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Beautiful Boy – Recensione

Bianca Ferrigni Recensioni Giu 12th, 2019 0 Comment

“Odiavo le vacanze, i bambini, la storia, i giornali, i musei, le nonne,
matrimoni, film, ragni, netturbini, gli accenti inglesi, la Spagna, la Francia, l’Italia… le noci e l’arancione. L’algebra mi faceva incazzare. L’opera mi faceva vomitare. Charlie Chaplin era falso. E i fiori per gli smidollati. Per me, pace e felicità erano segni di inferiorità, precipui di deboli e menti fragili”.

Timothée Chalamet interpreta magistralmente il personaggio di Nick Sheff

Ci sono tanto Bukowsky, tanta letteratura, tanta musica in questo commovente Beautiful Boy. Ma nessuno pensi a un gioco filmico di intellettualismi e belle citazioni. Beautiful Boy è un film schietto e asciutto e, a volerlo limitare in una definizione, appartiene a quel filone di cinematografia d’Oltreoceano che si fa carico di un problema sociale e vi costruisce sopra una storia. Qui, però, la storia è vera, e ispirata a due libri scritti dai veri protagonisti, padre e figlio. L’istanza sociale che il regista Felix van Groeningen vuole far conoscere è quella legata al dramma della tossicodipendenza.

Bukowsky c’entra molto, e non solo perché i suoi libri compaiono in tante inquadrature, non solo perché la splendida poesia “Che pace e felicità vi avvolgano” viene letta  in classe dal protagonista, e recitata infine intera sui titoli di coda. Le copertine dei libri dello scrittore americano sono una sorta di lasciapassare per poter entrare nel background di quel mondo alieno, così come la musica dei Nirvana o di David Bowie e gli scarabocchi espressionistici sul diario del ragazzo.Steve Carell interpreta il padre di Nick, David Sheff

Il film inizia con l’inquadratura fissa del giornalista Dave Sheff (Steve Carell), a colloquio con qualcuno che non vediamo, che racconta come non riesca più a riconoscere suo figlio Nick (Timothée Chalamet), il suo bellissimo splendido ragazzo che ora gli sembra di non aver mai conosciuto. Da quel momento il viaggio è a ritroso, attraverso un lungo flashback che inizia un anno prima, quando Dave e la sua seconda moglie Karen (Maura Tierney) scoprono che Nick “assume tutte le droghe del pianeta” e in particolare le metanfetamine.Steve Carell, Maura Tierney, TimothŽée Chalamet, Oakley Bull e Christian Convery

Il viaggio agli inferi di Dave e Nick inizia quando il ragazzo diciottenne non fa ritorno a casa una notte, e il padre si trova improvvisamente a fronteggiare la reltà di un figlio drogato, del quale non si può più fidare. Un figlio da cercare ogni volta che scompare per farsi un buco d’eroina (più a buon prezzo), dopo aver giurato, pianto, essersi pentito. Il suo bellissimo ragazzo che ora deve riportare a casa dopo averlo raccattato ubriaco in qualche vicolo. Ancora, e ancora, e ancora. “Beatiful Boy“, canta John Lennon mentre Dave prova disperatamente a riconoscere l’adolescente di oggi negli occhi larghi della foto di un bambino appesa alla parete.

