Cosa succede quando si incontrano una voce incredibile ed emozionante come quella di Irit Dekel e le straordinarie capacità di un musicista come Eldad Zitrin? Semplice, si dà vita a un progetto valido, ben riuscito e pronto ad arrivare in tutto il mondo. E’ così quindi che dall’unione musicale di questi due grandi artisti israeliani è nato ‘Last of Songs‘, un disco in cui emerge un mix (riuscitissimo) di sfumature vicine al mondo della musica jazz ed elementi tipici di molti altri generi musicali che fanno di questo prodotto qualcosa di davvero innovativo e unico nel suo genere. Irit ed Eldad presenteranno il proprio progetto musicale anche in Italia in occasione di due live evento: il primo si svolgerà alla ‘Casa del Jazz’ di Roma il 3 di febbraio, mentre il giorno successivo si esibiranno al ‘Blue Note’ di Milano, prima di tornare in Israele per continuare il tour e la promozione del disco. Noi di MyReviews abbiamo contattato in esclusiva il duo israeliano per parlare con loro di questo nuovo e interessantissimo progetto e dei loro imminenti live nel nostro paese.
Come e quando nasce l’idea di unire alla splendida voce di Irit la musica di Eldad dando vita a questa collaborazione da cui è nato ‘Last of Songs’?
[Irit:] Prima di tutto, grazie mille! Ci siamo conosciuti nell’agosto del 2011 grazie ad un amico in comune. Mi venne l’idea di prendere dei modelli dal mondo della musica jazz e inserirli in un diverso “vestito musicale”. Ho cercato un partner musicale per fare questo e ho trovato Eldad. Sin dal nostro primo incontro abbiamo sentito e capito che fosse un incontro importante e immediatamente abbiamo iniziato a lavorare insieme.
[Eldad aggiunge] Abbiamo iniziato questo disco lavorando con il solito processo creativo Cantante-Compositore e durante le registrazioni Irit suggerì di parlare di un vero e proprio “album progetto”. E’ stato un incredibile gesto e anche se mi ci è voluto un po’ per accettarlo, sono molto contento che ‘Last of Songs’ sia nato.
All’interno dell’album sono presenti brani molto diversi tra loro. Qual è il processo creativo che si cela dietro alle vostre canzoni?
Abbiamo iniziato cercando e abbozzando più di 30 canzoni. Dopo aver deciso di realizzarlo come un album tributo all’ “American Songbook”degli anni ’30, ’40 e ’50 abbiamo deciso di concentrarci su dodici pezzi e abbiamo iniziato a registrare partendo dal piano, gli strumenti a corda e le percussione fino all’infinito numero di strumenti che possono essere rintracciati nei brani che compongono l’album.
Il live è una componente fondamentale per artisti come voi: cosa devono aspettarsi i fan che vengono a vedere una vostra esibizione?
Suoniamo i pezzi dell’album cercando di rimanere incollati al suono originale che abbiamo creato in fase di registrazione. Poi Irit, essendo un’attrice, interpreta le canzoni con il proprio stile e molto ovviamente dipende dall’atmosfera del posto e tante altre cose. Inevitabilmente quindi ogni esibizione è diversa dalle altre. Eldad, sapendo suonare più strumenti, fa molte cose sul palco suonando molti di essi durante lo show. La band live che ci accompagna poi si alterna tra un trio e un quintetto e anche per questo capisci che ogni esibizione risulta diversa dalle altre. Cerchiamo di dare ai nostri fan la possibilità di godersi una ballata tranquilla e la gioia di alzarsi e ballare man mano che il ritmo incalza nelle diverse tracce.
Presenterete il disco in Italia con due esibizioni (il 3 febbraio alla ‘Casa del Jazz’ di Roma e il 4 febbraio al ‘Blue Note’ di Milano) ma non è la prima volta che vi esibite davanti al pubblico italiano: qual è il vostro rapporto con l’Italia e con il suo pubblico?
Abbiamo fatto un paio di esibizioni in Italia la scorsa estate e possiamo dire per certo che abbiamo una stupenda connessione con il pubblico italiano. Ci hanno accolto molto calorosamente ascoltando il nostro progetto e per questo noi siamo davvero molto eccitati di poter tornare e di esibirci in Italia.
Archiviati i due live italiani, quali sono i vostri prossimi progetti?
Stiamo progettando di andare in Germania e Olanda per continuare a diffondere il nostro lavoro, cercando di raggiungere un pubblico sempre più grande in tutto il mondo.
Parlando invece di speranze, cosa sperate vi possa portare il progetto ‘Last of Songs’? Cosa invece vi piacerebbe fare in futuro?
Abbiamo fatto un sforzo enorme per realizzare questo progetto, viaggiare ed esibirci ovunque abbiamo avuto la possibilità. Come ti ho già detto il nostro scopo è senza dubbio quello di raggiungere una fetta di pubblico più grande possibile in tutto il mondo e per fare questo serve ovviamente un progetto di album che continui per più anni.








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