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Intervista al regista Alessio Ciancianaini: L’Italia del cinema: speranze, desideri e realtà

Stefano Labbia Interviste Nov 29th, 2017 0 Comment

Alessio Ciancianaini nasce nel 1981 a La Spezia. Studia presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova e successivamente frequenta la New York Film Academy. Giovane regista professionista, abbiamo domandato lui dello stato del cinema italiano attuale, del nuovo cinema del Belpaese e dell’esigenza di emozionare ancora su grande e piccolo schermo.

Alessio, benvenuto su MyReviews.it! Prima le dovute presentazioni: chi è Alessio Ciancianaini?

ALESSIO CIANCIANAINI: Appena l’avrò scoperto vi faccio una telefonata. Scherzi, a parte, credo che definirsi sia la cosa più difficile da fare quindi credo che la cosa migliore da fare sarebbe chiederlo a chi mi conosce bene. Se parliamo a livello professionale, preferisco utilizzare il termine filmmaker, perché a mio modo di vedere un regista dovrebbe passare attraverso lo sviluppo di competenze ed esperienze legate un po’ a tutti gli aspetti, dalla scrittura alla fotografia, dall’audio a tutto ciò che concerne la post-produzione, per poi incanalare tutto all’interno della propria poetica, ma diciamo che attualmente lavoro come regista, sia in pubblicità che, recentemente, per un cortometraggio indipendente da me diretto e realizzato tra Italia e Regno Unito.

Si fa un gran parlare attorno all’industria del cinema italiano. Negli ultimi tempi la crisi ha abbracciato tutti i settori, nessuno escluso. Un articolo apparso di recente, dava la colpa della crisi del cinema bianco, rosso e verde alla pirateria che, nel nostro Belpaese, causa danni, secondo stime, pari a 24 miliardi all’anno. (fonte: Wired per l’anno 2015) Perdite importanti, queste ultime, che sono date dalla pirateria, unite alle questioni relative al diritto d’autore e assommate al “value gap” ossia il divario tra quanto viene generato dai contenuti in rete e quanto viene restituito a chi li ha creati. Insomma la pirateria sta affondando il grande (e piccolo) schermo?

ALESSIO CIANCIANAINI: Non credo di avere le competenze per valutare ciò che accade a livello distributivo ma credo che la crisi riguardi un po’ tutti i settori del paese, non solo il cinema. Chi lavora nel cinema indipendente segue percorsi completamente diversi dal circuito “mainstream” e quindi è certamente più complicato e meno agevolato il tutto ma offre maggiori soluzioni creative e possibilità di collaborazioni magari con realtà estere o comunque non per forza dipendenti da regole “scritte dall’alto”. Il punto cruciale secondo me è che a livello “mainstream” la qualità dei prodotti, esclusi certi autori di spicco, è veramente basso e punta a girare sempre intorno alle solite figure che, avendo praticamente la “pappa pronta”, non spingono sull’acceleratore perché non sono stimolate e creare prodotti che debbano distinguersi a tutti i costi per sopravvivere sul mercato.

Alessio Ciancianaini

Facendo un rapido calcolo, mi riferisco all’anno passato, ho notato che, prendendo solamente i titoli italiani in uscita sino a metà 2016 (73 da Gennaio a Maggio), 53 hanno incassato in sala meno di 500.000 euro. Il problema allora è davvero – solo – la pirateria?

ALESSIO CIANCIANAINI: Credo di avere parzialmente già risposto. Io ad esempio divido un abbonamento Netflix con 3 amici e pago 3 euro al mese (praticamente gratis) per godere di contenuti di qualità in continua crescita ed espansione. Chi si muove abitualmente sulla rete o attraverso piattaforme simili sa che la pirateria non è la risposta perché si può avere tutto legalmente a costi ormai irrisori. Però provate a paragonare i contenuti di Netflix con quelli di una famosa piattaforma concorrente italiana e capirete perché qui, come sempre, non si ottengono gli stessi risultati e lo stesso successo. In Italia si continua, in tutti i settori, a mettere toppe posticce per arginare le perdite quando invece, per restare dentro la metafora, è l’intero impianto idraulico da ricostruire dall’inizio.

Il cinema ed Alessio: Cos’è per te “fare cinema”? Cosa significa? E come ti fa sentire quando “lo fai”?

ALESSIO CIANCIANAINI: Io sono sempre stato un appassionato di film, fin da ragazzino. Ma non è sempre facile per qualcuno dire e dirsi “voglio viverlo stando dall’altra parte”… credo dipenda dal carattere e dal proprio vissuto. Le esperienze che ho potuto vivere fino ad ora, e parlo ovviamente di cinema indipendente, mi hanno fatto capire che quando sono su un set mi sento davvero nel mio habitat naturale e credo che questa sia la descrizione più calzante che posso fare di ciò che provo. Se poi sono anche in grado di combinare qualcosa di buono… lo lascio giudicare agli altri!

Come (e dove!) ti vedi tra vent’anni?

ALESSIO CIANCIANAINI: Stai facendo questa domanda ad una persona che ha difficoltà a vedersi tra una settimana! Quindi sul “come” passo volentieri perché preferisco vivere le cose e vedere dove mi portano, dando ovviamente il massimo in quello che faccio. Sul dove, se devo essere sincero, spero in un posto diverso da quello in cui sono ora. Ogni tanto ho bisogno di voltare pagina e dare una “rinfrescata” al mio percorso, di vita e professionale.

Ultima domanda Alessio, grazie per la disponibilità e la professionalità dimostrata: sei anche insegnante. I tuoi allievi cosa pensano di questa situazione? Sono tutti potenziali “cervelli in fuga”? O qualcuno ha voglia di restare e… “combattere” e fare la sua parte? Insomma… in sostanza… C’è speranza per il cinema italiano?

ALESSIO CIANCIANAINI: Mi è capitato di tenere corsi di filmmaking sia per adulti, da semplici appassionati a chi invece cerca di avvicinarsi al settore, sia attraverso associazioni che operano nelle scuole, e quindi a ragazzi dei licei. Nei ragazzi giovani solitamente c’è molta confusione, data dal fatto che all’esterno non sanno dove guardare e come muoversi. L’offerta universitaria nel settore è parecchio scadente se paragonata a quella della maggior parte dei paesi europei: tanti giovani sono titubanti perché si rendono conto che il livello dell’offerta didattica lascia a desiderare ma d’altro canto intraprendere un percorso più tortuoso, magari maggiormente da autodidatta, spaventa di più. Se dovessi consigliare a chi ha la possibilità di farlo, direi di rivolgersi all’estero per imparare e fare pratica e gavetta. Ma ci sono tanti bravi giovani che si sbattono anche qui in Italia, forse meno supportati e meno in vista, ma che restano qui a “combattere”, come hai detto tu. C’è sempre speranza, in ogni momento e in ogni ambito. Dopotutto, citando quel grande film che è “Le ali della libertà”: “La paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero”.

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Stefano Labbia

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