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Natale e oltre con Robin Williams

Roberto Lasagna Articoli Dic 23rd, 2019 0 Comment

 

Tra gli oltre sessanta lungometraggi a cui Robin Williams ha preso parte nella sua lunga carriera, il Natale come festa dei sentimenti si configura schiettamente in due film non memorabili della sua filmografia: il primo, “Un amore sotto l’albero”, è diretto dall’attore Chezz Palminteri nel 2004, e si tratta di un titolo in cui addirittura Williams non compare nei titoli di testa ma dove egli è il misterioso personaggio che aiuta l’editrice divorziata Rose, interpretata da Susan Sarandon, ad occuparsi maggiormente di se stessa; il secondo film, “Natale con i tuoi” (2004, regia di Tristram Shapeero) penultima apparizione per il grande schermo di Williams, ha qualche motivo di interesse nel ritratto defilato ma scoppiettante di un padre burbero costretto a trascorrere le festività con il detestato figlio Boyd, il quale ha come desidero di regalare un magico Natale al figlio di sette anni che crede ancora in Babbo Natale. Come succede in queste commedie avventurose dai risvolti beatamente rocamboleschi, nel tragitto per raggiungere il genitore, Boyd dimentica a Chicago il regalo per il figlio, per cui trascorre la vigilia in un forsennato viaggio notturno per recuperare il dono, affiancato proprio dall’anziano e mai domo genitore. Imbattersi in una bufera di neve e tornare prima dell’alba significherà ritrovare i contrasti e dar libero sfogo alla rabbia, che ha risvolti indubbiamente divertenti, in cui Williams è per l’ultima volta un irriverente genitore poco conciliante. Dopo tutto, la filmografia di Williams ci ha fatto conoscere padri e figli in cerca di un rispecchiamento reciproco ma nel segno sovente dell’irriverenza anche quando a qualche critico è parsa presto addomesticata. Individui nella bufera di modelli di famiglia in trasformazione, da Hook (1991) di Steven Spielberg a Mrs Doubtfire (1993) di Chris Columbus passando per Il mondo secondo Garp (1982) di George Roy Hill e la crisi d’identità dell’individuo in preda delle sue pulsioni e abitudini, segnata dalla sfocatura allusiva e irresistibile in Harry a pezzi (1997) di Woody Allen.

