Un focus sulla danza, a partire dall’Opening con Sofia Nappi e la compagnia Komoco.

8 settembre – 15 novembre: sono circa 100 spettacoli per 240 repliche e 1000 artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo. È Romaeuropa, il festival presieduto da Guido Fabiani con la direzione generale e artistica di Fabrizio Grifasi, che anche quest’anno presenta un programma assai copioso. Una 41ª edizione che rinnova la propria vocazione a fare delle arti contemporanee – musica, danza, teatro e creazione digitale – un luogo di relazione, ascolto e attraversamento del presente.
DENTRO LA DANZA
Le giornate inaugurali.
L’opening dell’8 settembre, all’Auditorium della Conciliazione, si è aperto con Sofia Nappi e la sua compagnia Komoco. Lunghi applausi, dal teatro gremito, hanno accolto due lavori della coreografa fiorentina: “DODI”, tra le sue primissime creazioni, e “CHORA – Il vuoto all’origine”, presentato in prima nazionale.
Sono opere che nel dettaglio mantengono molti riferimenti comuni. Nel 2021 DODI (vincitore di riconoscimenti internazionali come il Partner Award Introdans a Rotterdam, il Primo Premio e il Premio della Critica ad Hannover) rappresenta una tappa fondamentale della ricerca coreografica di Nappi. Un pezzo costruito attraverso un continuo dialogo di movimenti tra i due interpreti, secondo una dinamica fatta di corrispondenze, avvicinamenti e reciproci rimandi. Sui corpi dei due danzatori, energici e al tempo stesso attraversati da una costante vibrazione, si stratificano gestualità che sembrano provenire da un passato condiviso: il gioco, le danze popolari, la complicità tra compagni, il sostegno dell’uno all’altro. Ne nasce una riflessione sul modo in cui l’identità si definisce nella relazione, tra la consapevolezza di sé e la presenza dell’altro. Come il titolo che, in un riferimento linguistico tratto da due espressioni ebraiche, riconduce ai significati di “dono” e “mio amato”.
Una riflessione che continua anche oggi in CHORA – Il vuoto all’origine, con un cambio di prospettiva. Cosa accade se il vuoto non è un’assenza, ma una forza capace di generare forme, relazioni e possibilità? Domanda a cui i i sette danzatori in scena provano a rispondere, costruendo uno spazio in continua trasformazione, dove presenza e assenza convivono e ogni movimento nasce dall’ascolto reciproco. Respiro, peso e spazio guidano il movimento e ne alimentano la tensione. I gesti, a volte quasi impercettibili, acquistano consistenza fino a comporre forme, pause e traiettorie comuni. È nel vuoto che la coreografia trova allora il proprio spazio generativo: non un’assenza, ma una dimensione da cui può nascere qualcosa di nuovo. Il tutto sfruttando il ricercato disegno luci di Alessandro Caso, che squarcia e ordina l’oscurità sul palco, sull’onda delle musiche dal carattere primordiale di Ciaran Morahan. Coprodotta da Romaeuropa Festival e tenuta a battesimo a febbraio 2026 in Svizzera al Theater Winterthur, CHORA conferma Sofia Nappi una delle voci più interessanti della nuova coreografia italiana, consolidandone significativamente la presenza sulla scena della danza contemporanea internazionale.
L’atmosfera festosa della serata inaugurale di Romaeuropa festival è poi proseguita nel foyer dell’Auditorium della Conciliazione, con il brindisi assieme al pubblico e il dj set di Bosco Marino.

14 settembre. Ancora all’Auditorium Conciliazione, Benjamin Millepied, tra i coreografi più autorevoli della scena internazionale ed ex direttore della danza dell’Opéra national de Paris, presenta in prima nazionale Summerland. Il lavoro nasce dall’incontro artistico con la cantautrice francese November Ultra, godendo della trasformazione delle sonorità della sua musica – tra bedroom pop, R&B, folk ed elettronica – in materia coreografica. Il riferimento nel titolo è alla cittadina californiana di Summerland, evocata come un luogo luminoso e legata al ricordo e all’immaginazione. Per questo, lo spettacolo, prende forma in un ambiente essenziale attraversato dalla luce, che guarda agli sconfinati paesaggi luminosi di James Turrell. Musica dal vivo, voce, corpi e illuminazione procedono insieme, dando vita a una dimensione sospesa e fortemente sensoriale. Al centro della scena c’è November Ultra, presenza musicale e insieme elemento catalizzatore. Attorno a lei quale i danzatori costruiscono progressivamente relazioni, incontri e momenti di intimità che si aprono verso una dimensione collettiva.
La scena internazionale.
Gli appuntamenti con i grandi protagonisti della scena internazionale della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival, si snodano sempre nel segno dell’incontro tra musica e movimento. Le molteplici location utilizzate – Teatro Argentina, Teatro Opera di Roma, Teatro Brancaccio, Villa Medici, Teatro Vascello, Mattatoio, Teatro Olimpico, Teatro India – incorniciano ed esaltano con le loro caratteristiche strutturali i diversi spettacoli, per un festival diffuso che coinvolge vari quartieri e comunità romane.
Di seguito alcuni highlights sugli spettacoli degli autori stranieri.

