“Una donna deve sempre cercare di apparire al suo meglio“, dice Natasha al suo aguzzino, fiera del rossetto rimasto intatto, dopo che lui l’ha umiliata per ore, strappandole i vestiti di dosso, violandola, estorcendole confessioni false, obbligandola a diventare una spia di regime.
Natasha e Olga sono cameriere nell’URSS del 1952 e lavorano nella mensa di un Istituto di ricerca segreto. Olga “giovane e bella e con tutta la vita davanti”, Natasha lievemente sfiorita e piena di rabbia, malinconia e rimpianti. Le due donne litigano, mangiano, si riappacificano, e soprattutto bevono molta vodka, durante le pause di lavoro, di fronte allo spettatore, che le osserva, nel senso più voyeuristico, come davanti ad uno specchio segreto e invisibile. La loro vita, anche quella più intima, è sotto lo sguardo di tutti. L’occhio dello spettatore si identifica con quello del regime, che tutto vede e tutto controlla, anche la volontà e la vita di ogni cittadino, come quella delle due povere ragazze, che coltivano, in una privacy inesistente, manciate di speranze e illusioni romantiche, attimi di gioia e momenti di sconforto profondo.

Mangiare, bere, parlare, fare l’amore, sono tutte attività controllate che non sfuggono ad uno Stato che pretende dai suoi cittadini il sacrificio totale del corpo e dello spirito.
Presentato in concorso al Festival di Berlino 2020, DAU. Natasha è il primo dei tanti film tratti dal progetto DAU, che mescola arte, cinema, performance e antropologia. Il film ha coinvolto oltre 400 attori non professionisti, chiamati a vivere per tre anni sul più grande set cinematografico mai costruito. Due film hanno partecipato alla Berlinale del 2020, DAU. Natasha, in concorso, e DAU. Degeneration. L’intero progetto, opera totale in forma di installazione immersiva, è stato presentato nel 2019 a Parigi.

Lo scopo del produttore Sergey Adonyev e dei registi era quello di portare lo spettatore a vivere l’esperienza del totalitarismo e “ricreare la vita in Unione Sovietica tra il 1938 e il 1968, concentrando i vari personaggi nel Lev Landau Institute (da cui l’abbreviazione DAU), istituto scientifico intitolato al celebre fisico russo”. Gli attori e l’intera troupe hanno vissuto sul set esattamente come si poteva vivere nell’URSS degli anni 50, adeguando abiti, pettinature, arredamento e cibi secondo l’impegnativo concetto che la vita e il tempo degli attori debba coincidere con quello delle riprese.
Dau. Natasha è un film imperfetto, denso di pellicola e materiale – umano – che probabilmente andava maggiormente sfoltito per fare emergere con più chiarezza quella che è, alla fin fine, una storia. Tuttavia Dau. Natasha, oltre che un film, è anche un’esperienza visiva ed emotiva di forte impatto, che può a tratti risultare ridondante ma non può assolutamente non coinvolgere e sconvolgere, inglobando in sè stessa anche lo spettatore, che si ritrova ad essere, suo malgrado, un personaggio dell’opera: il più scomodo.

La condizione femminile di quegli anni e di quei luoghi è molto ben narrata attraverso frasi e sguardi. La donna non è semplicemente una donna ma è una donna russa, con belle mani e belle gambe, oggetto patrio di cui andare fieri. Ogni elemento, fisico e immateriale, è filtrato attraverso l’identità politica e nazionale. Natasha, vittima di un masochismo radicato nelle sue scelte di vita, cerca di sedurre il suo torturatore in un gioco che sembra ribaltare per un attimo i ruoli, ma che è solo l’ennesimo, penosissimo e patetico dibattersi di una falena in una scatola, l’utima umiliazione.

Il cast di non professionisti (Natasha Berezhnaya, eccezionale, ha avuto una candidatura agli EFA) e la fotografia in 35mm di un maestro come Jürgen Jürges, storico collaboratore di Fassbinder e Haneke, rendono Dau Natasha un’esperienza alla quale è difficile sottrarre lo sguardo e che rimane ben impressa nella mente, non come un film, ma come uno stralcio di vita altrui osservato dal buco della serratura, un breve viaggio in un momento storico, che col passare del tempo diventa sempre più il proprio viaggio.
Regista: Ilya Khrzhanovskiy, Jekaterina Oertel
Genere: Drammatico
Anno: 2020
Paese: Germania, Ucraina, Gran Bretagna, Russia
Durata: 138 min
Data di uscita: 26 agosto 2021
Distribuzione: Teodora Film






Lascia un commento