Natale con i Tuoi (2004), di Tristram Shapeero

La rabbia di fine carriera, che aleggia tra le corde delle ultime interpretazioni del popolare attore, è così evidente nel contraltare del cinema “leggiadro” (leggi natalizio) rappresentato da un titolo come 90 minuti a New York diretto nel 2014 da Phil Alden Robinson, dove Williams è Henry Altman, perennemente arrabbiato e infelice, a cui la dottoressa Sharon Gill, molto innervosita, diagnostica un aneurisma celebrale comunicandogli senza troppe esitazioni la notizia che gli restano da vivere solo 90 minuti. Il film a quel punto riprende la corsa forsennata di Henry nel tentativo di porre rimedio agli sbagli fatti durante l’esistenza, assistendo una sorta di frenetica perlustrazione di quanto la vita, diversamente da come la intendeva il cinema natalizio di Frank Capra ai tempi del New Deal, non sia stata poi così meravigliosa. L’altro volto del Natale è quindi ribadito dalla scelta autenticamente più intensa che ha coinvolto Williams sul piano interpretativo prima della tragica fine. Ci voleva Dito Montiel, autore e regista di Guida per riconoscere i tuoi santi (2006) per restituire a Robin Williams l’ultimo ruolo esemplare della sua lunga carriera, in un film, Boulevard (2014), che nulla concede a facili patetismi ed è condotto con schietta intelligenza sulla mimica e la gestualità dell’attore, nel ruolo intenso e malinconico di Nolan Mack, sessantenne impiegato da trent’anni nella stessa banca. Un personaggio complesso e tormentato, che Williams rende con volto sofferto, al contempo cupo e dolce, in una manifestazione di costante finezza. Prima ancora dei dialoghi, sono gli sguardi, il controllo del volto, gli impercettibili movimenti del corpo, a offrirci il movimento di una vita che scorre senza clamori e poi incappa nel bisogno di uscire da binari prevedibili. Sposato con Joy, che pure ama, in realtà Nolan ha vissuto nella menzogna per quasi tutta la sua esistenza, negando anche a se stesso la sua omosessualità. Un giorno sbanda contro il giovane prostituto Leo e la sua natura, repressa e sofferta, emerge nell’incontro con questo ragazzo di strada a cui l’uomo non chiede rapporti sessuali come il giovane si aspetterebbe, ma prega di rivederlo e condividere con lui piccoli momenti, con la possibilità di tirarlo via dalla strada. Occorrono un’eleganza e una misura fuori del comune per restituire con sobria asciuttezza la malinconica rappresentazione degli incontri tra l’uomo maturo e il ragazzo, ma Dito Montiel ha individuato in Williams l’interprete misurato e sottile, capace di restituire il dramma che si esprime nel bisogno di verità, di parlare con i gesti e le richieste di confidenza a Leo, il quale rispetta l’uomo ma a cui pare strano dover appartarsi ed essere pagato senza dover consumare un rapporto sessuale. Nolan da sempre si è sentito incapace di confrontarsi con la sua identità più vera, per paura e per le aspettative degli altri. Sul lavoro è diligente e prossimo ad una promozione. La moglie lo ama e dal marito non si aspetta che egli cambi. Le loro esistenze sono prevedibili e monotone, e in realtà i due vivono vite separate, come due compagni di scuola che si ritrovano più per abitudine e per non deludere l’altro, che per una reale intesa. Hanno finito, come tanti, per dare talmente spazio all’immagine che altri hanno di loro, da restare bloccati in una relazione priva di emozioni profonde. Ecco allora che ad un certo punto a Nolan “capita” di trovare Leo, in un incontro che lo obbliga a chiedersi chi davvero egli sia. Non si tratta di una vicenda particolarmente nuova, ma è significativo che giunga alla fine del percorso artistico di Robin Williams, che morirà suicida l’11 agosto del 2014, poco dopo la presentazione del film al Tribeca Film Festival il 20 aprile 2014. Sono stati anni difficili per l’attore, passato dai clamorosi successi degli anni Novanta, a film non sempre all’altezza, a problemi di salute, dipendenze e delusioni. Ma la malinconica sobrietà di Nolan Mack conferma una maturità artistica di Williams che vale la pena ribadire, sin a partire da un film il cui titolo e sviluppo indicano la scelta di un percorso, una strada tra quelle possibili, un ripartire ma anche un ritornare, verso forme di realismo, espressioni veritiere, ambiti in cui le vite si incontrano e confrontano. Il dramma dell’esistenza trascorsa nella finzione ha bisogno di quella strada, che c’è sempre stata ma si è finito per osservarla da lontano, dal vetro dell’ufficio, o percepita nelle esistenze degli altri, come l’amico insegnante che vive una relazione con una donna molto più giovane. La vita di Leo invece – nella dipendenza dalla droga, nelle botte del protettore – è violentemente vera, sebbene anch’essa espressione di una deriva. Ma è autentica soprattutto l’attrazione che Nolan prova per Leo e che sconquassa la sua vita determinando il caos, comportamenti strani agli occhi dei colleghi, come l’irruzione di giovani ragazzi sul lavoro e nella vita ritenuta irreprensibile dell’impiegato. Un volto il suo, a cui i silenzi e la postura di Williams offrono senza alcuna retorica un’empatia sofferta, che fa entrare di diritto il personaggio tra quelli più significativi interpretati dall’attore. In un film di ottantanove minuti, ben impaginato dalla fotografia del sud-coreano Chung Chung-hoon che restituisce a Boulevard toni plumblei essenziali, Dito Montiel non stacca mai dai personaggi e analizza lo spazio fisico attorno allo sguardo di Nolan. Il vuoto non è rassicurante e nel volto di Williams non c’è che un’ombra del sorriso rinfrancante con cui siamo abituati a riconoscerlo sullo schermo. Williams questa volta racconta la diversità con l’angoscia di chi non sa affrontare la propria natura e il film non segue strade risapute, le stesse che ci si sarebbe potuti attendere da un prodotto mainstream. A sessant’anni il coming out è un cambiamento enorme, e la strada non necessariamente prospetta dietro l’angolo una persona disposta ad aiutarti attivamente e ad accogliere i desideri di un tipo come Nolan. In questo senso, Boulevard non è un film consolatorio, ma realistico e al contempo possibilista: Leo non sarà disponibile a continuare a lungo con Nolan e non si farà trasformare da lui, mentre in Nolan il cambiamento è in atto, almeno come disvelamento. In questo portarsi verso altre strade possibili c’è anche la scelta dell’attore Robin Williams di affrontare il ruolo scomodo di un gay represso incapace di affrontare la propria sessualità, che si scopre interessato alla vita quasi per caso, per l’emergere di un incontro fatale. Si potrebbe accogliere Boulevard anche come una variazione realistica e priva di retorica di Risvegli (1990) di Penny Marshall, guardando Nolan come un personaggio non mitizzato, a differenza di come lo era, seppure in una chiave emotiva fatta propria da Williams, la versione del medico Malcolm Sayer che, in un ospedale del Bronx, scoprì gli effetti del nuovo farmaco L-DOPA sui pazienti affetti da catatonia. Con Boulevard ci troviamo insomma in una versione anticonsolatoria, malinconicamente sobria e davvero toccante del disagio e del blocco emotivo. Qui il disturbo è l’effetto dell’interazione tra i condizionamenti sociali e la predisposizione dell’individuo che, nonostante la solidità della sua posizione sociale e, apparentemente, anche di quella affettiva, nasconde un malessere profondo, al cui mantenimento mascherato contribuisce il suo matrimonio: la moglie, che dice di amare Nolan, come lui ha sacrificato la sua vita ad una finzione. Sono trascorsi molti anni da allora e un Williams (già da tempo) non più scanzonato Peter Pan mette il suo talento al servizio di una vicenda che ci induce inevitabilmente a riflettere. Anche, perché no, a Natale.

