Interpretato da German De Silva e Matías Encinas, L’educazione di Rey è un efficace noir ambientato a Mendoza, impreziosito dalla sensibilità per gli aspetti di fragilità dei personaggi e da una pregnante attenzione per i dettagli.
La figura dell’anziano agente che aiuta il giovane scavezzacollo inesperto non è di certo nuova e ci riporta a tanti film di reclute o a western di formazione, eppure, questa volta a convincere è il clima di progressiva trepidazione che il regista Santiago Esteves, al suo primo lungometraggio, riesce a creare attorno a due individui le cui ombre si incontrano e disegnano un territorio di non detti. Reynaldo, minorenne cacciato dalla madre, è maldestramente avviato dal fratello ad una rapina in casa di un notaio, condizione che sarà l’inizio di una condizione di fuga. Il fratello e il complice vengono arrestati, mentre Reynaldo, che durante l’incursione fa scattare l’allarme e getta i complici nello scompiglio, scappa finendo nella serra di una famiglia capitanata da una guarda giurata in pensione. Questi, anziché denunciarlo alla polizia, gli propone un patto: non lo denuncia alle autorità pubbliche purché lui ripari quello che ha rotto.

Nasce un istintivo legame che è espressione di un racconto intenso, fotografato e diretto con piglio sicuro, con tempi che puntellano una vicenda di interrogativi gettati su questa landa di precarietà sociale e malavita, dove non si conoscono ma si intuiscono soltanto le motivazioni che spingono il pensionato Vargas a fidarsi e proteggere Reynaldo trattandolo quasi come un figlio. E’ proprio l’istintivo legame a dare feconda energia a un racconto tutto incentrato sulla tensione che la loro relazione crea. Reynaldo si installa in casa dell’uomo e la vicenda – dove la polizia emerge come profondamente corrotta -, è sostenuta da una narrazione tesa e coinvolgente, in cui Esteves conferma il talento di montatore che avevamo potuto conoscere grazie alla collaborazione per registi come Juan Vilegas o Pablo Trapero.
Personaggi deprivati di alone romantico ma spinti a mettersi in gioco, dove appare persino troppo agile il duello tra Reynaldo e i poliziotti, quest’ultimi un po’ di maniera nel loro essere aguzzini intenti a recuperare il denaro che il ragazzo ha avuto il tempo di trafugare, così come un po’ forzato è l’esito di “pistolero” prospettato al giovane. Tornano i metodi efferati, le torture, in un cerchio che si fa più stretto, condotto da Esteves con abile padronanza della scena. Reynaldo e Vargas non percepiscono subito fino in fondo la pericolosità della condizione che si trovano a vivere, e lo spettatore conosce quasi sempre prima di loro l’entità della minaccia. Ecco allora che l’atteggiamento protettivo di Vargas svela però la consumata abitudine con l’ambiente che il film descrive non mostrandoci mai il lato positivo e salvifico delle forze di polizia come sarebbe potuto succedere in un romantico noir statunitense. Vargas che insegna a sparare a un potenziale delinquente è la figura anti-retorica di un’educazione che passa attraverso le regole della strada e che non disdegna di mostrare i lati meno ortodossi e immacolati di una simile educazione.
DATA USCITA: 4 aprile 2019
GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Santiago Esteves
CAST: German De Silva, Matías Encinas
PAESE: Argentina
DURATA: 96 Min.
DISTRIBUZIONE: EXIT media




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