Che cos’è il cinema? Che cosa rappresenta questo meravigliosa invenzione, nonché definita la “settima arte”?

Beh, ci vorrebbero tante ore (o giorni) per poterla descrivere e raccontare nella sua interezza e complessità. Ma nel frattempo, giusto per darvi un breve accenno: forse non tutti (o quasi) sapete che la nascita del cinema in sé risale al 28 dicembre 1895, anno in cui due fratelli, Louis e Auguste Lumière, decisero di creare un tipo di apparecchiatura, denominata cinématographe, la quale era in grado di proiettare su uno schermo bianco una sequenza di diverse immagini distinte, che venivano impresse su una pellicola stampata attraverso un processo fotografico, creando cosi un effetto movimentato.
Dopo quasi due mesi, esattamente il 6 gennaio 1896, venne proiettato il primo film dei due fratelli, che consisteva in un brevissimo filmato della durata di 45 secondi, in bianco e nero, attraverso lo strumento da loro inventato, il quale rappresentava un treno che arrivava a forte velocità, e l’immagine era cosi realistica che sembrava stesse per uscire dal video e si fosse inserito all’interno della sala, dove un numeroso pubblico era curioso di questa novità, ma allo stesso leggermente terrorizzata, perché era come se il treno, ad un certo punto, andasse addosso alle persone. Nonostante ciò, questa scena sarà destinata a diventare un’icona durante la continua evoluzione del cinema, e verrà “ereditata”, durante gli anni a seguire, di generazione in generazione, agli appassionati e studiosi di questa bellissima forma d’arte.

Di fatto, questo forte desiderio di andare al cinema, di entrare in una sala, sedersi sgranocchiando magari dei pop-corn godendosi un bel film proiettato in uno schermo gigante, questo momento magico lo potremmo collegare tranquillamente alla scienza, anzi, ancora meglio, alle neuroscienze. Vi starete chiedendo sicuramente perché. Ecco una breve panoramica: tutto questo lo dobbiamo ad una coppia di scienziati, Vittorio Gallese, il quale, nel 1992, insieme al suo team, individuò i cosiddetti neuroni specchio, e Michele Guerra, entrambi cinefili e ricercatori di cinema, i quali entrambi affermarono il fatto che anche studiando il cervello si può scoprire molto su questa magia della settima arte. E tra le tante ricerche, e scoperte, che hanno svolto, sono arrivati addirittura alla tesi della “simulazione incarnata” al cinema, ovvero “quando guardiamo le azioni altrui, si attivano alcune cellule (neuroni specchio) della nostra corteccia motoria, proprio come se fossimo noi ad agire. Così comprendiamo le emozioni degli altri. E ci immedesimiamo.”
Questo è solo un assaggio di quello che questi due scienziati parlano nei loro studi e ricerche riguardo le neuroscienze come elemento connesso alle nostre emozioni durante la visione di un film. Ci sarebbe molto altro da dire su questo argomento, a mio parere, molto interessante e affascinante, ma per ora, leggendo in particolare questo articolo, soffermiamoci sul fatto che non dobbiamo mai e poi mai dimenticarci di questa meravigliosa settima arte. Perché il cinema ha sempre rappresentato, e continua a rappresentare, un punto di ritrovo di noi appassionati e curiosi che vogliamo trascorrere un pomeriggio o una serata diversi dalla solita routine giornaliera. E cosa può esserci di più bello che andare a vedere un bel film insieme agli amici, alla propria famiglia, alla propria anima gemella? Di qualunque genere possa essere: romantico, di azione, di avventura, di fantascienza.

