Ma certo. È normale che vedendo tra i personaggi di questa pellicola il nome Baskerville si possa subito pensare ad una delle tante avventure del famoso detective di Londra Sherlock Holmes, vale a dire, Il Mastino dei Baskerville, nonché uno dei quattro libri che compongono il cosiddetto Sacro Canone composto da Sir Arthur Conan Doyle.
In questo caso, non è proprio cosi. Non c’è un diretto collegamento tra Holmes e Conan Doyle, nonostante il fatto che, all’interno di questo film, vi siano ugualmente misteri da risolvere.
Quindi ancora non siete riusciti a capire di cosa stiamo parlando? Nessun problema. Per chi magari non avesse mai letto il libro o visto il lungometraggio, questa volta non era facile. Stiamo parlando de Il nome della rosa, del 1986, diretto da Jean-Jacques Annaud, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980, e che quest’anno spegne 40 candeline. E già, sono già passati cosi tanti anni che molto spesso, ancora oggi, viene spesso ritrasmesso nelle reti nazionali, suscitando ancora suspence per gli appassionati e intenditori del genere.
Ma addentriamoci adesso all’interno della storia, e vediamo che cosa ci riserva.

Tutto comincia con Adso da Melk, l’anziano frate francescano, il quale, tramite dei flash-back, racconta di quando era ancora un semplice novizio e che trascorse alcuni giorni dentro un’abbazia insieme al suo mentore, una figura di rilievo, una persona dotta: il famigerato frate inglese Guglielmo da Baskerville. Successe qualcosa lì dentro, qualcosa del quale i due furono testimoni. Era il 1327. L’abbazia era stata luogo di alcuni terribili omicidi che tra l’altro si erano verificati in un momento molto particolare e delicato: si doveva svolgere un’importante disputa sulle tesi dell’Ordine francescano, alla quale vennero chiamati a partecipare anche gli stessi Guglielmo e Adso. L’abate, l’organizzatore di tutto, sapendo già del passato di Guglielmo come inquisitore, lo arruola come “investigatore” per poter capire come sono avvenuti questi crimini all’interno del monastero. Molti membri credono che siano avvenuti a causa della “mano del maligno”, spiegando tale ipotesi con il fatto che le vittime avevano dita e lingua di un intenso colore nero. Frate Guglielmo però non è assolutamente convinto di ciò, e crede invece che il responsabile sia qualcuno che si trova all’interno dell’edificio. Si dà cosi inizio alle indagini, cominciando dalla misteriosa scomparsa di un giovane monaco, il miniatore Adelmo, il cui cadavere viene ritrovato dopo una tempesta ai piedi delle alte mura dell’abbazia, e della quale dipartita Guglielmo afferma fin da subito che si possa trattare di suicidio e non di omicidio. Questa tra l’altro non sarà l’ultima morte sulla quale indagheranno i due frati. Anzi, continuano, e questa volta toccherà a Venanzio, il cui cadavere invece viene ritrovato all’interno di un recipiente contenente sangue animale. Sembra tra l’altro che tra le due morti ci sia un collegamento, dato che, in quest’ultima vittima, Venanzio, sono state trovate le dita e la lingua nere, in quanto era amico di Adelmo.
Prossima vittima Berengario, l’aiuto bibliotecario, di chiare tendenze omosessuali, ritrovato annegato nella sua vasca da bagno, e anch’egli presenta dita e lingua di colore nero. Svolgendo le sue indagini, Guglielmo trova una nota appuntata sullo scrittoio dove Berengario si trovava la notte prima che morisse: vi era scritto il numero di un libro. Comincia quindi a capire cos’é successo, e a dare un pò di chiarezza: Berengario, approfittandosi del fatto che il giovane Adelmo fosse un appassionato di libri, gli consegna un volume un pò particolare, un libro proibito che lui desiderava leggere da molto tempo, in cambio però di rapporti illeciti. Adelmo acconsente a questa richiesta, ma successivamente, preso da un forte senso di colpa e di vergogna, vaga per l’abbazia in cerca del traduttore dal greco al quale gli aveva consegnato la nota, per poi mettere fine alla sua vita gettandosi dalle mura. Venanzio, che voleva verificare con i suoi occhi che quel libro era stata la causa della morte di Adelmo, lo recupera e comincia a leggerlo durante la notte ma improvvisamente viene colpito da un malore fatale e il suo cadavere viene ritrovato da Berengario, il quale, per paura di essere incolpato della sua morte, getta il cadavere nella cisterna, dove viene poi ritrovato successivamente.
Il libro alla fine rimase sullo scrittoio del traduttore, letto anche da Berengario, ma una serie di malori cominciarono a manifestarsi anche in esso. Dopo aver riportato indietro il libro al suo posto per paura di esser scoperto, torna nella sua dimora a farsi un bagno con delle foglie di cedro per cercare di alleviare il dolore, ma era tutto inutile, perché muore annegato. Guglielmo, dunque, comincia a convincersi del fatto che la causa di tutte queste morti sia appunto questo libro che uccide o per il quale qualcuno é disposto a uccidere.
A questo punto credo adesso tocchi a voi continuare a leggere, o a vedere, la storia, per non rovinarvi troppo il piacere di assaporare il forte desiderio di voler entrare dentro il libro, o il film, e immaginarvi di essere anche voi stessi protagonisti per poter vedere di persona tutto quello che accade per poi raccontarlo voi stessi. Detto ciò, il mio solito augurio è di buona lettura, e in questo caso, anche di buona visione.

Titolo originale: The Name of the Rose
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Italia, Germania Ovest, Francia
Anno: 1986
Genere: thriller, storico, giallo
Regia: Jean-Jacques Annaud
Soggetto: dal romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco
Sceneggiatura: Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard
Produttore: Bernd Eichinger, Bernd Schaefers, Franco Cristaldi
Produttore esecutivo: Thomas Schühly, Jake Eberts
Casa di produzione: Cristaldifilm, Radiotelevisione Italiana, Neue Constantin Film, Zweites Deutsches Fernsehen, Les Film Ariane, France 3 Cinéma
Distribuzione in italiano: Cecchi Gori Group
Interpreti e personaggi: Sean Connery (Guglielmo da Baskerville), F. Murray Abraham (Bernardo Gui), Christian Slater (Adso da Melk), Fëdor Fëdorovič Šaljapin (Jorge da Burgos), William Hickey (Ubertino da Casale), Michael Lonsdale (abate Abbone da Fossanova), Ron Perlman (Salvatore), Elya Baskin (Severino), Volker Prechtel (Malachia), Michael Habeck (Berengario),
Helmut Qualtinger (Remigio da Varagine), Urs Althaus (Venanzio), Valentina Vargas (ragazza), Lars Bodin-Jorgensen (Adelmo da Otranto), Leopoldo Trieste (Michele da Cesena), Franco Valobra (Girolamo di Caffa), Vernon Dobtcheff (Hugh da Newcastle), Donald O’Brien (Pietro da Assisi), Andrew Birkin (Cuthbert da Winchester), Peter Berling (Jean da Anneaux), Pete Lancaster (vescovo di Arborea), Lucien Bodard (Bertrando del Poggetto), Franco Pistoni (monaco), Francesco Scali (monaco), Kim Rossi Stuart (novizio), Franco Diogene (inviato papale), Gianni Rizzo (inviato papale), Vittorio Zarfati (inviato papale)






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