Presso il Cinema Fiamma in pieno centro a Roma abbiamo avuto l’occasione di incontrare e scambiare due parole con il candidato Premio Oscar al miglior attore nel 2015 Michael Keaton (con Birdman), nonché iconico Batman degli anni ’90 nei due film diretti da Tim Burton. Insieme a lui Walter “Robbie” Robinson, il giornalista del Boston Globe a capo del cosiddetto Team Spotlight, autore della celebre inchiesta sui preti pedofili della comunità cattolica di Boston che gli è valsa il Premio Pulitzer, e che appunto ne Il Caso Spotlight è interpretato dallo stesso Keaton.

Ma com’è stato per Michael Keaton interpretare per la terza volta il ruolo di un giornalista? Una vera fortuna, una benedizione – a suo dire. Nutro un interesse profondo per il giornalismo e leggo spesso giornali per restare informato – aggiunge. Quando mi è stato proposto questo copione l’ho trovato interessante e ben scritto. Esterna inoltre il suo amore per tutti i film di McCarty – li ho visti tutti tranne uno – e l’estremo interesse per la sensibilità del tema trattato. Sono curioso di natura – puntualizza – e ho assorbito letteralmente tutto quello che raccontava. Gli ho fatto tantissime domande sulla sua storia personale e cercavo di cogliere l’essenza della persona oltre che del giornalista. Conclude poi con una particolare riflessione sui programmi TV statunitensi, definiti orribili, anche quelli di approfondimento.
E per Walter Robinson invece com’è stato apprendere che sarebbe stato Michael Keaton ad interpretarlo sul grand schermo? Quando l’ho scoperto, sono andato in estasi!, e racconta di quando nel lontano 1984 fu affascinato da un Keaton nei panni del caporedattore di cronaca in Cronisti d’assalto di Ron Howard, periodo in cui Robinson stesso ricopriva lo stesso ruolo. L’avevo trovato così perfetto che non potevo sperare di meglio. Ha colto ogni minima opportunità per imparare qualcosa di me per potermi incarnare al meglio, dal tono della voce alla gestualità per riuscire a far sì che la mia immagine nel film risultasse con il massimo livello di realismo
In un Paese come il nostro in cui il giornalismo d’inchiesta è morto, viene lecito chiedersi quali siano i pensieri di Robinson al riguardo, e quale sia la situazione oltreoceano al riguardo. Il giornalismo d’inchiesta è come un malato terminale. La diffusione del web ha privato giornali e quotidiani dei fondi necessari per svolgere giornalismo d’inchiesta. Evidenzia inoltre come i lettori comprino i giornali principalmente per questo tipo di giornalismo, etichettando inoltre come “pazzi” i direttori dei giornali. Il giornalismo spinge ad un’assunzione di responsabilità tutte le istituzioni, Chiesa cattolica compresa. Se ciò non accadrà più, la democrazia morirà e la gente non potrà più informarsi.
Al discorso si riallaccia Keaton stesso citando il caso dell’inquinamento da piombo delle acque avvenuto a Flint, in Michigan. Il quotidiano di Pittsburgh, mia città natale, ha 6 pagine. Nessuna sul giornalismo d’inchiesta. Lo scandalo dell’avvelenamento da piombo con conseguenti danni celebrali sembra aver coinvolto più di 100 città americane. Con questo non voglio dire che la mia città sia coinvolta, ma che il giornalismo d’inchiesta aiuta ad evitare cose che puntualmente possono accadere.

Se il film avrà un’impatto? Entrambi ne sono convinti. Non riesco ad immaginare il contrario – sentenzia Keaton raccontando di come una persona si sia congratulata con lui dopo un’anteprima di Boston, confessandogli per la prima volta di aver subito degli abusi da parte di un sacerdote. Ma ci tiene a precisare – Il film non punta il dito contro la religione in generale, ma va al di là della tematica che tratta. Ciò che mi rende particolarmente triste è il fatto che la gente ha perduto la fede per ciò che è avvenuto, e questo riguarda tutto il mondo e susciterà interesse. Sul nuovo Papa aggiunge, mi piace molto, per poi concludere sugli abusi in generale, come quelli delle forze di peacekeeping nei Paesi in via di sviluppo.
Anch’io ho grandi speranze in Papa Francesco – aggiunge Robinson, prima della sua nomina i vescovi facevano a gara a chi aveva la limousine e la villa più grande. Francesco ha avuto il merito di farli scendere dalle limousine per far tornare l’attenzione di tutti sulla fede. Casualmente la limousine e la dimora più grande le aveva il Cardinale Law. La Chiesa, in sostanza, è diventata una società clericale ormai esistente soltanto per il beneficio dei preti e degli arcivescovi. Il Papa per ora non ha fatto nulla di sostanziale, ma solo dei piccoli passi.
Keaton glissa infine quando è chiamato a rispondere sul boicottaggio in corso contro gli Oscar, da parte di molte celebrità di Hollywood, a causa dell’assenza di nomination di persone di colore. Darò una risposta breve – non sono bravo con le dichiarazioni e penso che sia un argomento che riguarda tutte le discriminazioni nel mondo. Non sono molto informato sui candidati e sulle nomination – e aggiunge, sviando – siamo stati molto impegnati con la promozione del film. Noi attori facciamo un grande lavoro, ma i giornalisti sono i veri eroi.
Ringraziando Michael Keaton e Walter Robinson per la loro disponibilità, vi ricordiamo che Il Caso Spotlight arriverà nelle sale italiane distribuito da BiM Distribuzione dal 21 febbraio.






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