Nel catalogo di Netflix dal 9 luglio c’è l’opera prima di Douglas Attal: Come sono diventato un supereroe, che avrebbe dovuto arrivare nei cinema nel suo paese di origine, la Francia, ma le decisioni relative alla pandemia hanno cambiato i piani fino a che la programmazione di Netflix lo ha raccolto tra i titoli finiti nel limbo distributivo.
D’altra parte noi in Italia stiamo aspettando con ansia e da un pezzo Diabolik dei Manetti Bros (in arrivo nelle sale dal 16 dicembre 2021) e Freaks Out di Gabriele Mainetti (atteso per il 28 ottobre 2021).

Come sono diventato un supereroe è un poliziesco piacevole e a tratti divertente, che unisce gli stilemi di genere alla mitologia americana del superoe, ma in versione europea. Le comministioni di questo tipo sono spesso interessanti, soprattutto quando una storia cruda e realistica incontra il fantastico, stemperandosi ed arricchendosi vicendevolmente. Il pensiero va all’efficace poliziesco sul pregiudizio razziale Bright di David Ayer, passata produzione Netflix, con Will Smith, il poliziotto umano, e Joel Edgerton, il poliziotto orco. Persino all’italiano Jeeg Robot di Mainetti, che pur con ben altri intenti drammatici raccontava una periferia degradata e un uomo semplice alle prese con poteri fantastici ma anche con la parte cattiva dell’umanità. Il conturbante, bellissimo e brutale Border- Creature di Confine di Ali Abbasi può dare un’idea di a quali estremi ci si possa spingere, mescolando i generi.

In Come sono diventato un supereroe, titolo che sembra declassare il film in partenza, ma traduzione fedele dell’originale in francese, lo stropicciato e fascinoso tenente Moreau (Pio Marmaï ) è costretto a lavorare, suo malgrado e per punizione, con una detective più brava di lui, Cécile Schaltzmann (Vimala Pons) per riuscire a sgominare una banda di criminali che traffica stupefacenti in grado di dare i superpoteri. Nella Parigi del 2020 ormai i supereroi sono ben integrati nella società, ma anche se non vengono perseguitati come nella saga di X Man, la loro vita non è facile, soggetta a frustrazioni e pregiudizi. La presenza dell’attore Benoît Poelvoorde, nel ruolo di un attempato supereroe con l’alzheimer, che però non molla la sua caccia al malvagio, è una presenza che dona momenti di comicità a una struttura narrativa abbastanza tesa. Il tenente Moreau, dietro la sua nullafacenza e apparente idifferenza per il suo lavoro, nasconde un segreto, un’esperienza traumatica del passato destinata ad emergere.

Adattamento dell’omonimo romanzo di Gérald Bronner, il film di Douglas Attal, per quanto non memorabile, è veramente piacevole e divertente e di certo non può passare inosservato all’amante del realismo magico nel cinema o a colui che apprezza le infinite possibilità di una graphic novel applicate alla brutalità di un noir o di un poliziesco.






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