
Sull’onda del successo di “Fotografia” (con Francesca Michielin e Fabri Fibra) e di “Posso” (con Fabri Fibra) Carlo Luigi Coraggio, in arte Carl Brave, è riuscito a conquistare i cuori di tantissimi fan sparsi per tutta Italia diventando uno dei maggiori esponenti di quello che da molti viene definito “indie-pop”, forse il genere più in voga del momento. Dopo il lungo periodo in coppia con Franco126, l’artista romano ha pubblicato il suo album da solista “Notti Brave” e il successivo EP “Notti Brave (After)” che hanno riscosso un incredibile successo sia nei negozi di dischi che nello streaming digitale. Partendo da queste premesse, il 29enne romano ha dato via al suo tour nei teatri che, inizialmente, ha destato non poca sorpresa vista la particolarità del contesto ma che, dati alla mano, si è presentato come una delle più belle novità riguardanti i live degli ultimi mesi.

Così è stato anche il 26 marzo quando Carl Brave e i componenti della band (o sarebbe meglio definire “piccola orchestra”) che lo accompagnano per tutto il tour si sono presentati sul palco del Teatro Metropolitan di Catania. Il teatro è ai limiti del sold-out, con un pubblico composto per lo più da giovanissimi, muniti di smartphone in mano e voce pronta per l’inizio dello spettacolo che arriva, grossomodo, puntuale. La disposizione dei componenti del gruppo di Carl Brave rende giustizia alla grandezza del palco del Metropolitan, occupandolo in toto in modo che tutti possano essere ben visibili anche agli spettatori della platea. Chitarre, basso, tastiera, grancassa e soprattutto fiati regalano una nuova linfa vitale ai brani del cantautore romano che vengono presentati in una veste quasi del tutto nuova, con degli arrangiamenti che sorprendono e colpiscono per la loro originalità e per come siano stati studiati e interpretati nel live. A far da cornice al tutto degli splendidi giochi di luce e soprattutto un maxi-schermo su cui, in base alla canzone, passano immagini sempre diverse e che vedono spesso per protagonista proprio l’artista romano.

Per quanto riguarda la scaletta non mancano ovviamente singoli come “Fotografia” e “Posso” ma anche tutte le altre canzoni dell’artista romano riscuotono un ottimo successo e urla di approvazione poco prima di essere eseguite. Ne sono un esempio anche i brani “Ridere di noi” e “Merci” (appartenenti all’ultimo EP) ma anche “Malibù” (nella versione originale in collaborazione con Gemitaiz), chiamata a gran voce per tutto il concerto dai fan e perfetta chiusura dell’ora e venti circa di esibizione. L’artista cerca spesso di interagire col suo pubblico e con i musicisti che lo accompagnano, si sposta senza sosta da un lato all’altro del palco per tastare con mano l’affetto di ogni settore del teatro e in alcune canzoni aggiunge ulteriori elementi all’esibizione, come alcuni dei primi brani cantati seduto su una sedia “da salotto”, che strizza l’occhio al contesto del teatro senza però sottrarre l’attenzione al contesto musicale di Carl Brave che se già musicalmente parlando era riuscito a fornire alla musica italiana un prodotto nuovo e fresco, ora è riuscito a farlo anche con i live.

Impeccabile anche la performance da interprete. Nonostante i pezzi subiscano, appunto, una metamorfosi che li porta a vantare suoni molto più distanti dal modo del rap e più vicini al pop, Carlo Coraggio si dimostra non solo capace di interpretarli alla perfezione ma sempre molto a suo agio anche nel contesto teatro, pur non dimenticando chiaramente il proprio modo di vivere la musica e il rapporto coi fan: “Siete tantissimi, ma ancora siete troppo composti. So che siamo a teatro, ma vogliamo vedervi saltare, cantare e ballare. Avvicinatevi”, con queste parole l’artista aveva spinto il suo pubblico a sciogliersi un po’ proprio all’inizio dello show e non è passato molto tempo prima che la gran parte degli spettatori abbandonasse il proprio posto per avvicinarsi al palco e trasformare quello che apparentemente nasceva come spettacolo in teatro in un concerto “simil-palazzetto”. Forse una delle particolarità del live di Carl Brave e della sua capacità di coinvolgere il pubblico risiede proprio qui: non passa molto tempo dall’inizio dello show infatti che sembra di essere trasportati dentro ad un palazzetto grazie a un tripudio di mani alzate e canzoni strillate con urla liberatorie. Un mix che ha il grande merito di far capire che fare uno spettacolo a teatro non vuol dire necessariamente non coinvolgere il pubblico più giovane, ma può anzi riuscire a far avvicinare due mondi che troppo spesso rimangono distanti. E questa è, con tutta probabilità, la più grande scommessa vinta del tour dell’artista romano.
Fotogallery (Realizzata per Insidetheshow.it. In caso di riproduzione citare la fonte):







Lascia un commento