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Una giornata particolare di Ettore Scola in versione restaurata e in alta definizione

Luca Biscontini Articoli Mar 20th, 2021 0 Comment

«Se tu me dici, scine, voglio bene a Musoline, mbè, io che so’ lo sposo non so’ geloso»: questa è una delle tanti frasi presenti nell’albo in cui Antonietta (Sophia Loren) conserva i ritagli di giornale sul duce. Oltre a essere grottesca, dimostra in maniera efficacissima quanta delirante idolatria serpeggiasse durante la sciagurata epoca del fascismo nei confronti dell’uomo forte, della provvidenza, cui si concedeva finanche una sorta di ius primae noctis: una vera e propria regressione psichica, un asservimento senza limiti che segnalava tristemente la perdita di qualunque barlume di coscienza critica.

Una giornata particolare (1977), senz’altro uno dei migliori film di Ettore Scola (il più premiato), insieme a C’eravamo tanto amati (1974) e Brutti, sporchi e cattivi (1976), è continuamente puntellato da affermazioni di questo tenore, le quali non possono che indispettire lo spettatore, che davanti a tanta ottusità prima s’indigna poi quasi si rassegna. Una notte della ragione durata vent’anni da cui ci si è, anche se a caro prezzo, fortunatamente svegliati.

«Al sesto piano ci abita una mezza cartuccia, un antifascita, un cattivo soggetto. Gli hanno detto: “Sputi nel piatto dove magni? Mbè, noi te lo levamo!”»: questo, invece, è il controcanto di uno dei personaggi minori del film, ma eccellentemente caratterizzato, ovvero la portinaia dello stabile (Françoise Berd) in cui vivono entrambi i protagonisti, Antonietta e Gabriele: due anime diversissime, apparentemente agli antipodi, e che comunque, per la fugace durata di una giornata, riescono a incontrarsi e accogliersi, condividendo dolori, incomprensioni, frustrazioni, umiliazioni. Un uomo colto, annunciatore alla radio, omosessuale e una casalinga appena alfabetizzata, dedita alla nutrita famiglia e asservita a un marito despota che la tradisce.

Scola, dopo le immagini di repertorio che documentano la visita di Hitler a Roma, avvenuta il 6 Maggio del 1938, ci introduce con un portentoso piano sequenza aereo nell’abitazione di Antonietta. Il virtuosismo tecnico, ovviamente, non è gratuito, laddove l’inquadratura panoramica dell’edificio (costruzione fascista situata nella zona tra piazza Bologna e via Nomentana) restituisce in un colpo d’occhio la logica della razionalizzazione massiva che lo sottende: un’edilizia, fatta di palazzoni con un numero impressionante di scale, che tendeva a raggruppare il maggior numero di persone nello spazio più ristretto possibile, per dissipare le soggettività, le alterità e le individualità in un indistinto e terrificante corpo unico, il cui solo scopo era quello di identificarsi totalmente con i falsi ideali di una dittatura imposta a suon di slogan, frasi ad effetto e violenze verbali di vario genere.

Magnificamente, il piano sequenza (bravissimo, in tal senso, il direttore della fotografia Pasqualino De Santis), partito dall’esterno, prosegue senza interruzioni dentro l’appartamento della protagonista, di cui apprendiamo immediatamente lo stile di vita, lo stato d’animo e la stanchezza mentale. Sei figli la trattano come una governante-chioccia e un marito la reputa poco più di una domestica (perturbante il momento in cui Emanuele si asciuga le mani sulla veste della moglie). Tutta la famiglia, assonnata e inebetita dalla persuasione della propaganda, si dirige trionfante, assieme agli altri abitanti dello stabile, ad assistere allo “storico” incontro tra i due leader. Una sorta di alveare che improvvisamente si svuota.

Solo Antonietta resta a casa e, prima di riprendere a occuparsi delle impegnative faccende domestiche, si concede una piccola pausa per pensare, anche se solo svogliatamente, alla sua penosa condizione. Poi, un piccolo incidente fa sì che i due protagonisti s’incontrino, dando corpo alla forza drammatica del film, in un crescendo che cattura sempre più lo spettatore, invitandolo a riflettere sulle varie questioni che inevitabilmente emergono.

Davvero egregio, in tal senso, il lavoro di scrittura di Scola e Ruggero Maccari, coadiuvati da Maurizio Costanzo: evitando di scivolare in una facile retorica o un fin troppo prevedibile teorema accusatorio, la sceneggiatura è particolarmente efficace nel delineare le psicologie, non solo di Gabriele e Antonietta, ma anche e soprattutto dei personaggi minori, tratteggiando in maniera esemplare lo sfondo in cui i due protagonisti si muovono. La mancanza generale di istruzione, il pressapochismo, l’orgoglio sciocco e cialtrone, il desiderio di rivalsa e l’incapacità di interpretare correttamente la realtà produssero un clima “culturale” mostruoso, inaugurando una penosa degenerazione antropologica. Come si dice chiaramente nel film, non era più considerata adeguatamente l’etica individuale, poiché ciò che contava erano solo l’appartenenza e la fedeltà al partito.

Marcello Mastroianni offre una delle sue più memorabili prestazioni, dosando con grande equilibrio i registri emotivi del personaggio, dalla tristezza che lo attanaglia agli improvvisi slanci ridanciani, fino all’incontenibile esplosione di rabbia. Sophia Loren fornisce una sponda sempre all’altezza, in un ruolo dimesso eppure non meno vivido emotivamente.

Infine, alcune parole per elogiare l’eccellente lavoro di restauro della pellicola: Technicolor mise a punto un sistema di stampa – ENR – che permetteva di desaturare i colori per ottenere il particolarissimo tono fotografico voluto da Ettore Scola e Pasqualino De Santis. Nel 2003 questo metodo era ormai desueto e per il restauro analogico-fotochimico, curato da Giuseppe Rotunno, fu adottato un ingegnoso procedimento con cui, utilizzando diversi dosaggi di bianco e di nero, si cercò di raggiungere un risultato equivalente. Undici anni dopo, si è ripartiti dai negativi originali, acquisiti digitalmente mediante scanner a risoluzione 4K. Si è attuato un attento “grading” del colore, per test successivi, avendo quali modelli di riferimento una copia stampata negli anni Novanta dalla Cineteca Nazionale, realizzata con il sistema ENR, e una più recente, frutto del restauro del 2003. Le lavorazioni a cura del CSC-Cineteca Nazionale sono state effettuate presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata con la supervisione di Luciano Tovoli e di Ettore Scola. Ora grazie a CG Entertainment è possibile godere del film in una definitiva edizione in alta definizione. Da non perdere per alcun motivo.

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