E parlando appunto di cinema, e di arte, inquadriamo adesso l’attenzione su uno dei più grandi emblemi del cinema italiano, spesso dimenticato, ovvero, Nuovo Cinema Paradiso, scritto e diretto da Giuseppe Tornatore. Stiamo parlando di un film circondato da un immenso, e intenso, fascino, soprattutto per quanto riguarda la presenza del flashback, quando il protagonista del film, il piccolo Salvatore (Salvatore Cascio) racconta la sua vita, di quando era un regista di successo ma intimamente infelice, che non è mai ritornato al suo paese in Sicilia, Giancaldo, in cui è cresciuto (Giancaldo, nome del paese del film utilizzato in maniera immaginaria, ma che in realtà è stato utilizzato omaggiando il Monte Giancaldo, il quale sovrasta Bagheria, nonché città natale di Giuseppe Tornatore) e ha vissuto l’unica vera storia d’amore della sua vita.
Il momento più triste della sua vita è la morte di Alfredo, suo carissimo amico di tutta la sua vita, nonché anche suo mentore professionale, il quale lavorava come proiezionista nel cinema del paese. Ma nonostante ciò, per il piccolo Salvatore, la perdita di questa persona, che per lui rappresentava una figura paterna, essendo rimasto orfano, invece di sconvolgergli la vita gli ha dato la forza di andare avanti, di riprendere la sua formazione da regista e di ritornare cosi alla sua terra nativa.

Una prima versione del film, della durata di 173 minuti, venne presentata in anteprima mondiale al festival Europa Cinema di Bari il 29 settembre 1988, ottenendo un grande successo di pubblico e reazioni contrastanti dei critici. Una seconda versione, con una riduzione di 18 minuti, e quindi alla fine della durata totale di 155 minuti, venne distribuita nelle sale nel novembre 1988, andando incontro a uno scarso successo di pubblico. Una terza e ultima versione, invece, con un taglio di 25 minuti (contenenti un’intera parte dove vi erano presenti Salvatore ed Elena adulti e tutte le scene interpretate da Brigitte Fossey), e quindi portandola alla fine alla durata di 123 minuti, successivamente distribuita in Italia, e in altre parti del mondo, l’anno successivo, 1989, venne anche premiata di diversi premi insigni. La versione iniziale, e completa, del film, della durata totale di 173 minuti, venne in seguito distribuita nelle sale e nel circuito “home video”, con la denominazione di director’s cut.
A parte, comunque, tutto quello che è stato detto finora, Nuovo Cinema Paradiso sarà sempre presente tra i più bei film, di questo genere, che però sfortunatamente, in particolare negli ultimi 20-30 anni circa, si stanno piano piano dimenticando. E questo è un gran peccato, perché, ormai poniamo di più l’attenzione, per esempio, verso, i film Marvel, e ci stiamo lasciando completamente alle spalle quei capolavori che praticamente ci hanno permesso di conoscere tantissimi personaggi dello spettacolo italiano, e facendo questo è come se quindi per noi non fossero mai esistiti e non avessero mai fatto parte di questo mondo, e invece dobbiamo continuare a tenerli nella nostra memoria affinchè possano continuare ad esserci altre generazioni di appassionati che possano conoscerli attraverso i nostri racconti. Non sarà magari molto inerente a quanto si voleva dire in questo articolo, ma giusto per fare un esempio, a quanto già detto, mi viene da pensare a film come Il sorpasso, l’Armata Brancaleone, Un americano a Roma, e tanti altri.

Data di uscita: 17 novembre 1988
Genere: Drammatico, sentimentale, commedia
Anno: 1988
Regia: Giuseppe Tornatore
Attori e personaggi: Philippe Noiret (Alfredo), Salvatore Cascio (Salvatore di Vita bambino), Marco Leonardi (Salvatore di Vita adolescente), Jacques Perrin (Salvatore di Vita adulto), Antonella Attili (Maria giovane), Nino Terzo (Padre di Peppino), Enzo Cannavale (Ciccio Spaccafico), Isa Danieli (Anna), Leo Gullotta (Ignazio), Pupella Maggio (Maria anziana), Agnese Nano (Elena Mendola adolescente), Leopoldo Trieste (Don Adelfio), Tano Cimarosa (fabbro), Nicola di Pinto (idiota del villaggio), Roberta Lena (Lia), Nellina Laganà (prostituta), Giuseppe Tornatore (proiezionista)
Paese: Italia, Francia
Durata: 173 min (prima versione e director’s cut), 155 min (seconda versione), 123 min (versione internazionale)
Distribuzione: Teodora Film
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Fotografia: Blasco Giurato
Montaggio: Mario Morra
Musiche: Ennio Morricone, Andrea Morricone (Tema d’amore)
Produzione: Cristaldifilm, Films Ariane
Distribuzione in italiano: Titanus






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