Smettere di abbandonarsi e tornare finalmente a casa dentro di sé: il viaggio di Paola Corinaldesi in “Meglio tardi che io”

Dopo la pubblicazione del 2018 dal titolo Reborn As the Self: How to Shed Your Identity, Contain Your Mind and Become the Creator of the Life You Desire, Paola Corinaldesi, coach e fondatrice di leilovelead.com, uno spazio dedicato alla trasformazione interiore e alla riconnessione con il proprio sé autentico, torna in libreria con il suo nuovo romanzo Meglio tardi che io.
Una lettura dedicata a chi ha inseguito la felicità nei risultati o nelle aspettative altrui e a chi sente che è arrivato il momento di ascoltare una voce diversa: la propria. Attraverso la storia della protagonista Lateesha, emerge una scoperta semplice, ma rivoluzionaria: imparare ad accogliersi. Alternando leggerezza e profondità, divertimento e introspezione, Meglio tardi che io offre al lettore l’opportunità di compiere il viaggio più importante, quello verso una destinazione apparentemente lontana, ma che, in realtà, è più vicina di quanto la nostra mente possa immaginare. E scoprirà che non è mai troppo tardi.
Paola, oggi sei autrice, coach e fondatrice di leilovelead.com, uno spazio dedicato alla trasformazione interiore e alla riconnessione con il proprio sé autentico. Hai viaggiato dalle Mauritius all’India fino a un ashram dove hai approfondito yoga, meditazione e mindfulness, ma, precedentemente, hai lavorato in Germania come Change Coach nel mondo corporate, raggiungendo traguardi professionali che molti considererebbero il simbolo del successo: una carriera internazionale, stabilità economica, viaggi, prestigio e riconoscimenti. La tua storia personale, dunque, sembra intrecciarsi con quella della protagonista. Quanto c’è di te in Lateesha?
Molto. Lateesha è la parte di me che chiedeva di essere vista, compresa e finalmente integrata. Le sue paure, le sue perdite, il caos interiore… mi appartengono. La differenza è che ho scelto di raccontarle con ironia e leggerezza. A un certo punto ho capito che potevo smettere di portare la mia sofferenza come una zavorra e iniziare a guardarla con tenerezza. Scrivere questo libro è stato proprio questo: imparare a sorridere delle situazioni che, nel bene e nel male, mi hanno resa la donna che sono oggi.
Come si giunge alla consapevolezza della necessità di riconoscere ciò che non ci rappresenta più?
La consapevolezza non arriva all’improvviso: arriva sotto forma di crepe. La fine di relazioni importanti. La malattia di mia figlia. La perdita di mio padre. Problemi di salute che mi hanno costretta a fermarmi quando avrei voluto continuare a correre. A un certo punto non ho più potuto evitare la domanda: sto vivendo una vita che funziona o una vita che mi assomiglia davvero? Un giorno ero seduta alla mia scrivania in ufficio, immersa in tremila progetti, faccia infelice, occhi al cielo. Pensavo: se morissi oggi, guardando indietro, che vita avrei fatto? Ho funzionato come madre, come figlia, come moglie, come manager… e io dov’ero? Mi sono spaventata. E lì è successo qualcosa di surreale: come se un potere invisibile mi avesse spinto in piedi, mi sono diretta verso la scrivania del mio capo senza sapere esattamente cosa dire. E le parole sono uscite da sole: ho bisogno di riposo e di ritrovarmi, devo andarmene. Il mio capo, che mi conosceva bene e vedeva la mia stanchezza, è rimasto pallido e inorridito… e non ha nemmeno provato a fermarmi. Io, invece, ero completamente fuori dal mio corpo: niente paura, niente preoccupazione, solo la chiara intuizione di voler andarmene e cambiare vita. È stato in quel momento che ho capito che il vero viaggio non inizia fuori, ma dentro di sé.
Qual è il messaggio più importante che desideri trasmettere ai lettori?
Molti di noi passano la vita a cercare di essere abbastanza: abbastanza brave, abbastanza forti, abbastanza amate. Il messaggio del libro è semplice: non sei mai stata sbagliata. Hai solo imparato ad abbandonarti per essere amata. Il viaggio più importante non è trovare qualcuno che ti completi, ma smettere di lasciare te stessa indietro.
Nel libro si ride molto, nonostante i temi profondi. Perché hai scelto l’ironia?
Perché la vita va presa sul serio… ma non troppo. Ridere di sé stesse è uno dei modi migliori per attraversare il caos senza esserne travolte e, soprattutto, per smontare quell’orgoglio spirituale che ti fa sentire già “ritrovata”, mentre in realtà stai inconsciamente correndo verso la prossima identità. Prendiamo Lateesha, che sull’isola decide di diventare “maestra di yoga” sulla spiaggia. Tutto sembra perfetto… finché un allievo mangia grissini di nascosto, un altro suona le percussioni trasformando la lezione in un vero party improvvisato, e un cagnolino… beh, decide che il tappetino è il bagno più comodo del mondo. Alla fine, esausta, sporca di sabbia e ridendo di sé stessa, capisce che prendersi troppo sul serio – i ruoli, le identità, il sentirsi “maestra” o perfetta – non serve a niente. L’ironia ti salva e ti ricorda che anche i viaggi interiori più profondi possono essere buffi, leggeri e incredibilmente umani. E mentre cercava la felicità negli uomini – il maestro di ballo, il narcisista affascinante, l’ex americano perfetto – ancora non aveva capito una cosa fondamentale: la felicità non ha la forma di un uomo.
Oggi accompagni altre persone attraverso workshop, coaching e percorsi trasformativi. Cosa hai imparato osservando il percorso degli altri?
Ho scoperto che sotto le storie personali cambiano solo i dettagli. Tutti abbiamo paura di non essere abbastanza. Tutti desideriamo essere visti, ascoltati e amati. E quasi tutti, prima o poi, ci allontaniamo da noi stessi nel tentativo di ottenere quell’amore. Il vero ritorno a casa inizia quando smettiamo di rincorrere ciò che pensiamo di dover essere e iniziamo ad abitarci.
Se dovessi descrivere Meglio tardi che io con una sola frase?
A volte il cambiamento più coraggioso non è diventare qualcun’altra, ma smettere di abbandonarsi e tornare finalmente a casa dentro di sé.
Meglio tardi che io di Paola Corinaldesi è disponibile in tutte le librerie e su Amazon
Per info su workshop e coaching: info@paolacorinaldesi.com







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