Anni 40: Dalton Trumbo è uno degli sceneggiatori più talentuosi e più pagati del cinema americano, attivo sulla scena sociale, si schiera in prima linea per la parità di retribuzione. Per il suo impegno politico viene costretto a testimoniare di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane, nell’ambito dell’indagine sulle infiltrazioni comuniste negli Stati Uniti. Trumbo si rifiuta di rispondere a domande che ritiene ledano le proprie libertà e viene arrestato. Per tredici anni nessuno a Hollywood lavorerà più con lui nel timore di essere associato alle sue idee, tranne un produttore di film a basso costo.

Uno (Jay Roach) è il regista di Austin Powers e di Ti presento i miei, l’altro (John McNamara) è lo sceneggiatore di un’infinità di serie tv. Proprio a loro “qualcuno” ha affidato il compito di portare al cinema la storia di Dalton Trumbo, lo sceneggiatore di Vacanze Romane, La più grande corrida, Spartacus e le sue vicissitudini con il Comitato per le Attività Antiamericane. L’ultima parola poteva essere un grande film, potente, sullo scontro tra una personalità forte, rocciosa, inflessibile, fondata su idee ferme, chiare, con principi mai disposti al compromesso, ma al contempo specchio di una vita che faceva della contraddizione il suo punto di forza (con un comunismo ben adattato al capitalismo e alla ricchezza) e l’assurdità del Comitato, deciso, sicuro, spietatamente fascista nell’accanimento sulle infiltrazioni comuniste e dunque spaventato, intimorito, dalle reazioni sconsiderate contro l’evoluzione di questo pensiero. La “coppia” però, sceglie un’altra strada, il racconto autobiografico impersonale e pedante, noioso e smorto per tutta la prima parte del film, un susseguirsi di episodi che conducono Trumbo in aula e lasciano del tutto indifferenti o delusi dalla superficialità con la quale, ad esempio, viene ritratto John Wayne. Quando si spalancano i cancelli del carcere il film tocca il suo punto più basso trasformandosi in un soggiorno impiegatizio alle poste con un capo volgare. La lotta di Trumbo e il ritorno alla scrittura per le produzioni assurde di Frank King permettono all’opera di respirare, la narrazione si armonizza, tralasciando da parte la fredda cronaca e riuscendo persino a generare un piccolo sentimento di partecipazione che trova la piena soddisfazione nella proiezione di Spartacus.
La vera forza del film è tutta nel cast, in una trattenuta Diane Lane, nel mimetismo di Bryan Cranston (spesso a rischio imitazione) e nella solita cialtronesca e devastante presenza di John Goodman.
Scheda del film
Titolo: L’ultima parola: la vera storia di Dalton Trumbo (Trumbo)
Regia: Jay Roach
Sceneggiatura: John McNamara
Cast: Bryan Cranston, Elle Fanning, Diane Lane, Helen Mirren, Alan Tudyk, John Goodman, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Louis C.K.
Genere: Biografico
Durata: 124′
Produzione: Groundswell Productions, ShivHans Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazione: USA
Uscita: 11/02/2016






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