A metà gennaio hanno preso il via ufficialmente le trasmissioni di un canale Mediaset interamente dedicato al cinema italiano, Cine 34, disponibile sul digitale terrestre e sul satellite. La ricorrenza del centenario dalla nascita di Federico Fellini è stata l’occasione per esordire alla grande con una retrospettiva sul regista romagnolo. L’Oscar alla carriera a Lina Wertmuller, invece, ha fornito il pretesto per rivedere alcuni dei suoi lavori più significativi: Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), Pasqualino settebellezze (1975).

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto
Pur non trascurando pellicole d’autore di un certo rilievo, come La battaglia d’Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), il canale Cine 34 si concentra maggiormente sui generi popolari, spaziando dal ventennio fascista a tempi più recenti: le commedie dei telefoni bianchi in voga negli anni Trenta, il cinema comico di Totò o Alberto Sordi, il peplum mitologico con i vari Maciste e Ercole, le rocambolesche avventure di Franco e Ciccio, la commedia all’italiana, la commedia sexy erotica degli anni Settanta, la serie di Pierino con Alvaro Vitali riproposta in occasione del settantesimo compleanno dell’attore romano, gli spaghetti western, l’horror nostrano da Mario Bava a Alberto De Martino, e molto altro. Ampio spazio, inoltre, è stato dedicato finora al poliziottesco degli anni Settanta, come la trilogia del commissario Betti impersonato da Maurizio Merli, senz’altro uno dei capitoli più riusciti di questo genere, vero e proprio oggetto di culto: Roma violenta (1975, di Marino Girolami), Napoli violenta (1976, di Umberto Lenzi), Italia a mano armata (1976, di Marino Girolami).

Roma Violenta
Il poliziesco italiano degli anni Settanta, che gli osservatori del costume definirono in tono polemico e dispregiativo “poliziottesco”, è un genere sorto sui resti del declinante spaghetti western, di cui ha mantenuto in parte schemi e linguaggio trasferendoli nel clima teso degli anni di piombo. Il film poliziesco esisteva già fin dagli anni Quaranta, ne abbiamo un esempio perfino negli ultimi anni del regime con Grattacieli di Guglielmo Giannini (1942), un soggetto tratto dall’omonima commedia teatrale dello stesso Giannini che strizzava l’occhio all’America, ambientando tra i grattacieli di New York un dramma giallo ispirato agli autori della letteratura poliziesca anglosassone e ai generi hollywoodiani: un modello, quello americano, che risultava imprescindibile anche durante il fascismo. Ma negli anni Settanta, pur mantenendo un legame con i precedenti e più importanti film riconducibili al genere realizzati soprattutto nel decennio precedente – La banda Casaroli di Florestano Vancini (1962), Banditi a Milano di Carlo Lizzani (1968), Il giorno della civetta di Damiano Damiani (1968), I ragazzi del massacro di Fernando Di Leo (1969) – il poliziesco assunse una connotazione più specifica, riproponendo le atmosfere mortifere di un momento storico carico di violenza e tensione, dominato dalla paura del terrorismo e della criminalità e da occulte trame del mondo della politica.

Il Giorno della Civetta
A dispetto delle pessime critiche, che all’epoca lo tacciarono di qualunquismo destrorso, il poliziottesco rappresenta un utile specchio sociale di quegli anni, capace di coglierne la quotidianità, le ansie, le contraddizioni. Con un incasso di un miliardo e settecento milioni di lire, La polizia ringrazia di Stefano Vanzina è generalmente riconosciuto come il film che nel 1972 inaugurò il filone. Dietro la macchina da presa, da quel momento, si alternarono Enzo G. Castellari, Stelvio Massi, Marino Girolami, Fernando Di Leo, Mario Caiano. Ma accanto a pellicole qualitativamente ineccepibili, le richieste di un mercato in evidente ascesa portarono anche al proliferare di titoli a basso costo, a volte raffazzonati e di pessima fattura, realizzati da società di produzione che duravano solo il tempo di un unico film. In certi casi poteva trattarsi di prodotti concepiti essenzialmente per un mercato regionale, che puntavano già nel titolo sul richiamo esercitato dalla città in cui si svolgeva l’intreccio: Roma, Milano, Genova, Napoli. E a proposito di Napoli, il campione d’incassi di quel sottogenere partenopeo noto come cinema guappo, che innestava nel poliziesco i canoni della sceneggiata, è stato senz’altro Mario Merola. Realizzati principalmente per i circuiti del meridione, con budget molto contenuti, i suoi film hanno registrato incassi da record e sono riusciti a superare i confini regionali del Meridione.

Il Mammasantissima
Uno dei suoi film più celebri, nato dalla fruttuosa collaborazione tra Merola, il produttore e sceneggiatore Ciro Ippolito e il regista Alfonso Brescia, è Il mammasantissima (1979), proposto di recente proprio dal canale Cine 34, definito da Roberto Curti “l’esempio più compiuto dell’innesto della sceneggiata sul corpo-genere del poliziesco, quello che trasporta sullo schermo con maggiore nitidezza il personaggio centrale del guappo”. Il debutto cinematografico di Merola era avvenuto nel 1973 con Sgarro alla camorra, un film diretto da Ettore Maria Fizzarotti, regista napoletano la cui fama era legata al genere del musicarello, di moda negli anni Sessanta (In ginocchio da te, Una lacrima sul viso, Non son degno di te, Nessuno mi può giudicare, Stasera mi butto, Chimera). Le trame dei musicarelli erano costruite su alcune delle canzoni di maggior successo del protagonista in quel momento e in ogni film c’era un brano portante, che spesso dava il titolo alla pellicola.

Marinai In Coperta
Proprio di questo spensierato genere musicale, oggi Cine 34 ci ripropone alcuni dei più celebri e divertenti titoli: Riderà (Cuore matto) (1967, di Bruno Corbucci), Peggio per me… meglio per te (1967, di Bruno Corbucci), Marinai in coperta (1967, di Bruno Corbucci), Cuore matto… matto da legare (1967, di Mario Amendola), tutti interpretati da un disinvolto Little Tony, che secondo Daniele Magni è stato “uno dei pochi che se la cavava egregiamente” anche in veste di attore.

Peggio per me…meglio per te
Dunque, un canale tutto dedicato al cinema italiano, agli autori e agli attori che più abbiamo amato e soprattutto a quei filoni commerciali che gran parte della critica ha sempre guardato con sospetto o snobistico rifiuto. In giorni critici come questi, in cui siamo costantemente invitati a uscire il meno possibile per ridurre i rischi di contagio da un virus che sta rivoluzionando le nostre vite, il canale Cine 34 ci offre l’opportunità di riscoprire un pezzo di storia del nostro costume, comodamente seduti sul divano di casa.






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