono di andare al cinema per distrarsi. A questo punto la situazione potrebbe apparire sotto controllo e il pericolo scongiurato, ma la sorte avversa si manifesta con un secondo evento funesto, questa volta decisivo. In sala proiettano un cinegiornale che offre un resoconto del congresso di Chicago e la didascalia intitola ironicamente: “i Figli del Deserto lasciano i guai a casa durante il loro congresso annuale”. Mentre la moglie di Ollio, in ansia, si pente per avergli impedito di partecipare al raduno, le immagini ci mostrano i due amici mentre sfilano sorridenti, in evidente stato di eccitamento, per le strade della città e si prestano giocosi all’obiettivo del cineoperatore, senza immaginare le tragiche conseguenze che tutto ciò avrebbe comportato. Per una serie, sempre fortuita, di circostanze, Stanlio e Ollio sono costretti a rincasare prima dell’annunciato sbarco dei profughi superstiti, previsto per il giorno dopo. Provano invano a trovare scuse plausibili, negando l’evidenza. Ora, ci si aspetta che il devastante epilogo travolga entrambe i fedifraghi consorti, ma per l’ennesima volta il destino si accanisce sul solo Ollio. Messo alle strette, Stanlio crolla e, cimentandosi in uno dei suoi abituali piagnistei, confessa tutto. Ma sarà proprio la sua sincerità a salvarlo e a farne, per l’incredulità dell’amico e anche del pubblico, un uomo in vestaglia coccolato dalla moglie, che lo ha perdonato per il suo candore e vuole premiarlo con cioccolatini, sigarette e alcolici. Ollio, che al contrario ha continuato imperterrito a negare, diventerà l’inerme bersaglio della foga rovinosa di Mrs. Hardy.
Puntualmente ogni impresa di Stanlio e Ollio sembra sfociare nel caos e nella distruzione. «Sappiamo benissimo», ha scritto Marco Giusti, «che ai nostri due eroi può capitare di tutto, morire, essere dilatati o trasformarsi fisicamente, o cadere cento volte da un tetto senza farsi male». E a rimetterci di più è quasi sempre lo sfortunato Oliver Hardy, che coi suoi spassosissimi camera-look, ovvero i suoi sguardi in camera, sembra voler condividere con il pubblico il proprio sconforto.






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