
Disponibile su RaiPlay L’impiegato, un film del 1960 diretto da Gianni Puccini. È il primo film in cui Nino Manfredi è protagonista. Scritto e sceneggiato da Tommaso Chiaretti, Nino Manfredi ed Elio Petri, con la fotografia di Carlo Di Palma, il montaggio di Nino Baragli, le scenografie di Giovanni Checchi e Carlo Egidi e le musiche di Piero Piccioni, L’impiegato è interpretato da Nino Manfredi, Eleonora Rossi Drago, Andrea Checchi, Anna Maria Ferrero, Gianrico Tedeschi, Gianni Bonagura, Cesare Polacco, Pietro De Vico, Franco Giacobini.
Trama
Nando, modesto impiegato di un ufficio immobiliare, trascorre la sua monotona esistenza tra l’ufficio e l’appartamento condiviso con una sorella nubile. Sopperisce a questa piattezza con bellissimi sogni, fino a quando piomba in ufficio un’energica direttrice che instaura nuovi sistemi di lavoro. Nando è così sconvolto che sogna di ucciderla ma, in realtà, ne è innamorato.

Un film delizioso, atipico e ingiustamente poco ricordato. L’impiegato (1960) di Gianni Puccini, regista che aveva già realizzato Il marito (1958) con Alberto Sordi, in coppia con Nanny Loy, è un’opera che, sebbene con i toni della commedia, costruisce un discorso critico non banale sulla mediocrità della vita impiegatizia, alternando spaccati di realtà a visionarie evasioni oniriche: quelle del protagonista, Nando (Nino Manfredi nel suo primo di protagonista), che sogna di essere uno scrittore di successo, ricco e amato dalle donne. Ciò che oggi potrebbe essere considerato non particolarmente originale (soprattutto dopo la decostruzione posta in essere da Paolo Villaggio con i vari Fantozzi), all’epoca, invece, preconizzava i tempi, ponendosi in netta controtendenza. Ma, contenuti a parte, ciò che piace del film di Puccini sono i dialoghi, intelligenti e ironici, e le fantasiose parentesi notturne del protagonista, ricche di inventività e di un discreto approfondimento psicologico della sua personalità.
Sono certamente da condividere le parole che Gianluigi Rondi espresse quando L’impiegato uscì nelle sale: «Il film respira sempre un’atmosfera così rarefatta da essere in taluni momenti persino sofisticato: i dialoghi sono brillanti ed intelligenti, la satira è acuminata e sottile, i personaggi hanno quasi tutti una precisa gustosa e singolare dimensione umana. Nino Manfredi, felicemente ci dimostra con quanto equilibrio si possa fare la commedia». Gianni Puccini, d’altronde era un uomo di cultura, era stato redattore della rivista di critica cinematografica Cinema e aveva finanche collaborato alla sceneggiatura di Ossessione di Luchino Visconti. Inoltre, si avverte la presenza di Elio Petri (che esordirà un anno dopo dietro la macchina da presa con L’assassino) tra gli sceneggiatori del film, laddove emerge spesso una tagliente critica all’umanità asfittica degli uffici.
Eccellente infine il cast: oltre al sempre ottimo Nino Manfredi, ci sono Eleonora Rossi Drago e Anna Maria Ferrero, due modelli antagonisti di femminilità; Andrea Checchi, Gianrico Tedeschi e Pietro De Vico arricchiscono ulteriormente il comparto attoriale con grande professionalità. Prodotto da Alessandro Jacovoni e Tonino Cervi, il film fu girato nel 1959 per gli esterni tra piazza Vittorio Emanuele II, piazza Dante, via Merulana e Porta Cavalleggeri. Alcune scene per gli interni, inoltre, vennero girate a San Felice Circeo. L’impiegato ebbe un buon successo di pubblico; l’incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1964 fu di 507 milioni di lire.






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