Il cinema italiano ha sempre fatto incetta di dialetti e di storie dedicate allo spirito dei tanti regionalismi che si agitano in quel puzzle culturale e sociologico che è il nostro Paese, ma un tassello è sempre mancato alla composizione d’insieme: quello dedicato alla terra più misteriosa e ancora non conquistata dall’appiattimento della globalizzazione, la Sardegna.
Dopo un’anteprima accompagnata da un prevedibile successo proprio nell’isola (in una settimana ha incassato 69.903 euro con sole 13 copie, ottenendo la miglior media copia nazionale), da domani, giovedì 2 maggio, L’Uomo che Comprò la Luna sbarca nel “continente” e affronterà la prova del nove con il pubblico.
La struttura narrativa del film di Paolo Zucca si ispira, secondo la dichiarazione del regista stesso, agli archetipi junghiani nel cinema, individuati da Chris Vogler nel celebre “Viaggio dell’eroe”, dove quest’ultimo è il protagonista del film e supera numerose prove alla ricerca di una nuova consapevolezza. Un eroe che in questa commedia ha il volto di Jacopo Cullin, un improbabile agente infiltrato milanese, Kevin Pirelli, che nasconde dietro l’accento meneghino e la finta zazzera bionda le sue radici sarde. Ma il ragazzo non distingue una pecora da una capra, e avrà bisogno di un allentatore che gli faccia recuperare totalmente la sua “sardità”. Come in ogni viaggio eroico che si rispetti c’è un mentore, un piccolo grande Benito Urgu (Badore), che concorre con la sua immobile ieraticità a ricostruire i toni di un racconto di formazione, scomposto in quadretti di comicità grondante ironia. La sceneggiatura disfa gli stereotipi e al tempo stesso vuole spiegare ai continentali il percorso dell’agente Pirelli (mentite spoglie di Gavino Zoccheddu) alla scoperta dell’anima e della spiritualità dei suoi avi.
Lo spunto surreale e poetico che richiede l’intervento di un agente infiltrato è il furto della Luna da parte di un pescatore innamorato, che ha deciso di regalare il satellite più romantico dell’universo alla donna amata. I governi internazionali sono coalizzati in una caccia all’uomo che parte dalla Casa Bianca, e infine – dopo approfondite ricerche per scoprire le coordinate geografiche della Sardegna – l’indagine viene affidata “in loco” a una fantomatica Agenzia per la sicurezza euroatlantica, ai cui vertici stanno Pino e Dino (Stefano Fresi e Francesco Pannofino).

Gli agenti Stefano Fresi e Francesco Pannofino forniscono a Kevin Pirelli i volumi su cui studiare la “sardità”
Tra asini che fronteggiano la modernità, il gioco della morra, l’umorismo caustico e rude dei paesani e i nuraghe rinchiusi in una boccia souvenir con la neve, l’avventura di Kevin diventa soprattutto un viaggio interiore in un paesaggio di valori arcaici. Sul suolo lunare in cui lo conduce Badore stanno solenni le immense figure di Antonio Gramsci, Grazia Deledda, Eleonora giudichessa di Arborea, perché, come spiega l’ex addestratore dell’agente Pirelli, “Tutti gli altri quando muoiono vanno nell’Aldilà, i sardi invece vanno sulla Luna”. E accanto ai grandi ci sono anche l’umile minatore, il pastore, l’anziano saggio: tutti, dice ancora Badore, “hanno scelto di stare della parte della giustizia, e hanno lottato, ognuno a modo suo”.
Sulla Luna c’è anche il nonno del protagonista, deus ex machina della rinascita dell’agente Gavino Zoccheddu. Il giovane sceglierà la lealtà e la difesa dei più deboli, e finalmente si riapproprierà dell’eredità ideale e culturale che era appartenuta al nonno.

I sardi sulla Luna in una scena del film (foto di Francesca Ardau)
L’Uomo che Comprò la Luna è una favola poetica, una commedia, un dramma e anche molto altro, dove la messa in scena degli stereotipi ha una funzione satirica e le suggestioni fantastiche si affiancano alle intuizioni immaginifiche. Paolo Zucca conferma la padronanza registica mostrata nel suo precedente L’Arbitro, la sua abilità nel gestire gli spazi e la fluidità con cui riesce a far scorrere la storia. Per raccontare i sardi ci vogliono dei sardi, come il funambolico Jacopo Cullin o la ruvida ermetica maschera di Benito Urgu. O come la sagace Geppi Cucciari, dalla penna tagliente, di cui si avverte l’intervento nella sceneggiatura.
C’è anche un’ombra di amarezza e di malinconia in questo film, nonostante in fondo voglia soprattutto divertire alla maniera dei fumetti di René Goscinny e Albert Uderzo. Come i genitori di Asterix fecero con la Corsica in un’avventura del 1973, anche Paolo Zucca racconta la sua Sardegna con sagacia e leggerezza.
Se un difetto si deve trovare a questo film, è quello di aver privilegiato un linguaggio narrativo mentale, che parla più attraverso i concetti che le immagini. Il piacere del cinema diventa qui tutto intellettuale e soffre di un’indugiare che ben si adatta alla pagina scritta ma arranca un po’ sul grande schermo.
- DATA USCITA:
- GENERE: Commedia
- ANNO: 2018
- REGIA: Paolo Zucca
- SCENEGGIATURA: Paolo Zucca, Barbara Alberti, Geppi Cucciari
- CAST: Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski, Angela Molina
- PAESE: Italia, Albania, Argentina
- DURATA: 102 Min
- DISTRIBUZIONE: Indigo Film






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