Angela Ciaburri ha uno sguardo fermo, puntuto, intenso: un misto di fragilità e determinazione che già, di per sé, racconta una storia. Per questo la sua Carmela nella serie “Gomorra 3” non passa inosservata ed ha avuto tanto successo. Ma nel curriculum della giovane attrice partenopea c’è molto altro. A teatro collabora con con i teatri nazionali di Genova e di Roma. Per Carozzeria Orfeo interpreta il personaggio protagonista in Cous Cous Klan, spettacolo teatrale di grande successo di pubblico e critica. Tra i vari lungometraggi ricordiamo: Il colore nascosto delle Cose di Silvio Soldini, Due Soldati di Marco Tullio Giordana e la commedia Peggio per me di Riccardo Camilli.

Angela, quale maggiore soddisfazione trai dal lavorare nel cinema?
La possibilità di indagare la natura umana. Mettermi nei panni degli altri e, a partire dalle paure più profonde – quindi dalle necessità dei personaggi – capirne il funzionamento: come guarda, come si muove, come respira, il suo bioritmo.
Trasformare tutto questo in un atto creativo.
Infatti, più che il prodotto finale, cio’ che mi appaga di più è il percorso per arrivare al personaggio. Le prove, in generale, sono la fase che mi soddisfa di più. La scoperta.
Che tecnica usi per calarti completamente nel personaggio che devi interpretare?
In genere mi focalizzo prima sulla parte tecnica, per non dover pensare a quello che devo dire e come lo devo dire quando mi lascio attraversare dall’emozione. Per individuare quella giusta, lavoro molto su ciò che il personaggio pensa, su come ascolta, sui rapporti con gli altri personaggi.
Questo è il lavoro dei tuoi sogni?
Non ho mai saputo cosa avrei voluto fare da grande. Da piccola ero solo molto creativa. A chi mi chiedeva cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo: “voglio essere brava”. Sapevo che qualunque cosa avessi fatto, l’avrei fatta fino in fondo e con tutto l’impegno possibile. Per varie circostanze mi sono trovata a fare questo lavoro e quello che sogno oggi è di farlo sempre meglio e con sempre maggiore continuità.

Foto tratta dalla prima puntata della serie “Skullgirl”, un thriller psicologico
Quale cinema ami?
Non mi piacciono le categorie. Credo solo che ci sia un cinema “fatto bene” e un cinema “tanto per fare”.
La mia passione è cominciata guardando i film di De Sica, di Rossellini, registi considerati neorealisti. Ecco, Il mio gusto si avvicina di più alle storie raccontate in quel modo, con quei contenuti. Come non ricordare film con Anna Magnani o Gian Maria Volontè… E mi piace quando si dà agli attori professionisti la possibilità di interpretare quelle storie. Allora si usava meno, oggi i registi hanno più fiducia nella capacità di trasfigurazione degli attori.
Amo il cinema onesto, non pretenzioso,il cinema allegorico, che riesce a parlarti, a raccontarti qualcosa di te, anche se è ambientato su Marte. Considero Tarantino il genio dell’allegoria: c’è un continuo passaggio dal particolare all’universale.
Non posso non fare un accenno ai cineasti-poeti, da Antonioni a Malick, quelli mi fanno stare sempre scomoda sulla poltrona. Non sempre so il perchè, so solo che mi scuotono e mi fanno brutalmente sprofondare dentro di me.
Quale è il consiglio più prezioso che ti sia stato dato in questo lavoro?
Quando stai per girare una scena, non ripetere il testo (a imparare quello hai già provveduto e “la sai”), chiudi gli occhi e pensa ai sottotesti.

C’è un regista con cui ti piacerebbe lavorare ?
Matteo Garrone, perché pur non prediligendo un genere, ha creato un ben riconoscibile universo stilistico e immaginario riuscendo ad essere sempre efficace e ficcante. Sa tirare fuori dagli attori il meglio di loro stessi. lui è un esempio di quella categoria di registi che danno molta fiducia agli attori professionisti, alla loro umanità e capacità di esprimerla. Non c’è nessuna autoreferenzialità nelle sue scelte registiche, sta sempre un passo indietro rispetto al racconto.
Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi progetti attuali e futuri?
Sicuramente sarò in scena con un grande classico, con un bellissimo ruolo, in un grande teatro della capitale. Sicuramente andrò in tournée per due, tre mesi. Sono in attesa sui progetti cinematografici. Ma le tempistiche sono luuuuunghe. Ecco, se c’è una cosa che mi snerva è questa. L’attesa. Bisogna avere una enorme pazienza. Da monaci tibetani.

Dalla serie “Skullgirl”
L’aneddoto più interessante o buffo che ti è capitato sul set?
Sono stata operata d’urgenza 24h prima della prima giornata di lavoro su un set nuovo. Firmo le dimissioni dall’ospedale, corro sul set con i punti in una zona molto delicata del corpo. Faccio finta di niente per ore. Cominciamo a girare. Squilla il telefono di un operatore. La regista si innervosisce e prega nervosamente tutti di spegnere i cellulari. Ricominciamo a girare, vibra un altro telefono, la regista urla lo “stop”. Eravamo tutti sbalorditi che fosse accaduto ancora, dopo il primo richiamo.
Nel bel mezzo di un take buono, si sente squillare un altro telefono. Una suoneria con gli uccellini e il vento soave dell’alba mattutina. La regista, sull’orlo di una crisi di nervi, comincia a urlare. Io ero sicura di averlo spento, ero tranquillissima. STACCO. La vergogna negli occhi: era la sveglia del mio telefono, che mi ricordava di prendere l’antibiotico. Esclamo ”scusate, devo prenderlo per forza, mi hanno operata”. Così, non solo ho interrotto una scena ottima, ma ho involontariamente detto a tutti quello che avevo, tanto gelosamente, tenuto per me, fino a quel momento. La storia però ha un lietofine, perché, appena hanno saputo, mi hanno coccolata e perdonata per la figuraccia.
Grazie della bella chiacchierata Angela!







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