Tra gli archetipi horror del cinema, il mostro più rappresentativo della attuale società, il più apprezzato e versatile, è senz’altro lo zombie. Non è più il decennio delle lievi nebbie vampiriche, delle dipendenze ultra romantiche, tantomeno aleggia uno spirito di ribellione al gelido conformismo a favore del potere liberatorio e selvaggio del licatropo. La nostra è l’era dello zombie.
George Romero è comunemente conosciuto come il padre della prolifica stirpe dei cadaveri che ancora camminano fra noi e sembrano spuntare come funghi perfino tra i videogiochi e i cartoni animati dei bambini. Ma non è esattamente così.

Molto prima, nel 1943, con I Walked with a Zombie – Ho Camminato con uno Zombi, il magnifico regista francese Jacques Tourneur, reduce dal successo di Cat People – Il Bacio della Pantera, aveva per la prima volta portato sullo schermo il concetto e la tetra presenza del morto vivente, colui che è vivo a metà, morto a metà e nulla prova, pensa, percepisce. Tuttavia, respira. Le ispirazioni erano riferite al folklore haitiano e la creatura, nello specifico un’allampanata giovane donna in lunga vestaglia di velo bianco, era il risultato di un rito woodoo. Il moderno concetto di zombie era ancora lontano, perchè il povero essere non aveva fame di alcun cervello nè di carne umana, semmai, a combinare questo pasticcio, era stato l’amore.

E’ con fresca dolcezza e una buona dose di ingenuità che la graziosa infermiera canadese Betsy Connell (Frances Dee) accetta di giungere via mare in una remota abitazione sull’isola di San Sebastian, nelle Indie Occidentali, per prendersi cura di una paziente affetta da un male misterioso. La folgorazione con il marito di lei, affascinante e malinconico, avviene già sulla nave. Betsy è un’anima candida, come lo era la Simone Simon, la donna pantera di Cat Peole, innocente nonostante il male – un male arcaico che viene dalla sua sensualità e femminilità – e trova che tutto quello che vede sia bellissimo: il luogo esotico, le persone che l’accolgono, la camera che le è destinata. Il racconto, narrato in prima persona dalla sua voce, ha i connotati di una fiaba.

Tourneur riesce a mettere in scena un triangolo amoroso torbido, destinato a sfaccettarsi ulteriormente, con personaggi alcolizzati, maledetti, che non son quello che appaiono, nel contesto di una terra segnata dal dolore della schiavitù e della infelicità perpetua – la polena di uno schiavo martire trafitto dalle frecce troneggia nel giardino della famiglia – senza mai trascendere da toni delicati e trasognati.
Dovranno trascorrere decenni prima che un capolavoro come La Notte del Demonio (1957), dello stesso regista, senza troppi compromessi ed nessuna edulcolazione, arrivi a perturbare le notti degli spettatori portando sullo schermo inquietudini degne di Roman Polanski.

La nostra bella eroina è finita dentro a una gabbia, proprio come Irina, la donna pantera e in ogni dove appaiono sbarre e cancelli che sembrano non dare scampo all’oscuro destino che si profila per i vari protagonisti. L’eleganza e la bellezza raffinata di ogni inquadratura, al limite dell’espressionismo, rendono i film di Tourneur viaggi dentro l’inconscio, ad indagare le paure più remote e sconosciute. Ma mai il regista lascia lo spettatore privo di una speranza, di un amuleto, di una fede o di un sentimento.
Storia d’amore e di orrore, I walked with a zombie avrà un epilogo lieto, non certo per i peccatori e i maledetti, ma per i bravi cittadini che seguono il sentiero indicato, non temono le ombre e tengono ben repressi i loro istinti. Come sempre, viene da chiedersi dove sia davvero il male e dove il bene, in queste opere inevitabilmente moraleggianti (come da censura dell’epoca) che, attraverso le suggestioni e le immagini, mandano messaggi molto più sovversivi della trama e dei finali, e che insinuano inquietudini sottili che non si fanno dimenticare.
Davvero i film del regista di origine francese naturalizzato americano, se non fossero così assolutamente impeccabili ed eleganti, sarebbero materiale pornografico, tanta è la forza dirompente e l’energia erotica di ogni storia, perfettamente abbottonata, impacchettata e girata senza sbavature. Betsy Connell di I walked with a zombie è un cappuccetto rosso armato fino ai denti di bontà e altruismo che fa piazza pulita di ogni ostacolo e rivale. Mai sottovalutare la potenza distruttrice di una ragazza onesta.
La pellicola è acquistabile in DVD o visionabile in streaming sulla piattaforma a pagamento Chili.







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