Una Questione Privata di Paolo Taviani
Regia: Paolo Taviani; drammatico, Italia/Francia, 2017
Interpreti: Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori
Lunedì 13 dicembre, ore 22.15, Rai 5, canale 23; durata: 84′

Milton, ragazzo introverso e riservato, e Giorgio, allegro e solare, amano Fulvia. Lei si lascia corteggiare da entrambi, giocando con i loro sentimenti. I tre ragazzi nell’estate del 43 si incontrano nella villa estiva di Fulvia per ascoltare e riascoltare il loro disco preferito: “Over the Rainbow”. E nonostante la guerra, sono felici. Un anno dopo tutto è cambiato. Milton e Giorgio sono ora partigiani. E’ inverno e la nebbia è calata su tutto. Milton si ritrova davanti alla villa dei tempi felici, ormai chiusa e si abbandona al ricordo di Fulvia. La custode lo riconosce e invitandolo ad entrare allude ad una relazione tra la ragazza e il suo migliore amico Giorgio. Per Milton, logorato dal dubbio, si ferma tutto: la lotta partigiana, gli ideali, le amicizie. Ossessionato dalla gelosia, vuole scoprire la verità. E corre attraverso le nebbie delle Langhe per trovare Giorgio, ma Giorgio è stato catturato dai fascisti. L’unica speranza è trovare un prigioniero fascista da scambiare con l’amico, prima che questi venga fucilato. SELEZIONE UFFICIALE ALLA XII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2017).
Una nebbia densa, vaporosa, avvolge il protagonista, il giovane partigiano Milton (Luca Marinelli), girovagando per la camèagna delle Langhe, fucile in spalla, si ritrova all’improvviso di fronte alla villa della bella Fulvia (Valentina Bellè) nella quale ha trascorso l’estate del suo amore non ancora ricambiato, fatto di lettere e di promesse per il domani. Erano sempre in tre, ad ascoltare dischi, arrampicarsi sugli alberi, ridere e chiacchierare: Milton, Fulvia e l’amico fraterno Giorgio (Lorenzo Richelmy), anche lui diventato partigiano. Erano, in passato, prima che iniziasse questa guerra.
L’ultimo lavoro dei fratelli Taviani, di cui, per la prima volta, Paolo firma la regia senza il fratelli Vittorio, non è un film di guerra. La nebbia ci ha infatti introdotto nella dimensione del sogno. Il tempo che, attraverso i flashback, ci riporta nel passato del giovane, è come se non esistesse, e come nei sogni, si fa presente, il nostro presente. Quello che ha spinto i fratelli Vittorio e Paolo a realizzare questo film: un’opera necessaria, soprattutto per i più giovani, per non dimenticare, per ricordare la ragione del torto e quella della follia, in un’epoca storica come la nostra nella quale – hanno dichiarato i registi – si cerca di cancellare e negare la memoria di ciò che è stato.
In questo lungo sogno Milton è appassionato di letteratura e lingua inglese, come lo era lo scrittore Beppe Fenoglio, dal cui libro omonimo il film è tratto liberamente. Il ragazzo, in seguito ai pettegolezzi della custode della villa che gli dilanzia il cuore e riempie l’animo di dubbi. Cosa è accaduto fra la donna che ama e il suo amico di infanzia? Milton deve correre da Giorgio per sapere la verità ma nel frattempo l’amico viene catturato dai fascisti. Milton farà in tempo a trovare un ostaggio da scambiare per salvare la vita di Giorgio? Facendo conto coi dubbi e coi tormenti che gli scoppiano nella testa, Milton corre, disperato, per quei boschi e campi segnati dalla guerra, teatro surreale di deliri ed incubi.
Questo ultimo magnifico lavoro dei Taviani è fatto di immagini indimenticabili che parlano un linguaggio onirico: una bambina in un campo di cadaveri che si alza, va a bere un bicchiede d’acqua e poi torna e va stendersi accanto al corpo della mamma. Un fascista prigioniero, con gli occhi stralunati che canta, mimandolo, un pezzo jazz, poco prima di essere fucilato. L’abbraccio e i baci, teneri e disperati, di Milton ai suoi genitori, incontrati per caso sotto a un portico ventoso, a un metro dallo sguardo dei fascisti armati. Meraviglie e orrori della guerra. Luca Marinelli si conferma, come già dimostrato in Non Essere Cattivo e Lo Chiamavano Jeeg Robot, di essere un attore di grande intesità e forza espressiva. I dialoghi del film a volte sembrano poco naturali, difficili da adattare con scioltezza dal romanzo di Fenoglio.
Una Questione Privata se non un testamento, resta un dono fatto dai registi che hanno scritto la storia del cinema italiano, alle nuove generazioni. E che vuole ricordare che la guerra, ogni guerra, non è altro che una questione privata, una cosa che appartiene alla coscienza alla responsabilità e all’azione – o non azione – di ognuno di noi. Eppure, la questione più importante, quella che salva dalla follia, che fa scordare ogni cosa e persino correre incontro alle pallottole o saltare su un ponte minato, resta l’amore.







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