Luca Barbarossa emoziona Sanremo con la canzone in gara Passame er sale.
Si tratta di una canzone delicata, in cui si parla di amore, di coppia di alti e bassi nella vita di ogni giorno.
Il tutto scandito dai piccoli gesti quotidiani, dopo che il sentimento con il passare degli anni assume forme differenti.
La lingua scelta per la canzone, il romano, o il romanesco se preferite, è proprio la lingua della quotidianità e dell’intimità familiare.
La ricerca sonora va aldilà poi dei confini della canzone quasi dialettale, per ispirarsi e trarre linfa vitale da atmosfere cinematografiche ma anche per trarre energia dalla miglior canzone internazionale: L. Cohen, T. Waits, J. Cash. In tutto ciò il calore e il colore musicale sono pieni di ritmo latino, di suoni acustici e morbidi che al contempo non tradiscono la radice italiana da cui provengono.
La canzone cantata da Luca Barbarossa possiede una intensa poeticità che ovviamente non è passata inosservata agli organizzatori del Premio Lunezia, che hanno riconosciuto in Passame er sale il miglior testo della 68’edizione del Festival della Canzone Italiana, innnanzitutto, come pone in evidenza Dario Salvatori, membro della commissione del Premio Lumezia: “per quell’artistico senso di riscatto nei confronti della Canzone Romana, densa di gloria e di seminali personalità, che per la prima volta ottiene pregio e considerazione al Festival di Sanremo”.
Il 9 febbraio uscirà poi, per Margutta’86/Sony Music Enterteinment, l’album di inediti dal titolo Roma è di tutti.
Nell’intero progetto discografico, Luca Barbarossa utilizza la lingua parlata per le strade e i vicoli della Capitale, per raccontare storie di quartiere che in realtà sono davvero universali.
Qui il romanesco è la lingua dell’intimità familiare, la lingua dell’anima, un italiano quasi sporcato da accento locale, una parlata e un orizzonte sociale umano che ritraggono una città che è soprattutto uno stato d’animo.






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