
Disponibile su RaiPlay Siberia, un film del 2020 diretto da Abel Ferrara. Sceneggiato da Abel Ferrara e Christ Zois, con la direzione della fotografia di Stefano Falivene, le scenografie di Renate Schmaderer, i costumi di Brenda Gomez e le musiche di Joe Delia, Siberia è interpretato da Con Willem Dafoe, Dounia Sichov, Simon McBurney, Cristina Chiriac, Valentina Rozumenko, Daniel Gimenez Cacho, Phil Neilson, Fabio Pagano. Il film è stato presentato in anteprima al Festival internazionale del cinema di Berlino il 24 Febbraio 2020. Nell’edizione italiana l’attore statunitense Willem Dafoe ha doppiato se stesso, dal momento che possiede la cittadinanza italiana e parla un discreto italiano.
Trama
Clint è un uomo distrutto che vive in solitudine in una tundra gelata. In questo isolamento non riesce però a trovare né l’evasione né la pace. Una sera inizierà un viaggio in cui dovrà confrontarsi con i propri sogni, i ricordi e le visioni, cercando così di attraversare il buio per raggiungere la luce.

“Dopo Pasolini questa storia ha iniziato a prendere forma nella mia mente: immagini assurde, a dir poco strane, lontane dalla città, lontane dalla modernità. Le ho lasciate scorrere dentro di me. Un posto, una sorta di universo alla Jack London, mute di cani, una serie di incontri e di soste nel corso di un viaggio, segnati da luoghi e tempi selvaggiamente diversi. Non ho tentato di scrivere una sceneggiatura perfetta, ma al contrario di raccogliere queste immagini attingendo alla memoria, cercando di creare delle opportunità, di provocare il nostro modo di pensare, di comporre un’esperienza da registrare, sperando che sia abbastanza trasparente e piena di vita da risuonare negli spettatori. Cose che a volte sono difficili da spiegare, ma che è sempre interessante tradurre in un’esperienza puramente cinematografica. Questo non è un addio a quello che ho fatto e abbiamo fatto sino ad ora – è una continuazione. A partire dal mio primo film mi sono immerso sempre più nell’oscurità. Nutro un grande desiderio per quello che il cinema può essere”.
(Abel Ferrara)
“Idealmente Siberia inizia laddove Tommaso – il lavoro precedente del regista presentato all’ultimo Festival di Cannes – si chiudeva: con un Willem Dafoe crocifisso che lanciava un disperato grido d’aiuto. Abbandonate le inquietudini del quotidiano, l’ambientazione urbana e l’oppressione di famiglia non cercata, Ferrara isola il suo alter ego in un rifugio di montagna, intento a fuggire dalle proprie ossessioni. Nonostante l’allontanamento da ogni fonte possibile di frustrazione, il protagonista di Siberia sembra non potersi smarcare in alcun modo dagli incubi che lo perseguitano. Nel viaggio che compie attraversando luoghi ai confini dell’umanità, continua a imbattersi in fantasmi, visioni e orrori apparentemente sepolti. Dagli abissi della terra emergono gli orrori compiuti dall’umanità, anche in luoghi apparentemente incontaminati: Ferrara ambienta il proprio film in una sequenza di scenari in cui la natura stessa è mostrata come strabordante di corpi in putrefazione e inquietudini mostruose.
Dafoe esplora i propri incubi lasciandosi trascinare dalla paura, esattamente come Ferrara sembra essere mosso più dalle ossessioni personali che da un disegno scritto a tavolino. Nel suo presentarsi come un cinema più di pancia che di testa, fuori da ogni schema narrativo classico, Siberia offre allo spettatore una visione più libera rispetto a quanto succedeva in Tommaso, dove i riferimenti alla quotidianità del regista limitavano il discorso a una confessione personale. Qui ritroviamo la stessa spinta viscerale nel voler espiare i peccati attraverso la messa in scena, ma un’apertura che sfocia nella creazione di un luogo cinematografico più ibrido e interpretabile. Ferrara offre allo spettatore un’esperienza cinematografica vicina a quella videoludica, in cui ogni ambiente, paesaggio o situazione modellarsi in maniera estemporanea e fluida in base alle scelte dello sguardo del protagonista. Un mondo in divenire che non dà mai l’impressione di essere fissato da un montaggio definitivo e che per i suoi continui cambi repentini e passaggi spiazzanti sembra rinnovarsi continuamente. Proprio per questo quella di Siberia diventa una visione sfuggente e indecifrabile e al tempo stesso coinvolgente e affascinante. Lo stesso Ferrara sembra muoversi in un limbo simile al purgatorio, tra il cinema narrativo e sperimentale, tra l’universalità di una visione del mondo disperata e il monologo interiore, alla costante ricerca di una pace apparentemente irraggiungibile”.
(Francesco Ruzzier, Cineforum, 7 Agosto 2020)







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