  • TITOLO  ORIGINALE:A Merry Friggin’ Christmas
    GENERE: commedia
    DATA USCITA: 7 no vembre 2014 (negli Usa)
    REGIA: Tristram Shapeero
    CAST:Wendi McLendon-Covey, Lauren Graham, Robin Williams, Jeffrey Tambor, Joel McHale
    SCENEGGIATURA: Phil Johnston
    PRODUZIONE:Anthony e Joe Russo, TomRice, Mi chaelFlynn
    MUSICHE: Ludwig Görasson
  • PAESE: USA
  • DURATA:88‘
  • ANNO: 2014
  • DISTRIBUZIONE: Univeral Pictures

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Roberto Lasagna

Saggista e critico cinematografico, ha scritto numerosi libri, tra cui "Martin Scorsese" (Gremese, 1998), "America perduta. I film di Michael Cimino" (Falsopiano, 1998), "Lars Von Trier" (Gremese, 2003), "Walt Disney. Una storia del cinema" (Falsopiano, 2011), "Il mondo di Kubrick. Cinema, estetica, filosofia" (Mimesis, 2015), "2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick" (Gremese, 2018), "Anestesia di solitudini. Il Cinema di Yorgos Lanthimos" (Mimesis, 2019), "Nanni Moretti. Il cinema come cura" (Mimesis, 2021), "David Cronenberg. Estetica delle mutazioni" (con R. Salvagnini, M. Benvegnù, B. Pallavidino, Weirdbook, 2022), "Steven Spielberg. Tutto il grande cinema" (Weirdbook, 2022), "Ken Loach. Il cinema come lotta e testimonianza" (Falsopiano, 2024).

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