1960. Piena guerra fredda. L’avvocato James B. Donovan (Tom Hanks) viene scelto dal suo studio legale come avvocato d’ufficio per seguire la pratica della presunta spia sovietica Rudolf Abel (Mark Rylance). Quando gli USA decidono che il loro prigioniero potrebbe essere la chiave per riportare a casa un soldato americano tenuto in ostaggio dalla Germania Est, James diviene il loro portavoce nelle trattative con il Cremlino per recuperare non solo l’aviere Francis Gary Powers (Austin Stowell), ma anche lo studente americano Frederic Pryor (Will Rogers), finito dalla parte sbagliata del Muro durante la sua costruzione.

Basato sui celebri fatti della crisi degli aerei spia U-2, episodio chiave della tesissima Guerra Fredda tra USA e URSS, Il ponte delle spie segna il rinnovarsi di un sodalizio attore-regista fortissimo soprattutto a cavallo del nuovo millennio con Salvate il Soldato Ryan, Prova a prendermi e The Terminal. Ad undici anni di distanza da quest’ultimo dunque Tom Hanks torna ad essere diretto da Steven Spielberg e a ventidue anni da Philadelphia indossa di nuovo i panni dell’avvocato. Lo stesso Spielberg chiama a sè i fidati fratelli Coen alla sceneggiatura e prova a rilanciarsi basandosi su fatti realmente accaduti attraverso una struttura molto semplice, ma efficace. Due impostazioni, due registri che donano due ritmi ben precisi alla pellicola, come se ci trovassimo di fronte a due pellicole da un’ora ciascuna che si ripartiscono lo spazio sullo schermo.
La prima parte, dall’approccio molto giuristico, con poca azione e molta riflessione, conflitto interno e introspezione. La seconda, ovvia evoluzione della precedente, dai risvolti del puro film di spionaggio. Anche in questo caso l’azione è limitata. Ci si concentra infatti sulla figura del mediatore, sugli intrighi e le trattative, così da cogliere nel modo migliore l’essenza della Guerra Fredda, conflitto sottotraccia, non bellico ma basato sulle informazioni, le soffiate, la pazienza e i sotterfugi. In questa seconda ora si respira appieno la pesante atmosfera, scandita dalle musiche di Thomas Newman (recentemente impegnato con la colonna sonora di SPECTRE), di una Germania divisa e dilaniata dalle conseguenze post-belliche, diametralmente opposta all’idea di ricostruzione perpetrata dal blocco occidentale.
Spielberg non si astiene dall’infondere nel film la giusta quantità di messaggi, significati e punti di riflessione. Oltre a darci un’idea dei “cattivi” non necessariamente legata alla figura dei sovietici, estendendola agli americani stessi, sa abilmente ricreare un simbolismo interessante sul senso di libertà. Certo è che però, in questo caso, si sfiori il limite del patriottismo, scadendo (quasi) nel nauseante e continuo riconoscere gli USA come portatori della libertà stessa nel mondo, oltre che come massima espressione del modello occidentale di vita. Ciò in parte mina un lavoro nel complesso ben fatto, confezionato per il grande pubblico grazie ad un’accoppiata di sicuro richiamo e un intreccio avvincente malgrado le oltre due ore di film. L’impressione è che con una sceneggiatura così solida ed un Tom Hanks ancora affidabilissimo, malgrado qualche punta di “già visto”, Spielberg si sia potuto permettere di provare di replicare in parte i toni schindleriani applicati ad un’epoca storica diversa. Certi capolavori sono inimitabili, ma il tentativo è sicuramente apprezzabile.
Scheda film
Titolo: Il ponte delle spie
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen, Matt Charman
Cast : Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Scott Shepherd, Jesse Plemons, Sebastian Koch, Eva Hewson, Will Rogers, Dakin Matthews, Michael Gaston
Genere: Drammatico, Thriller, Storico
Durata: 141′
Produzione: Amblin Entertainment, DreamWorks SKG, Fox 2000 Pictures, Marc Platt Productions, Participant Media, Reliance Entertainment, Studio Babelsberg, Touchstone Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Nazione: USA
Uscita: 16/12/15






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