Il coreografo fiammingo Michiel Vandevelde, assieme all’ensemble BRYGGEN-Bruges Strings, è al Teatro Argentina per The four seasons changed (11 ottobre), in corealizzazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale. Si tratta di un concerto scenico che vuole tradurre nello spazio la rilettura che Max Richter ha dedicato alle Quattro stagioni di Vivaldi. La musica viene eseguita interamente a memoria dai musicisti di BRYGGEN, guidati dalla violinista Jolente De Maeyer, che si muovono nello spazio scenico, in traiettorie continue e ipnotiche. Tra loro si inserisce un danzatore solitario, in dialogo costante con la musica. Il coreografo Michiel Vandevelde traduce in movimento la logica compositiva di Richter, che costruisce un ponte tra barocco e contemporaneo, tra ripetizione e variazione, tra struttura e trance.
Nel solco del confronto con le partiture classiche si inserisce anche una delle più grandi figure internazionali che hanno segnato profondamente la storia del Festival. Con Bach Cello Suites Dance (6 ottobre teatro Argentina), Sasha Waltz torna a danzare sulla scena. E lo fa rapportandosi alle Suites per violoncello di J.S. Bach, eseguite dalla violoncellista Anastasia Kobekina. Lo spettacolo, presentato in corealizzazione con il Goethe-Institut, si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il 75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania. Fa parte inoltre del percorso costruito in partnership con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, il progetto attraverso cui la celebre maison di gioielleria è impegnata nel sostegno alla danza contemporanea nel mondo.
Come Lora (30 settembre- 1° ottobre ) di Rachid Ouramdane e Compagnie de Chaillot, presentato in corealizzazione con Villa Medici – Accademia di Francia. Il lavoro vuole essere un ritratto della danzatrice lituana Lora Juodkaite e della particolare pratica che la accompagna fin dall’infanzia: una rotazione continua su se stessa, reiterata senza perdere l’equilibrio, diventata nel tempo una forma di conforto e una sorta di rifugio personale. L’evento diventa anche occasione di fruire della visita guidata al complesso di Villa Medici, al termine della performance, approfondendo la storia e l’identità di uno dei luoghi più significativi del patrimonio culturale romano.

E ancora, (LA)HORDE (1-4 ottobre), collettivo alla direzione del Ballet national de Marseille, con Après moi, le déluge. La nuova produzione, in prima nazionale al teatro Argentina, promette intrecci di energia, ricerca, immagine e radicalità. Grandi aspettative quindi per questa compagnia che sta ridefinendo profondamente l’immaginario del contemporaneo, nel dialogo con sottoculture digitali, culture urbane e grandi icone della scena musicale internazionale (non ultima la pop star spagnola Rosalía).
Anche Wim Vandekeybus torna al festival, con il riallestimento del suo storico Ultima Vez –What the Body Does Not Remember (8-9 ottobre teatro Argentina). Un’opera che nel 1989 lo impose sulla scena internazionale come una delle figure centrali della nuova ondata fiamminga. A quasi quarant’anni di distanza, la riedizione di questo capolavoro va ben oltre la semplice riproposizione di un’opera storica. Dopo il primo rilancio del 2013, il 2026 interviene sulla struttura originale, introducendo 17 minuti di nuova musica di Thierry De Mey, più una scena inedita. Un ampliamento che non ne attenua la forza, ma ne riaccende la natura radicale, riportando in primo piano quella tensione fatta di rischio, istinto e sopravvivenza che ne ha segnato l’identità.
Se il francese Boris Charmatz torna al Festival per presentare Muette (2-4 ottobre al Mattatoio), nuovo assolo intimo e radicale, l’inglese Ben Duke al Vascello reinventa Amleto. The last Hamlet (20-21 ottobre) è l’anti-eroe contemporaneo, in uno spettacolo che intreccia danza, teatro, stand-up e ironia per interrogarsi sul senso della vita. Mentre la franco algerina Nacera Belaza, in corealizzazione con Short Theatre, costruisce con Valérie Dréville L’Echo (10-11 settembre teatro India), un intenso duo scenico nato dall’incontro tra gesto e spazio.
Con la presenza dell’Opera Ballet Vlaanderen, Romaeuropa torna al Teatro Costanzi, in corealizzazione con il Teatro dell’Opera di Roma, presentando un programma composto da pièce di Jan Martens, Anne Teresa De Keersmaeker e Christos Papadopoulos (10 – 11 novembre). Si tratta di tre autori accomunati da un rapporto radicale e strutturale con la musica che porteranno in scena, rispettivamente: On speed, Grosse Fuge e Opus. In più lo stesso Papadopoulos, in Landless al teatro Vascello (18-20 settembre), dirige il danzatore greco Georgios Kotsifakis, proseguendo la sua personale indagine su ritmo, ripetizione e trasformazione del gesto. Inoltre, ancora dalla Grecia, la coreografa Katerina Andreou incontra Carte Blanche, la compagnia nazionale di danza della Norvegia in How Romantic (7 – 8 Novembre al Vascello) , riunendo quattordici interpreti in una partitura incessante fatta di resistenza, slanci, cedimenti e desiderio.

