Uno dei momenti amarcord dell’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, oltre all’emozionante consegna del Leone d’Oro alla carriera all’immensa Julie Andrews, ha avuto per protagonista il regista genovese Giuliano Montaldo con la proiezione – a distanza di cinquantotto anni – del film Tiro al piccione in versione restaurata in 4K dal Centro Sperimentale di Cinematografia. La pellicola, che segnò l’esordio alla regia di Montaldo, era stata presentata alla Mostra di Venezia del 1961. Tra gli interpreti, oltre al protagonista Jacques Charrier, vanno ricordati Gastone Moschin, Francisco Rabal, Eleonora Rossi Drago.
Tratto dall’omonimo libro di Giose Rimanelli pubblicato nel 1953, il film era stato accolto positivamente dal pubblico ma fu stroncato senza pietà dalla critica, sia di sinistra che di destra. Evidentemente il pubblico aveva dimostrato maturità e intelligenza accettando senza riserve, dopo circa quindici anni dalla fine della guerra, quella che l’autore del romanzo aveva definito “la storia di un giovane della mia età che vede la Resistenza dalla parte sbagliata”.
Dalla parte, cioè, della Repubblica Sociale Italiana, dopo che con l’esautorazione di Mussolini da tutti i suoi poteri, il suo arresto e l’armistizio con gli Alleati reso noto l’8 settembre 1943, l’Italia si era spaccata tragicamente in due: un Sud con le forze angloamericane che risalivano la penisola e un Centro Nord occupato dai nazisti con un governo fantoccio (la RSI, appunto) a capo del quale era stato messo il redivivo Mussolini, liberato dai tedeschi e ormai ridotto sempre più a l’ombra di sé stesso. Si trattava di un argomento ancora tabù e la critica fu impietosa al riguardo. La delusione per l’esordiente Montaldo fu tale che meditò addirittura di abbandonare subito il mondo del cinema per tornare al suo lavoro nel porto di Genova e in tutti questi anni si è sempre rifiutato di rivedere il film. E’ riuscito a vincere l’amarezza di quel ricordo soltanto adesso, a distanza di tanto tempo, in occasione del prezioso restauro della pellicola e della proiezione al Lido.
Classe 1930, prima di approdare alla regia Giuliano Montaldo ha avuto alcune esperienze di attore in film come Achtung banditi! di Carlo Lizzani (1951), La cieca di Sorrento di Giacomo Gentilomo (1953), Il momento più bello di Luciano Emmer (1957). In qualità di sceneggiatore e regista, nella sua lunga carriera ha dimostrato spesso sensibilità e attenzione per temi importanti. Oltre al dramma del giovane combattente repubblichino nell’Italia martoriata dalla guerra e dallo scontro civile, è doveroso citare altri titoli: Sacco e Vanzetti (1971), Giordano Bruno (1973), L’Agnese va a morire (1976), Gli occhiali d’oro (1987), Tempo di uccidere (1989). In un’intervista rilasciata a «Il Secolo XIX», parlando di Tiro al piccione il regista ha detto che nei primi anni Sessanta “ancora non era il momento per trattare certi argomenti”.
Ma oggi, con la presentazione della versione restaurata a Venezia, si può dire che si sia preso la sua rivincita. “Penso che in Italia ci sia da sempre la brutta abitudine di cercare di dimenticare il passato – ha dichiarato Montaldo, – o perlomeno la parte scomoda del passato. A mio parere, invece, i conti con la storia vanno sempre fatti, senza dimenticare quello che è successo”. Poi ha voluto lanciare una provocazione: istituire una mostra dei martiri della qualità, ovvero una selezione di film stroncati da una critica troppo sªªªªnob ma acclamati da un pubblico soddisfatto. “Ci sarebbe da imparare molto”, ha ironizzato il maestro. Parole sacrosante, se si pensa a quante volte in Italia si è dovuto attendere le solite riabilitazioni postume (tardive e di comodo) per rimediare agli eclatanti errori della critica militante.






Lascia un commento