Dopo le prime ricadute Nick accetta il ricovero in un centro sociale per disintossicarsi da droghe e alcol. Tutto potrebbe ancora aggiustarsi. Nic sta nella sua stanza e sulla sua scrivania campeggia “Belli e Dannati” di Scott Fitzgerald. “Perché stai chiuso sempre qui dentro  a leggere scrittori misantropi e depressi?”, gli chiede Dave, e non sa che in quella domanda c’è il segreto di una visione dell’esistenza.Tutto sembra tornare sereno dopo una splendida giornata al mare facendo surf, ma poi Nick scompare di nuovo. E l’angoscia della ricerca ricomincia. Questa volta è la madre Vicky, che vive lontano, a Los Angeles, a occuparsi del ragazzo. Un duro lavoro con il gruppo degli alcolisti anonimi e Nick sembra rinato. Quattordici mesi senza drogarsi e senza bere. Una vittoria. Quando torna a casa del padre, pronto a riscriversi al college, c’è la voce di Neil Young ad accompagnarlo. La note serene di “Heart of Gold” vanno leggere mentre scorrono le immagini di Dave tranquillo al lavoro, di Karen che dipinge, dei due bambini, i fratellastri di Nick, che giocano aspettandolo. Tutto va bene, e ora può tornare al college con nuove speranze, e anche con quella che potrebbe essere la felicità di un amore. Ma basterà trovare nel bagno della sua ragazza degli antidolorifici per ricadere di nuovo nel baratro. Dave si arrende. “Non si possono salvare le persone”, e abbandona Nick al suo destino.

Raccontata così sembrerebbe la storia del caso, purtroppo comune. di un genitore che cerca invano di aprirsi un varco nel muro che la dipendenza ha costruito tra lui e il figlio, dopo avere sbriciolato la fiducia e lasciato l’amore in stand-by, abbandonato in un angolo dove riesce solo a straziare attraverso la punta accuminata dei ricordi. Insomma, il dramma di una famiglia distrutta dalla follia e incoscienza di un figlio tossico. E invece Beautiful Boy è molto di più.Protagonista vero di questo lungo viaggio all’inferno (e la citazione da Rimbaud non è casuale) è in realtà l’insondabile male del vivere, il vuoto esistenziale, lo spleen che nell’Ottecento si abbeverava di assenzio, l’impossibilità di vivere nella realtà, la necessità di riempire il grande buco nero interiore. E in questo senso Nick è un antieroe a tutto tondo, con una complessità che l’attore Timothée Chalamet (sì, proprio l’adolescente di Chiamami col tuo nome) riesce a restituire appieno. A nulla servono la felicità dell’amore per i familiari, completamente restitutito.  Non esiste appagamento. Quando Nic si innamorerà della compagna di college ha tutto ormai per essere felice. Eppure, dopo aver condiviso il pranzo con la famiglia di lei, qualcosa sembra strapparlo dal presente, e gli basterà entrare in bagno e vedere un flacone di antidolorifici per mandarli giù e distruggere in un secondo quattordici mesi di astinenza.Il lavoro del regista, che è anche co-sceneggiatore con Luke Davies,  è eccellente. I personaggi poco per volta ci entrano dentro, e non sappiamo se provare più dolore e pietà per il ragazzo o empatizzare con la disperazione di Dave, con il dolore di Karen, con i tentativi disperati della madre Vicky di salvare fino all’ultimo il figlio dall’abisso. Van Groeningen arriva a ottenere questo risultato attraverso una narrazione sobria, mai estetizzante, e la fotografia pulita e di grande realismo di Ruben Impens. Solo l’indugiare della macchina da presa sulle inquadrature dei paesaggi che portano alla casa, al focolare domestico, sono concessi.Nick, lasciato solo, sarà salvato quasi per miracolo da un’overdose che lo fa accasciare sul pavimento di un bagno pubblico. Se l’amore degli altri è rimasto ad aspettare, forse una speranza c’è.

Charles Bukovsky l’aveva detto: ” Vivevo in un inferno/di piccole stanze/[… ] Non riuscivo/ad accettare la vita com’era”.

  • DATA USCITA: 13 giugno 2019
  • GENERE: Biografico, Drammatico
  • ANNO: 2018
  • REGIA: Felix van Groeningen
  • CAST: Steve Carell, Timothée Chalamet, Amy Ryan, Maura Tierney, Timothy Hutton
  • PAESE: USA
  • DURATA: 112′
  • DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
7
voto

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Bianca Ferrigni

Cinefila dalla culla, cresciuta a pane e Truffaut, è giornalista professionista, Divide il mondo tra coloro che amano Lars VonTrier e quelli che non lo sopportano. E' stata capo redattore delle pagine di Cultura del giornale "Il Piccolo" dal 2004 al 2014.

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