Nell’era dell’informazione digitale, l’accesso alla conoscenza sembra aver livellato e azzerato le differenze sociali e culturali, permettendo un accesso di massa al sapere. Non per nulla sui social anche l’ultimo degli ultimi può dire la sua ed essere ascoltato. Quello che conta è l’apparenza e la sembianza delle cose, e la loro essenza sembra perduta, non solo per i poveri, ma perfino per i fortunati più ricchi, in balia delle proprie ossessioni e dei raggiri altrui. Ma è davvero così?

Il regista coreano Bong Joon Ho, al suo settimo film, ama giocare e manipolare generi cinematografici diversi alla ricerca dell’inaspettato, del capovolgimento della prospettiva, cercando storie in apparenza banali che però si deformano e sformano in un crescente parossismo. E anche “Parasite” riesce bene in questo intento. La società coreana sembra rigidamente strutturata, e proprio all’insegna del rispetto della forma, un giovane universitario chiede ad un amico acculturato ma di rango sociale inferiore di fare da tutore alla sua potenziale fidanzata mentre lui starà via per un lungo viaggio.

Basta un trucco in rete per falsificare la laurea di Ki-woo, che ottiene subito il posto di lavoro nella ricca famiglia Park. All’inizio tutto sembra molto facile per il ragazzo, che approfittando della padrona di casa credulona e influenzabile – anche lei presa dall’ansia di fare il meglio per la sua famiglia, dando ascolto a luoghi comuni e “finto sapere” – riesce ad inserire madre, padre e sorella disoccupati, come lavoranti all’interno della casa. Bastano pochi stratagemmi, alcuni dei quali esilaranti, per darci l’illusione di trovarci tra le pieghe di una commedia dove il povero la dà da bere al ricco signore agiato ma poco scaltro.
Il seminterrato buio e malsano davanti al quale urinano i passanti ubriachi, dove la famiglia capitanata dal padre Ki-taek vive, si contrappone alla meravigliosa dimora dei Park, capolavoro architettonico. Capita così che la finzione si sovrapponga alla verità, con egregi risultati e senza scontentare nessuno. O quasi nessuno…

“Parasite” prende allora una deriva inaspettata, come l’acquazzone improvviso e inevitabile che affoga insetti e allaga seminterrati e che nessuno può prevedere e tantomeno arginare.
In modo divertente e al contempo profondamente doloroso, Bong Joon Ho ci parla della società di oggi, ne illustra le illusioni, le prospettive e le derive. Perché tutto si può simulare, la conoscenza, il sapere e le apparenze, tutto è imitabile e dissimulabile, ma l’odore di un povero resterà sempre nauseante ed imbarazzante per il naso di un ricco. E la democrazia e l’uguaglianza delle opportunità, sono solo illusioni che la cultura massificata internettiana monta e fa infine deflagrare, mietendo vittime da entrambe le parti.
Tragicommedia feroce, come l’ha definita lo stesso regista, “Parasite” è una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, che disorienta e sorprende. Primo film sudcoreano ad aggiudicarsi la Palma d’Oro al Festival di Cannes, “Parasite” è stato selezionato per rappresentare la Corea del Sud ai premi Oscar 2020.
DATA USCITA: 7 novembre 2019
GENERE: drammatico
ANNO: 2019
REGIA: Bong Joon-ho
CAST: Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Yeo-jeong Jo, Choi Woo-Sik, Park So-dam, Hyae Jin Chang
PAESE: Corea del Sud
PRODUZIONE: Barunsun E&A
DURATA: 132′
DISTRIBUZIONE: Academy Two






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