
Disponibile su RaiPlay Fantasmi a Roma, un film del 1961 diretto da Antonio Pietrangeli. Scritto e sceneggiato da Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Ettore Scola, Ruggero Maccari e Sergio Amidei, con la fotografia di Giuseppe Rotunno, il montaggio di Eraldo Da Roma, le scenografie di Mario Chiari e Vincenzo Del Prato, i costumi di Maria De Matteis, il trucco di Otello Fava e Goffredo Rocchetti e le musiche di Nino Rota, Fantasmi a Roma è interpretato da Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo, Tino Buazzelli, Belinda Lee, Sandra Milo, Claudio Gora, Franca Marzi.
Trama
Alla morte dell’anziano principe di Roviano l’antico palazzo in cui abitava rischia di essere demolito per far posto a una speculazione edilizia. I fantasmi dei suoi antenati, placidi abitatori del palazzo, fanno di tutto per impedirne la demolizione e alla fine riescono a salvarlo grazie a un amico fantasma pittore che intreccia persino una breve love story con una bella trapassata.

Uno dei film di Pietrangeli più leggeri di sempre, Fantasmi a Roma rimane un esemplare quasi unico nell’ambito della commedia all’italiana. Pur in un contesto fiabesco, il regista riesce a sviluppare un discorso critico sull’avidità e l’ignoranza imperanti negli anni del boom, su cui il nostro paese si era appena affacciato. E alla fine gli antichi valori prevalgono sulla moderna aridità spirituale rappresentata dalla speculazione edilizia.
Partito da un’idea di Sergio Amidei, Fantasmi a Roma vede tra gli sceneggiatori un parterre blasonatissimo, in cui, oltre agli stessi Pietrangeli e Amidei, e a Ettore Scola, spicca il nome di Ennio Flaiano. Il risultato è un film garbato, uno spettacolo piacevole, che partecipa della favola e della satira. Una patina dorata si posa sul grottesco, accendendolo di una magia infantile, che trasforma l’ironia in stupore. La critica sociale usa un linguaggio che svela le contraddizioni del presente attraverso lo sguardo semplice e disincantato di un gruppo di antichi spettri. Queste figure invisibili, più lattiginose che eteree, sono rivestite, come statue, di una carnalità simbolica, forgiata intorno a un unico tratto caratteriale (la gola, il libertinaggio, l’ingenuità) che è anche la causa delle rispettive morti.
Fra’ Bartolomeo, Reginaldo, Flora e Poldino sopravvivono in eterno come maschere dei propri fatali errori: questi hanno insegnato loro il valore dell’esistenza, che, nell’al di qua, appare sempre relativo, essendo soggetto ai limiti dell’umana miopia. Dall’alto della saggezza acquisita col distacco dalla terra, è quindi impossibile veder vivere i mortali senza intervenire, soprattutto quando la loro superficialità rischia di sottrarre spazio alla quieta dimensione della trascendenza, in cui risiedono i tesori spirituali del passato. Questo è il senso metaforico dello “sfratto dei fantasmi”: l’avveniristico grattacielo adibito a centro commerciale, che dovrebbe sorgere sulle macerie della loro secolare dimora, rappresenta una smania di crescita interamente e cinicamente riversata sul piano materiale, indifferente alla ricchezza affettiva e intellettuale che ci hanno lasciato in eredità i nostri avi.
Il grandissimo cast di attori (Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo, Tino Buazzelli, Sandra Milo, Claudio Gora) fornisce, ovviamente, un valore aggiunto all’insieme. Godibile e vagamente felliniano anche grazie alle musiche di Nino Rota.







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