Marco Bonini si racconta: “La velocità del tempo che passa…”
Marco Bonini è stato protagonista di un’intervista ai nostri microfoni, le parole e il racconto di quello che ha fatto e di tutto quello che farà.

In oltre trent’anni di lavoro hai attraversato diverse stagioni del cinema e della televisione italiana. Qual è il cambiamento che ti ha sorpreso di più, nel bene o nel male?
La velocità del tempo che passa… ieri avevo 16 anni, oggi 54, domani 80.
Hai interpretato personaggi molto diversi tra loro. C’è un ruolo che all’inizio pensavi di non essere in grado di affrontare e che invece ti ha rivelato qualcosa di nuovo su te stesso?
Miss Julie di Strindberg, stavo per smettere e Jean mi ha ridato la vita.
Oggi si parla molto di “carriera” come di un percorso lineare e pianificato. Guardando la tua esperienza, quanto contano invece gli incontri, gli errori e le deviazioni impreviste?
Direi che gli incontri sono sempre frutto di un percorso interiore, non si incontra mai nessuno a caso, nel bene e nel male,
Come sceneggiatore e attore hai la possibilità di osservare una storia da due prospettive differenti. Quale delle due ti rende più severo con te stesso?
La scrittura non può mai ingannare, la recitazione deve farlo per statuto, ma sono entrambe, severe.
Molti attori raccontano di aver imparato più dai fallimenti che dai successi. C’è un progetto che non ha avuto il risultato sperato ma che si è rivelato fondamentale per la tua crescita?
Tutti i fallimenti, dai successi non si impara, ci si conferma.
Quando leggi una sceneggiatura per la prima volta, qual è il dettaglio che ti fa capire che un personaggio vale il viaggio?
Se mi sorprende.
Nel tuo percorso hai alternato commedia e dramma. Quale dei due generi ritieni più difficile da interpretare oggi e perché?
C’è solo un genere che mi interessa e che è sempre difficilissimo: la commedia all’italiana dove si vive in punta di piedi tra dramma e commedia. Il dramma puro è facile e ricattatorio la commedia pura è falsa e ridicola, solo la commedia all’italiana mi commuove mentre rido.
Se potessi tornare indietro e dare un consiglio al Marco Bonini degli inizi, quale sarebbe? E quale consiglio invece non gli daresti mai perché gli errori sono stati necessari?
È una domanda assurda, si è solo ciò che si fa, e se non lo si fa si è qualcos’altro.
Nel libro analizzi archetipi maschili che attraversano i secoli. C’è una figura che hai rivalutato durante la scrittura e che ti ha sorpreso più delle altre?
Ulisse è quello che capisco meglio e che più ci rappresenta.
Dopo aver terminato il libro, qual è la conversazione che speri si apra tra uomini e donne che oggi, secondo te, manca ancora nel dibattito pubblico?
La realizzazione che la parità di genere, la democrazia, l’ecologia, lo stato di diritto e la giustizia sociale sono sempre la stessa battaglia.






Lascia un commento