Lo sguardo del Festival si apre quindi a lavori capaci di attraversare generazioni e pubblici differenti: Le Pas du Monde (29 Ottobre – 1 Novembre) del sorprendente Collectif XY, in scena al Teatro Olimpico, si rivolge a tutte le età dando vita a paesaggi in trasformazione e a un rito collettivo fatto di fragilità, slanci, salti acrobatici e torri umane. Un gioco, sin dal titolo, con il ritmo del mondo e un profondo desiderio di pace. Dal Marocco torna il Groupe Acrobatique de Tanger al teatro Brancaccio, questa volta con la guida di Raphaëlle Boitel che firma la nuova creazione KA-IN (26 – 27 Settembre). Assisteremo alla misura della forza acrobatica con una scrittura formale e poetica fatta di chiaroscuri, sospensioni e slanci collettivi. Dalla Corea del Sud invece, Eun-Me Ahn, figura emersa per la sua originalità nel panorama asiatico, intreccia ritualità, nuovo circo, pop culture, eccentricità e colori nel suo Post-Orientalist Express (24 – 25 Settembre teatro Argentina). Un viaggio per esplorare e mettere in discussione stereotipi e immaginari legati all’oriente.
La danza italiana.
Di nuovo a Romaeuropa, in corealizzazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale, uno dei registi che più profondamente hanno segnato la storia del festival e delle arti performative globali, scrivendo pagine decisive della storia del teatro e dei suoi linguaggi. Parliamo di Romeo Castellucci che presenta, al teatro Argentina in prima nazionale, la sua nuova creazione: Faust. Fatto, non detto (15 – 18 Ottobre). L’opera vuole essere una radicale esperienza scenica che indaga la figura dell’artista, sospesa tra condanna e redenzione, realtà e visione. Del resto, la creazione italiana attraversa, sin dall’opening, l’intero programma del REF2026, rappresentandone il cuore pulsante attraverso una costellazione ampia e articolata di artiste e artisti oggi protagonisti del rinnovamento dei linguaggi performativi.
Quindi, il Premio Ubu Marco D’Agostin, assieme alla danzatrice Marta Ciappina, raccoglie al teatro Vascello, in Catalogo (31 Ottobre – 1 Novembre) un commovente mosaico di addii. Perchè qui, l’ultima prova di una danzatrice diventa una partitura corale sul congedo, costruita attraverso lo sguardo di coreografi e registi come Silvia Gribaudi, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco / Pieter C. Scholten.
La scena emergente.

Anche in questa edizione, i nuovi talenti sono al centro delle rinnovate sezioni dedicate. Con Dancing Days (dall’8 all’11 ottobre al Mattatoio), a cura di Francesca Manica, si continuano ad esplorare le nuove tendenze della danza europea e nazionale in dialogo con Aerowaves e con la rete MoveOn. Tra gli artisti e le artiste in programma: la coreografa greca Chara Kotsali, Michael Incarbone e Maxime Gomard, Nik Rajšek, Roberta Racis, Silvia Gribaudi, Vidavè Company, Giacomo Luci e Riccardo De Simone, quest’ultimo vincitore della scorsa edizione di DNAppunti Coreografici. Il premio è dedicato alla coreografia italiana Under 35, e giunge quest’anno alla dodicesima edizione, la cui finale tornerà a svolgersi nell’ambito del programma di ULTRA REF (un vero e proprio festival nel festival dedicato alla creatività emergente).
Che dire allora? Un programma ricco di visioni, energia in movimento, linguaggi e relazioni che invitano alla scoperta e alla partecipazione. Da non mancare.






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